venerdì 12 dicembre 2008
Il Piano di rilancio del Chiello dell'Italia dei Valori
Su iniziativa dell’IDV domani 13 dicembre 2008 alle ore 10.30 presso la sala conferenze dell’ospedale Chiello situata nel corpo “F” sarà presentato in anteprima un piano per il rilancio e il potenziamento dell’ospedale. La commissione sanità composta dalla dottoressa Tania Befumo e dai dottori Ettore Brighina, Domenico Cicala e Francesco Naro illustreranno il piano predisposto ponendolo al confronto con gli operatori sanitari. Il piano è tutto proiettato al rilancio e al potenziamento strutturale rivendicando anzitutto l’operatività del reparto di terapia intensiva rianimatoria con i posti letto assegnati e mai attuati dal piano sanitario regionale del 2003. Grazie anche all’opera del Comitato pro-TAC, che si sta adoperando per raccogliere i fondi necessari, introdurre pure la Risonanza Magnetica Nucleare per migliorare la diagnostica ed evitare il ricorso alle strutture private a pagamento. Il piano in premessa individua e analizza le fonti dello spreco che andrebbero eliminate e il tipo di organizzazione privata che se assunto a modello da introdurre provoca disastri finanziari e non solo. Dove il privato dilaga come in Sicilia, Campania e Calabria si sono prodotti fenomeni di malasanità, corruzione e infiltrazioni criminali, costringendo alla fuga gli ammalati verso le regioni del nord dove la sanità privata è quasi insistente. La formula più privato e meno pubblico è fallimentare e le cronache giornaliere lo dimostrano, per questo la Sicilia deve ridimensionare il privato e non il pubblico. La maggioranza di centrodestra pare abbia trovato l’accordo per ridimensionare i tagli dei posti letto del 50%, riportandoli al numero previsto dal piano “Lagalla”, dal nome precedente assessore regionale alla sanità. Un notevole passo avanti che però non ferma il dinamismo del Direttore Generale dell’AUSL 4 di Enna che preannuncia la chiusura di reparti e il loro accorpamento negli organici dell’ospedale di Enna, fissando per questo la data del 31 dicembre 2008. L’Assessore regionale alla sanità Massimo Russo ha annunciato che per rendersi conto della situazione ha già iniziato ad ispezionare personalmente tutti gli ospedali assicurando che nessuna struttura chiuderà al massimo sarà convertita secondo esigenze di maggiore funzionalità e sicurezza. Quando arriverà al Chiello dimostreremmo che è un ospedale funzionale, efficiente e sicuro posto in un bacino potenziale di utenza di metà provincia e che se arretra l’offerta verso Enna l’utenza si riverserà a CATANIA, CALTANISSETTA, CALTAGIORONE e GELA. All’assessore chiederemo il perché della mancata apertura del reparto di terapia intensiva, predisposto da tempo e con 4 posti letto in organico e lasciato marcire nei magazzini. Una misura di sicurezza trascurata colpevolmente per portarlo alla chiusura. Poiché l’assessore Russo prende atto che i veri destinatari del piano sono i pazienti gli sarà consegnata una copia della petizione di 10.000 cittadini che si oppongono alla chiusura, trasformazione o depotenziamento del Chiello. Il mancato rispetto della volontà popolare attiverà tutte le iniziative di protesta da tempo rese note ad iniziare da un falò nel piazzale dell’ospedale alimentato dalle schede elettorali.
Riflessione di Pino Venezia, capogruppo del Pd
In questi giorni sta diluviando vuoi vedere che e colpa di Carmelo Nigrelli ? I dipendenti della casa di riposo non percepiscono lo stipendio da parecchi mesi, i lavoratori dei cantieri di servizio aspettano il finanziamento regionale per poter percepire le loro spettanze, e a differenza di quanto ha sostenuto qualcuno in conferenza dei capigruppo, ad oggi non c’è nessuna nota di accreditamento da parte della regione e i lavoratori dei cantieri di servizio saranno pagati dal comune con un anticipo di cassa grazie ad una delibera di giunta i precari aspettano le stabilizzazioni poi ce chi sale sui tetti, Carmelo Nigrelli è sindaco da appena cinque mesi lavora dodici ore al giorno e a volte anche quindici, in cinque mesi di governo si è recato più volte lui a Palermo che altri sindaci nell’intera legislatura e non c’è di che non sia impegnato in una riunione sovra comunale nell’interesse della città di Piazza Armerina, la sua dinamicità, la sua passione e la sua energia a dir poco sono stupefacenti, purtroppo certa informazione strumentalizza in modo contorto tutti questi problemi che hanno origini lontane in cui Nigrelli non c’entra nulla , ma in ogni caso essendo il sindaco si è fatto carico di risolverli al più presto , ora personalmente sono restio ad apparizioni vacue sulla stampa o sui blog di chi che sia ma il vedere sistematicamente menare il can per l’aia da chi poi alla fine probabilmente ha contribuito magari in modo inconsapevole a questo stato di cose è fastidioso, e non rende un buon servizio alla collettività, altra cosa divertente è che tutti vedono e sollevano problemi soltanto adesso, signori , i problemi c’èrano pure prima e non li avete sollevati perché? forse perché eravate dalla parte politica che governava, ribadisco Carmelo Nigrelli è in carica da appena cinque mesi e non ha certo la bacchetta magica. in ogni caso sono saltati tutti i tappi , perché i governi, nazionale e regionale stanno tagliando a dritta e a manca, ma sempre su quelle risorse che riguardano i diritti dei cittadini ,scuola, sanità, trasferimenti ai comuni welfar in generale, i privilegi e i privilegiati non vengono mai toccati, anzi il presidente di confindustria suggerisce di rimettere mano alla riforma delle pensioni per recuperare risorse da utilizzare a favore dei privilegiati, anche se apparentemente sembrano a favore dei lavoratori. Ora chi governa una città ha il dovere di salvaguardare gli interessi della collettività tutta in primis, e poi risolvere anche i problemi che attraversano varie categorie sociali tenendo conto che i soldi sono della collettività, di tutte quelle persone e che pagano onestamente le tasse e che hanno diritto alla restituzione di parte di esse in termini di servizi efficienti, (viabilità,traffico, servizi alla persona
progetti di sviluppo ecc.)e non vanno tradite. occuparsi di politica vuol dire riuscire a fare queste cose e Carmelo Nigrelli c’è la farà ma bisogna lasciarlo lavorare fare opposizione a mio avviso è sicuramente altra cosa.
In questi giorni sta diluviando vuoi vedere che e colpa di Carmelo Nigrelli ? I dipendenti della casa di riposo non percepiscono lo stipendio da parecchi mesi, i lavoratori dei cantieri di servizio aspettano il finanziamento regionale per poter percepire le loro spettanze, e a differenza di quanto ha sostenuto qualcuno in conferenza dei capigruppo, ad oggi non c’è nessuna nota di accreditamento da parte della regione e i lavoratori dei cantieri di servizio saranno pagati dal comune con un anticipo di cassa grazie ad una delibera di giunta i precari aspettano le stabilizzazioni poi ce chi sale sui tetti, Carmelo Nigrelli è sindaco da appena cinque mesi lavora dodici ore al giorno e a volte anche quindici, in cinque mesi di governo si è recato più volte lui a Palermo che altri sindaci nell’intera legislatura e non c’è di che non sia impegnato in una riunione sovra comunale nell’interesse della città di Piazza Armerina, la sua dinamicità, la sua passione e la sua energia a dir poco sono stupefacenti, purtroppo certa informazione strumentalizza in modo contorto tutti questi problemi che hanno origini lontane in cui Nigrelli non c’entra nulla , ma in ogni caso essendo il sindaco si è fatto carico di risolverli al più presto , ora personalmente sono restio ad apparizioni vacue sulla stampa o sui blog di chi che sia ma il vedere sistematicamente menare il can per l’aia da chi poi alla fine probabilmente ha contribuito magari in modo inconsapevole a questo stato di cose è fastidioso, e non rende un buon servizio alla collettività, altra cosa divertente è che tutti vedono e sollevano problemi soltanto adesso, signori , i problemi c’èrano pure prima e non li avete sollevati perché? forse perché eravate dalla parte politica che governava, ribadisco Carmelo Nigrelli è in carica da appena cinque mesi e non ha certo la bacchetta magica. in ogni caso sono saltati tutti i tappi , perché i governi, nazionale e regionale stanno tagliando a dritta e a manca, ma sempre su quelle risorse che riguardano i diritti dei cittadini ,scuola, sanità, trasferimenti ai comuni welfar in generale, i privilegi e i privilegiati non vengono mai toccati, anzi il presidente di confindustria suggerisce di rimettere mano alla riforma delle pensioni per recuperare risorse da utilizzare a favore dei privilegiati, anche se apparentemente sembrano a favore dei lavoratori. Ora chi governa una città ha il dovere di salvaguardare gli interessi della collettività tutta in primis, e poi risolvere anche i problemi che attraversano varie categorie sociali tenendo conto che i soldi sono della collettività, di tutte quelle persone e che pagano onestamente le tasse e che hanno diritto alla restituzione di parte di esse in termini di servizi efficienti, (viabilità,traffico, servizi alla persona
progetti di sviluppo ecc.)e non vanno tradite. occuparsi di politica vuol dire riuscire a fare queste cose e Carmelo Nigrelli c’è la farà ma bisogna lasciarlo lavorare fare opposizione a mio avviso è sicuramente altra cosa.
lunedì 8 dicembre 2008
Regolamento antenne telefonia. Si cambia. Le società telefoniche avranno maggiore mano libera. Incarico ad un legale per un nuovo testo comunale.
Città destinata a dover ospitare sempre più antenne della telefonia mobile. Per evitare nuovi contenziosi davanti ai giudici amministrativi con le società telefoniche, infatti, la giunta ha con propria delibera dato incarico all’avvocato Paolo Li Rosi di modificare il regolamento comunale per l’insediamento urbanistico e territoriale degli impianti di telefonia mobile. Un testo da aggiornare alla luce del complesso quadro normativo, scientifico e giurisprudenziale favorevole alle installazioni dei gestori della rete mobile. E questo non può che significare il ritorno delle piccole stazioni radio base sui tetti degli immobili armerini. L’attuale regolamento, infatti, è stato più volte bocciato dal tribunale amministrativo regionale etneo “per il suo carattere sostanzialmente preclusivo all’installazione delle antenne telefoniche in larga parte del territorio comunale”. E intanto continuano a piovere nuove istanze da parte delle compagnie con le quali viene richiesta l’autorizzazione all’installazione di nuove antenne nella zona centrale della città. “E con l’attuale regolamento si darebbe causa a ulteriore contenzioso, con esito favorevole alle compagnie”, si legge nelle premesse della proposta di deliberazione inviata dall’ufficio tecnico alla Sala delle Luci del palazzo comunale. L’avvocato Li Rosi ha già difeso il Comune nel contenzioso pendente fino a qualche anno fa con la società H3G, il gestore Tre con il quale lo stesso legale riuscì a definire per conto dell’ente una transazione diventata per un certo periodo una sorta di accordo-pilota sperimentabile nei rapporti con le società telefoniche. Il nuovo schema di regolamento, una volta definito, dovrà essere trasmesso poi al consiglio comunale per la successiva approvazione. Le opportunità per i gestori della telefonia mobile, quindi, saranno più ampie e favorevoli. La legislazione in materia si è evoluta in senso sempre più favorevole alle installazioni delle apparecchiature al servizio degli impianti Umts. Sentenze della Consulta e il Codice delle Comunicazioni elettroniche vanno in questa direzione. Il Tar di Catania, proprio nel giudizio con Vodafone, aveva pronunciato “l’illegittimità del testo comunale”. Ma aprendo le maglie normative locali il rischio di un incremento esponenziale delle polemiche e delle iniziative di carattere popolare è concreto. Si preannunciano possibili battaglie da parte delle associazioni ambientaliste. Due diverse petizioni popolari sono state presentate da gruppi di cittadini, negli ultimi anni, con riferimento ad altrettanti impianti collocati in due diversi punti della città, sopra il tetto di palazzi condominiali. Sottoscrizioni rimaste, però, senza conseguenze concrete. Le antenne sono sempre rimaste al loro posto, anche vicino a scuole elementari. La guerra delle antenne non ha trovato pace negli ultimi anni. Il Comune è entrato in conflitto con le società telefoniche Siemens Wind, Vodafone Omnitel e H3G. Tutte hanno dichiarano battaglia giudiziaria al Comune davanti al Tar. Ottenendo quasi sempre ragione. Vodafone ha vinto il primo round giudiziario per l’installazione di una Srb, una Stazione Radio Base, in via Pascoli. I giudici, infatti, hanno accolto la richiesta del gestore di telefonia di sospendere il provvedimento dell’ufficio tecnico del giugno 2006, con cui veniva negata l’autorizzazione a realizzare l’impianto. Siemens, il gruppo milanese succeduto a Wind-Italtel, nell’aprile 2006 inoltrò la richiesta per una Srb a Piano Cannata. E di fronte al diniego si è rivolta ai giudici etnei. Il gestore Tre, invece, dopo una precedente fase giudiziaria, chiuse un accordo con l’amministrazione. Dal Giornale di Sicilia - Edizione dell'8 dicembre http://robertpalermo.blogspot.com/
Il patto del giugno 2006 tra Comunee e H3G, una vera e propria transazione che metteva fine alle pendenze giudiziarie tra il comune piazzese e la società, rimane non del tutto attuato. Prevedeva l’impegno dell’operatore “Tre” a rinunciare all’impianto di via Remigio Roccella, sistemato sul tetto di un condomino in pieno centro abitato, attualmente pienamente attivo, e a quello di piazza Alcide De Gasperi. Le due stazioni radio dovevano essere smantellate entro 60 giorni dalla realizzazione ed attivazione di altre due antenne radio, la cui collocazione veniva individuata nello stesso accordo. Una in contrada Cicciona, a poca distanza dall’attuale ripetitore di Rai Way, l’altra proprio a Piano Marino. Entrambi i siti sono stati autorizzati dagli uffici comunali. Ma l’attivazione dell’impianto a Piano Marino finora non è stata possibile perché per ben tre volte gli impianti in fase di realizzazione da parte dell’H3G sono stati danneggiati da ignoti. L’antenna di via Roccella, quindi, rimane attiva per garantire la copertura del segnale nella zona nord, e questo fino a quando la stazione radio base di Piano Marino, fuori città, non entrerà in funzione. Solo in quel momento l’impianto in città verrà smantellato. Per la stazione di Piano Marino verrà stipulato un vero e proprio contratto di locazione. Per il primo anno di locazione, però, le casse comunali dovranno rinunciare al canone “a titolo di rimborso di parte dei costi che H3G ha sostenuto e sosterrà per lo smantellamento dei due impianti cittadini”. Il canone verrà pagato a cominciare dal secondo anno di contratto. L’antenna di via Roccella era stata oggetto anche di una petizione popolare e di una dura presa di posizione da parte degli ambientalisti. Tanto che l’allora sindaco Ivan Velardita, siamo nell’agosto del 2003, sospese con propria ordinanza le autorizzazioni e ingiunse la rimozione dell’impianto. Da allora lo scontro a colpi di carta bollata è proseguito fino al 2006. La transazione raggiunta sui due ricorsi al Tar aveva evitato un lungo e rischioso contenzioso. L’H3G aveva chiesto 1 milione e 600 mila euro di danni. Adesso petizioni, polemiche e preoccupazioni sono destinate a tornare.
Prg. Che fine farà il voto unanime del consiglio comunale dello scorso marzo?
Le stazioni radio base della telefonia mobile potranno essere installate solo nelle zone agricole, non all’interno del centro abitato. A stabilirlo con voto unanime era stato lo scorso marzo il consiglio comunale, inserendo nel nuovo Piano regolatore generale la norma già stabilita con una delibera del consiglio comunale nell’aprile del 2004. I consiglieri comunali avevano in pratica integrato il regolamento edilizio comunale del Prg con quello sulla telefonia mobile già esistente, prevedendo di fatto che gli impianti potranno essere realizzati solo in tutte le zone definite "E" dallo strumento urbanistico, cioè nelle aree agricole, a prescindere dal fatto che un terreno agricolo si trovi a qualche metro o a qualche chilometro dal centro abitato. La decisione è stata presa in aula in sede di esame delle osservazioni al nuovo Prg. I consiglieri hanno accolto l’osservazione numero 123, a firma dell’ingegner Mario Duminuco, responsabile del IV settore Collettività e territorio. “L’integrazione serve a regolarizzare tutta la vicenda, impedendo le installazioni nelle zone A, B e C del Prg”, ha spiegato Duminuco, intervenendo in aula durante il dibattito. Lo stesso progettista del Piano, Giuseppe Dato, nelle sue controdeduzioni alle osservazioni, si era espresso per l’accoglimento della richiesta. “L’osservazione è meritevole di accoglimento per la tutela della salute pubblica”, aveva scritto Dato, suggerendo di introdurre un nuovo articolo, il 64bis, al Rec, il regolamento edilizio comunale, in materia di minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.
Il patto del giugno 2006 tra Comunee e H3G, una vera e propria transazione che metteva fine alle pendenze giudiziarie tra il comune piazzese e la società, rimane non del tutto attuato. Prevedeva l’impegno dell’operatore “Tre” a rinunciare all’impianto di via Remigio Roccella, sistemato sul tetto di un condomino in pieno centro abitato, attualmente pienamente attivo, e a quello di piazza Alcide De Gasperi. Le due stazioni radio dovevano essere smantellate entro 60 giorni dalla realizzazione ed attivazione di altre due antenne radio, la cui collocazione veniva individuata nello stesso accordo. Una in contrada Cicciona, a poca distanza dall’attuale ripetitore di Rai Way, l’altra proprio a Piano Marino. Entrambi i siti sono stati autorizzati dagli uffici comunali. Ma l’attivazione dell’impianto a Piano Marino finora non è stata possibile perché per ben tre volte gli impianti in fase di realizzazione da parte dell’H3G sono stati danneggiati da ignoti. L’antenna di via Roccella, quindi, rimane attiva per garantire la copertura del segnale nella zona nord, e questo fino a quando la stazione radio base di Piano Marino, fuori città, non entrerà in funzione. Solo in quel momento l’impianto in città verrà smantellato. Per la stazione di Piano Marino verrà stipulato un vero e proprio contratto di locazione. Per il primo anno di locazione, però, le casse comunali dovranno rinunciare al canone “a titolo di rimborso di parte dei costi che H3G ha sostenuto e sosterrà per lo smantellamento dei due impianti cittadini”. Il canone verrà pagato a cominciare dal secondo anno di contratto. L’antenna di via Roccella era stata oggetto anche di una petizione popolare e di una dura presa di posizione da parte degli ambientalisti. Tanto che l’allora sindaco Ivan Velardita, siamo nell’agosto del 2003, sospese con propria ordinanza le autorizzazioni e ingiunse la rimozione dell’impianto. Da allora lo scontro a colpi di carta bollata è proseguito fino al 2006. La transazione raggiunta sui due ricorsi al Tar aveva evitato un lungo e rischioso contenzioso. L’H3G aveva chiesto 1 milione e 600 mila euro di danni. Adesso petizioni, polemiche e preoccupazioni sono destinate a tornare.
Prg. Che fine farà il voto unanime del consiglio comunale dello scorso marzo?
Le stazioni radio base della telefonia mobile potranno essere installate solo nelle zone agricole, non all’interno del centro abitato. A stabilirlo con voto unanime era stato lo scorso marzo il consiglio comunale, inserendo nel nuovo Piano regolatore generale la norma già stabilita con una delibera del consiglio comunale nell’aprile del 2004. I consiglieri comunali avevano in pratica integrato il regolamento edilizio comunale del Prg con quello sulla telefonia mobile già esistente, prevedendo di fatto che gli impianti potranno essere realizzati solo in tutte le zone definite "E" dallo strumento urbanistico, cioè nelle aree agricole, a prescindere dal fatto che un terreno agricolo si trovi a qualche metro o a qualche chilometro dal centro abitato. La decisione è stata presa in aula in sede di esame delle osservazioni al nuovo Prg. I consiglieri hanno accolto l’osservazione numero 123, a firma dell’ingegner Mario Duminuco, responsabile del IV settore Collettività e territorio. “L’integrazione serve a regolarizzare tutta la vicenda, impedendo le installazioni nelle zone A, B e C del Prg”, ha spiegato Duminuco, intervenendo in aula durante il dibattito. Lo stesso progettista del Piano, Giuseppe Dato, nelle sue controdeduzioni alle osservazioni, si era espresso per l’accoglimento della richiesta. “L’osservazione è meritevole di accoglimento per la tutela della salute pubblica”, aveva scritto Dato, suggerendo di introdurre un nuovo articolo, il 64bis, al Rec, il regolamento edilizio comunale, in materia di minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.
giovedì 4 dicembre 2008
"Inammissibile il ricorso elettorale di Mattia". I giudici del Tar di Catania cestinano le contestazioni dell'esponente dell'Mpa
Il Tar di Catania dichiara inammissibile il ricorso elettorale presentato dal candidato sindaco Giuseppe Mattia, l’esponente dell’Mpa uscito sconfitto alle ultime elezioni comunali per una settantina di voti di differenza con l’attuale sindaco Carmelo Nigrelli.
La reazione di Mattia.
“Prendo atto della decisione dei giudici amministrativi etnei, valuterò con i legali l’opportunità di un appello quando avremo tutte le carte e le motivazioni della decisione, ma in ogni caso la decisione mi lascia sereno”, spiega Mattia, raggiunto telefonicamente non appena è trapelata la notizia, ieri pomeriggio. Sembra che i giudici etnei abbiano giudicato insufficienti gli elementi depositati per dar corso al merito. Dichiarato ammissibile, invece, il ricorso elettorale presentato dall’ex consigliere Renato Incardona, candidato per un posto in aula con il partito Democratico, alle ultime comunali, e rimasto fuori per un presunto errore materiale. Nel suo caso l’udienza per la trattazione del merito è attesa a giorni.
Dal blog di Agostino Sella è possibile leggere la reazione del primo cittadino alla decisione dei giudici etnei: http://agostinosella.blogspot.com/2008/12/nigrelli-questa-la-pi-grande-scommessa.html
La vicenda
Il risultato elettorale secondo il ricorso Mattia
Secondo quando scritto nel ricorso al Tar di Catania presentato da Mattia per annullare il risultato elettorale dello scorso giugno, a Nigrelli sono andati 5.326 voti validi mentre ne sarebbero dovuti andare 5.312. A Mattia, invece, come si legge nel ricorso firmato dall'avvocato Salvatore Virzì, sono stati attribuiti 5.253 voti, anzichè 5.396.
I "segni di riconoscimento"
Al centro del ricorso ci sono 143 voti per Mattia, annullati dai presidenti di sezione perché le relative schede avrebbero riportato dei “segni di riconoscimento”, segni grafici, cioè, in grado di far capire al candidato chi lo ha votato, in violazione delle norme sulla segretezza del voto. I legali di Mattia parlano di “interpretazione erronea” delle norme di riferimento e chiedono ai giudici di rendere validi i voti. Per legge sono nulli i voti contenuti in schede che “presentano scritture o segni tali da far ritenere, in modo inoppugnabile, che l’elettore abbia voluto far riconoscere il proprio voto”. Il ricorso al Tar è fondato interamente su questa interpretazione della norma. E adesso vediamo in cosa consistevano questi presunti segni di riconoscimento e quale l'interpretazione data dall'avvocato Virzì e dallo stesso Mattia...Entrando nel merito......Recita il ricorso Mattia: "E' accaduto che i vari presidenti delle sezioni elettorali interpretando erroneamente le norme di riferimento, hanno annullato al ricorrente tutta una serie di voti validi ritenendo che le relative schede presentassero segni che potessero costituire segno di riconoscimento e per l'effetto hanno considerato nulli i voti ivi espressi". In 111 casi è accaduto, cioè, che il voto è stato annullato perchè, recita ancora il ricorso, "la scheda riportava un segno nel rettangolo nel quale era prestampato il nome ed il cognome del ricorrente, ma riportava anche un segno in uno o più simboli relativi alle liste collegate posti sotto". (Motivazione A)In 32 casi, invece, il voto è stato annullato perchè "la scheda riportava un segno nel rettangolo nel quale era prestampato il nome ed il cognome del ricorrente, ma riportava anche il nominativo del medesimo scritto dall'elettore dentro lo stesso rettangolo". (Motivazione B)Per i presidenti di sezione in questi casi si sarebbe utilizzato un espediente grafico per farsi riconoscere dal candidato ed il voto è stato annullato. I giudici amministrativi etnei confermeranno questa interpretazione o attribuiranno validità ai voti?Il totale dei voti dichiarati nulli, quindi, è di 143 (111 per motivazione A e 32 per la motivazione B)Per i legali di Mattia il comportamento dei presidenti di sezione, in sede di voto al ballottaggio, doveva essere diverso. Continua....Per il legale, il quale cita la giurisprudenza amministrativa in materia, in quei 111 casi “non si è in presenza di segni di riconoscimento, bensì della incolpevole ripetizione, ad opera soprattutto di persone con un basso profilo culturale o di una certa età, anche al secondo turno dello stesso modo di esprimere il suffragio già adottato nel primo turno elettorale”."In altre parole, lungi dal voler rendere riconoscibile il proprio voto, gli elettori che hanno votato la scheda attraverso l'espressione di un segno nel rettangolo portante prestampato il nome del candidato sindaco e con un altro segno una delle liste ad esso collegate, non hanno fatto altro che votare come avevano fatto quindici giorni prima, cioè durante il primo turno di votazione, ignorando che nell'ambito della stessa tornata eòettorale il nostro sofisticato e farraginoso sistema elettorale prevede due metodi di votazione diversi a seconda che si verta al primo o al secondo turno elettorale", recita il ricorso, nel quale si afferma che "tale oggettiva spiegazione elide in maniera radicale il sospetto che i voti così espressi possano essere riconoscibili". Risulterà essere una spiegazione "oggettiva" anche per i giudici della Sezione II del tar di Catania?L'ultima parte del ricorso, quella sui voti a NigrelliContinuando nell’esame del ricorso presentato al Tar da Giuseppe Mattia per l’annullamento delle elezioni di giugno, vediamo l’ultima parte del documento giudiziario, quella nella quale si parla di “voti nulli attribuiti per errore al candidato Nigrelli”. Diciamo fin da subito che si tratta solo di 14 voti che difficilmente potranno essere determinanti per sovvertire l’esito elettorale. Nel ricorso se ne chiede l’annullamento. “In quattro sezioni, la n. 13, 20, 24 e 26, voti contenuti in schede palesemente caratterizzate da segnali di riconoscimento, sono stati comunque attribuiti al candidato Nigrelli”, recita il ricorso. “Nella sezione 13 almeno tre schede riportavano un segno nel rettangolo con prestampato il nominativo del candidato Nigrelli con l’aggiunta attraverso la matita copiativa del cognome di un candidato al consiglio comunale”, prosegue il testo. “Nella sezione 20 almeno cinque schede riportavano un segno nel rettangolo con prestampato il nominativo del candidato Nigrelli con l’aggiunta attraverso la matita copiativa della dicitura “prof. Nigrelli”, aggiunge il legale di Mattia, l’avvocato Salvatore Virzì. “Nella sezione 24 almeno tre schede riportavano un segno nel rettangolo con prestampato il nominativo del candidato Nigrelli con l’aggiunta attraverso la matita copiativa del cognome di un candidato al consiglio comunale”. “Nella sezione 26 almeno tre schede riportavano un segno nel rettangolo con prestampato il nominativo del candidato Nigrelli con l’aggiunta attraverso la matita copiativa del cognome di un candidato al consiglio comunale”. Scrive l’avvocato Virzì: “Per quanto concerne in particolare i 5 voti di cui alla sezione n. 20, il segno di riconoscimento non è costituito tanto dal nominativo del candidato scritto con la matita copiativa, quanto dal titolo accademico che precede il nominativo”. E viene citata una sentenza del Tar Sicilia del 2005, secondo la quale “…l’indicazione del titolo accademico non è giustificata da alcuna indicazione nel manifesto elettorale e ne da alcuna necessità di individuazione del candidato, e pertanto si presta agevolmente ad essere ricondotta ad una volontà dell’elettore di determinare un segno di riconoscimento”. Se la ricostruzione fatta dallo studio legale e i dati in possesso sono quelli citati viene in mente una metafora calcistica: non ci sarebbe stata omogeneità nell’indirizzo arbitrale dei presidenti di sezione. E mi spiego meglio. Se non si considera segno di riconoscimento la presenza della frase “prof. Nigrelli” scritta a matita sulla scheda di voto, non può a rigor di logica considerarsi segno di riconoscimento la scheda che riporta un segno nel rettangolo nel quale è prestampato il nome ed il cognome di Giuseppe Mattia e un altro segno in uno o più simboli relativi alle liste collegate. Se sono validi i primi 5 devono essere validi anche i 111. Al contrario, se si sono annullati i 111 voti di quel tipo a Mattia a maggior ragione dovrebbero annullarsi i 5 voti riconosciuti validi a Nigrelli. Nel primo caso la spunterebbe Mattia, nel secondo caso Nigrelli. Come sempre accade il nostro diritto lascia lo spazio ad ampi margini di manovra da parte dei giudici. Il principio cardine in materia elettorale dice che “la validità dei voti contenuti nella scheda deve essere ammessa ogni qualvolta se ne possa desumere la volontà effettiva dell’elettore”. Ma questo stesso principio cade quando ci si trova di fronte, “in modo inoppugnabile”, ad una violazione della segretezza del voto, con la presenza nella scheda di “scritture e segni tali da far ritenere che l’elettore abbia voluto far riconoscere il proprio voto”.
La reazione di Nigrelli alla presentazione del ricorso
“Ritengo che se si dovesse andare ad un riconteggio delle schede la forbice tra me e il mio avversario si allargherebbe ancora di più, aumentando il margine di differenza tra i miei e i suoi voti”, così il primo cittadino Carmelo Nigrelli sul ricorso dello sconfitto GiuseppeMattia al Tar. “Sono sereno, è chiaro che il Comune si costituirà in giudizio per resistere al ricorso", aggiunge Nigrelli.
Il governo Nigrelli incarica l'avvocato Scuderi
La giunta ha nominato con propria delibera l'avvocato Andrea Scuderi del Foro di Catania per resistere in giudizio contro il ricorso elettorale al Tar di Catania, presentato dal candidato sindaco Giuseppe Mattia con la richiesta di annullamento delle elezioni. L'udienza sarà discussa il 3 dicembre. In corso la valutazione da parte del gruppo consiliare del Pd o di singoli consiglieri sull'opportunità di costituirsi in giudizio. Tutti i consiglieri comunali, infatti, sono giuridicamente "controinteressati" nella vicenda e possono nominare un proprio legale
La reazione di Mattia.
“Prendo atto della decisione dei giudici amministrativi etnei, valuterò con i legali l’opportunità di un appello quando avremo tutte le carte e le motivazioni della decisione, ma in ogni caso la decisione mi lascia sereno”, spiega Mattia, raggiunto telefonicamente non appena è trapelata la notizia, ieri pomeriggio. Sembra che i giudici etnei abbiano giudicato insufficienti gli elementi depositati per dar corso al merito. Dichiarato ammissibile, invece, il ricorso elettorale presentato dall’ex consigliere Renato Incardona, candidato per un posto in aula con il partito Democratico, alle ultime comunali, e rimasto fuori per un presunto errore materiale. Nel suo caso l’udienza per la trattazione del merito è attesa a giorni.
Dal blog di Agostino Sella è possibile leggere la reazione del primo cittadino alla decisione dei giudici etnei: http://agostinosella.blogspot.com/2008/12/nigrelli-questa-la-pi-grande-scommessa.html
La vicenda
Il risultato elettorale secondo il ricorso Mattia
Secondo quando scritto nel ricorso al Tar di Catania presentato da Mattia per annullare il risultato elettorale dello scorso giugno, a Nigrelli sono andati 5.326 voti validi mentre ne sarebbero dovuti andare 5.312. A Mattia, invece, come si legge nel ricorso firmato dall'avvocato Salvatore Virzì, sono stati attribuiti 5.253 voti, anzichè 5.396.
I "segni di riconoscimento"
Al centro del ricorso ci sono 143 voti per Mattia, annullati dai presidenti di sezione perché le relative schede avrebbero riportato dei “segni di riconoscimento”, segni grafici, cioè, in grado di far capire al candidato chi lo ha votato, in violazione delle norme sulla segretezza del voto. I legali di Mattia parlano di “interpretazione erronea” delle norme di riferimento e chiedono ai giudici di rendere validi i voti. Per legge sono nulli i voti contenuti in schede che “presentano scritture o segni tali da far ritenere, in modo inoppugnabile, che l’elettore abbia voluto far riconoscere il proprio voto”. Il ricorso al Tar è fondato interamente su questa interpretazione della norma. E adesso vediamo in cosa consistevano questi presunti segni di riconoscimento e quale l'interpretazione data dall'avvocato Virzì e dallo stesso Mattia...Entrando nel merito......Recita il ricorso Mattia: "E' accaduto che i vari presidenti delle sezioni elettorali interpretando erroneamente le norme di riferimento, hanno annullato al ricorrente tutta una serie di voti validi ritenendo che le relative schede presentassero segni che potessero costituire segno di riconoscimento e per l'effetto hanno considerato nulli i voti ivi espressi". In 111 casi è accaduto, cioè, che il voto è stato annullato perchè, recita ancora il ricorso, "la scheda riportava un segno nel rettangolo nel quale era prestampato il nome ed il cognome del ricorrente, ma riportava anche un segno in uno o più simboli relativi alle liste collegate posti sotto". (Motivazione A)In 32 casi, invece, il voto è stato annullato perchè "la scheda riportava un segno nel rettangolo nel quale era prestampato il nome ed il cognome del ricorrente, ma riportava anche il nominativo del medesimo scritto dall'elettore dentro lo stesso rettangolo". (Motivazione B)Per i presidenti di sezione in questi casi si sarebbe utilizzato un espediente grafico per farsi riconoscere dal candidato ed il voto è stato annullato. I giudici amministrativi etnei confermeranno questa interpretazione o attribuiranno validità ai voti?Il totale dei voti dichiarati nulli, quindi, è di 143 (111 per motivazione A e 32 per la motivazione B)Per i legali di Mattia il comportamento dei presidenti di sezione, in sede di voto al ballottaggio, doveva essere diverso. Continua....Per il legale, il quale cita la giurisprudenza amministrativa in materia, in quei 111 casi “non si è in presenza di segni di riconoscimento, bensì della incolpevole ripetizione, ad opera soprattutto di persone con un basso profilo culturale o di una certa età, anche al secondo turno dello stesso modo di esprimere il suffragio già adottato nel primo turno elettorale”."In altre parole, lungi dal voler rendere riconoscibile il proprio voto, gli elettori che hanno votato la scheda attraverso l'espressione di un segno nel rettangolo portante prestampato il nome del candidato sindaco e con un altro segno una delle liste ad esso collegate, non hanno fatto altro che votare come avevano fatto quindici giorni prima, cioè durante il primo turno di votazione, ignorando che nell'ambito della stessa tornata eòettorale il nostro sofisticato e farraginoso sistema elettorale prevede due metodi di votazione diversi a seconda che si verta al primo o al secondo turno elettorale", recita il ricorso, nel quale si afferma che "tale oggettiva spiegazione elide in maniera radicale il sospetto che i voti così espressi possano essere riconoscibili". Risulterà essere una spiegazione "oggettiva" anche per i giudici della Sezione II del tar di Catania?L'ultima parte del ricorso, quella sui voti a NigrelliContinuando nell’esame del ricorso presentato al Tar da Giuseppe Mattia per l’annullamento delle elezioni di giugno, vediamo l’ultima parte del documento giudiziario, quella nella quale si parla di “voti nulli attribuiti per errore al candidato Nigrelli”. Diciamo fin da subito che si tratta solo di 14 voti che difficilmente potranno essere determinanti per sovvertire l’esito elettorale. Nel ricorso se ne chiede l’annullamento. “In quattro sezioni, la n. 13, 20, 24 e 26, voti contenuti in schede palesemente caratterizzate da segnali di riconoscimento, sono stati comunque attribuiti al candidato Nigrelli”, recita il ricorso. “Nella sezione 13 almeno tre schede riportavano un segno nel rettangolo con prestampato il nominativo del candidato Nigrelli con l’aggiunta attraverso la matita copiativa del cognome di un candidato al consiglio comunale”, prosegue il testo. “Nella sezione 20 almeno cinque schede riportavano un segno nel rettangolo con prestampato il nominativo del candidato Nigrelli con l’aggiunta attraverso la matita copiativa della dicitura “prof. Nigrelli”, aggiunge il legale di Mattia, l’avvocato Salvatore Virzì. “Nella sezione 24 almeno tre schede riportavano un segno nel rettangolo con prestampato il nominativo del candidato Nigrelli con l’aggiunta attraverso la matita copiativa del cognome di un candidato al consiglio comunale”. “Nella sezione 26 almeno tre schede riportavano un segno nel rettangolo con prestampato il nominativo del candidato Nigrelli con l’aggiunta attraverso la matita copiativa del cognome di un candidato al consiglio comunale”. Scrive l’avvocato Virzì: “Per quanto concerne in particolare i 5 voti di cui alla sezione n. 20, il segno di riconoscimento non è costituito tanto dal nominativo del candidato scritto con la matita copiativa, quanto dal titolo accademico che precede il nominativo”. E viene citata una sentenza del Tar Sicilia del 2005, secondo la quale “…l’indicazione del titolo accademico non è giustificata da alcuna indicazione nel manifesto elettorale e ne da alcuna necessità di individuazione del candidato, e pertanto si presta agevolmente ad essere ricondotta ad una volontà dell’elettore di determinare un segno di riconoscimento”. Se la ricostruzione fatta dallo studio legale e i dati in possesso sono quelli citati viene in mente una metafora calcistica: non ci sarebbe stata omogeneità nell’indirizzo arbitrale dei presidenti di sezione. E mi spiego meglio. Se non si considera segno di riconoscimento la presenza della frase “prof. Nigrelli” scritta a matita sulla scheda di voto, non può a rigor di logica considerarsi segno di riconoscimento la scheda che riporta un segno nel rettangolo nel quale è prestampato il nome ed il cognome di Giuseppe Mattia e un altro segno in uno o più simboli relativi alle liste collegate. Se sono validi i primi 5 devono essere validi anche i 111. Al contrario, se si sono annullati i 111 voti di quel tipo a Mattia a maggior ragione dovrebbero annullarsi i 5 voti riconosciuti validi a Nigrelli. Nel primo caso la spunterebbe Mattia, nel secondo caso Nigrelli. Come sempre accade il nostro diritto lascia lo spazio ad ampi margini di manovra da parte dei giudici. Il principio cardine in materia elettorale dice che “la validità dei voti contenuti nella scheda deve essere ammessa ogni qualvolta se ne possa desumere la volontà effettiva dell’elettore”. Ma questo stesso principio cade quando ci si trova di fronte, “in modo inoppugnabile”, ad una violazione della segretezza del voto, con la presenza nella scheda di “scritture e segni tali da far ritenere che l’elettore abbia voluto far riconoscere il proprio voto”.
La reazione di Nigrelli alla presentazione del ricorso
“Ritengo che se si dovesse andare ad un riconteggio delle schede la forbice tra me e il mio avversario si allargherebbe ancora di più, aumentando il margine di differenza tra i miei e i suoi voti”, così il primo cittadino Carmelo Nigrelli sul ricorso dello sconfitto GiuseppeMattia al Tar. “Sono sereno, è chiaro che il Comune si costituirà in giudizio per resistere al ricorso", aggiunge Nigrelli.
Il governo Nigrelli incarica l'avvocato Scuderi
La giunta ha nominato con propria delibera l'avvocato Andrea Scuderi del Foro di Catania per resistere in giudizio contro il ricorso elettorale al Tar di Catania, presentato dal candidato sindaco Giuseppe Mattia con la richiesta di annullamento delle elezioni. L'udienza sarà discussa il 3 dicembre. In corso la valutazione da parte del gruppo consiliare del Pd o di singoli consiglieri sull'opportunità di costituirsi in giudizio. Tutti i consiglieri comunali, infatti, sono giuridicamente "controinteressati" nella vicenda e possono nominare un proprio legale
lunedì 1 dicembre 2008
Nubifragio. Scarsa manutenzione, grandi danni. Non facciamo come con l'Itria. Il clima c'entra, ma fino ad un certo punto.
Edifici pubblici e privati allagati, strade dissestate, ricoperte di fango e detriti, altre temporaneamente chiuse, frane, black out in alcuni quartieri per ore e sistema stradale (sopra a sinistra l'allagamento degli spogliatoi dello stadio comunale) cittadino fortemente danneggiato. Si contano danni per diverse decine di migliaia di euro. La città non si è fatta trovare pronta al primo vero e burrascoso acquazzone d’autunno. I 74 millimetri di pioggia caduti in città in poche ore, venerdì 
pomeriggio (28 novembre), hanno rappresentato un evento climatico molto intenso e imprevisto, ma la carenza di manutenzione di tombini, (a destra l'allagamento della facoltà armerina) strade e canali di deflusso delle acque piovane ha avuto un ruolo determinante nell’aumentare la gravità dei danni. Spogliatoi invasi dall’acqua al campo sportivo Sant’Ippolito. L’acqua piovana è penetrata all’interno dei locali dagli ingressi esterni e si è accumulata alla base della scalinata che porta al rettangolo di gioco. Una squadra dei vigili del fuoco, ieri mattina, è stata costretta ad intervenire con una pompa a motore per tirare via centinaia di litri d’acqua dal locale. Allagata anche parte dei locali di via Cavour della facoltà di Formazione di Operatori turistici. A causa delle grondaie di deflusso dell’acqua otturate l’acqua si è accumulata sul tetto a vetrate del primo piano, cominciando a penetrare all’interno della facoltà. Alcuni operai per ore, armati di secchi e stracci, hanno dovuto ripulire primo piano e piano terra, tra i disagi degli studenti. Gli interventi tampone sulle coperture degli scorsi anni si son
o rivelati insufficienti e non in grado di dare garanzie. Tra i punti viari più in crisi quello che dalla via Giacinto Lo Giudice porta alla piazza San Giorgio. L’asfalto, in corrispondenza del cosiddetto Buco della Castellina, a causa delle infiltrazioni sotterranee, si è gonfiato e sollevato. Interi metri quadri di asfalto in bitume si sono staccati dalla sede strade e sono stati trascinati in piazza San Giorgio. Quintali di detriti, intanto, si sono staccati, trascinati dalla pioggia, dal fronte franoso che si trova in via Giacinto Lo Giudice, poco sotto la piazza Berlinguer, dove parte della strada, il marciapiedi e la ringhiera da tempo sono fortemente avvalla
ti. Strada interrotta, a causa della presenza di fango e detriti, sotto il viadotto dell’ex ferrovia del quartiere Casalotto (a destra). Segnalati piccoli allagamenti con disagi nei locali commerciali di via Carducci ed in alcune abitazioni del quartiere C
asalotto. Squadre dell’Enel per ore in azione, ieri mattina, nel quartiere Canali e Monte per i problemi alla rete elettrica provocati dal maltempo. (a sinistra l'avvallamento di via Giacinto Lo Giudice da tempo abbandonato a se stesso)Otturati da detriti e da abbondante fogliame quasi tutti i tombini del centro urbano, mentre sono state segnalate frane sulla strada che porta al santuario di Piazza Vecchia. Detriti, fango e buche sono presenti in molti punti della rete stradale cittadina. Prima parte del consiglio comunale al buio, esami universitari sotto la
luce di torce elettriche alla facoltà di Formazione di Operatori turistici, pedoni e automobilisti in difficoltà per le numerose pietre disseminate ad ogni angolo delle strade del centro storico. Soprattutto dove sono presenti numerosi scavi aperti per i lavori in corso di rifacimento della rete idrica urbana. (sopra la frana sotto l'avvallamento di via Giacinto Lo Giudice) Al palazzo comunale dell’atrio Fundrò, ma anche in molte abitazioni vicine e del quartiere Monte, corrente elettrica mancante già a partire dalle 13 di venerdì, con numerose segnalazioni inoltrate all’Enel. Lungo la via Cavour alcune transenne, posizionate ai margini di uno dei cantieri di Acquaenna per ragioni di sicurezza, sono cadute all’interno degli scavi aperti. In contrada Fontanelle ruspe e vigili del fuoco sono dovuti intervenire per prestare soccorso ad un automobilista, circondato improvvisamente da quintali di fango e detriti, ma senza nessuna conseguenza. Quintali di fango sono stati rimossi dalle ruspe anche in contrada Indirizzo, sotto il viadotto della circonvallazione della statale 117 Bis, con la sede stradale invasa
per ore dai detriti. La via Roma per un paio d’ore si è trasformata in un vero e proprio fiumiciattolo, con l’acqua piovana che ha fatto fatica ha trovare vie di fuga. Anche qui complice un sistema di deflusso delle acque entrato in tilt. (sopra i detriti di piazza San Giorgio) Protezione civile e ufficio tecnico hanno dovuto effettuare numerosi sopralluoghi per verificare lo stato dei danni a carico degli edifici scolastici e di altre strutture pubbliche. Per una stima complessiva dei danni si dovrà attendere ancora qualche giorno. Dal Giornale di Sicilia - Edizione del 30 novembre http://robertpalermo.blogspot.com/
venerdì 28 novembre 2008
Variazione di bilancio. Per due volte manca il numero legale per l'assenza di 10 consiglieri del Pd su 12. Manca l'accordo tra i "democratici".
Salta due volte per la mancanza del numero legale la seduta del consiglio comunale con all’ordine del giorno il Riequilibrio di bilancio e la variazione finanziaria. Assenti in aula dieci dei dodici consiglieri del partito Democratico. Perché la seduta fosse valida occorrevano almeno 11 consiglieri presenti tra i banchi di via Cavour. I “democratici” non hanno ancora trovato un accordo politico sulla manovra proposta dalla giunta guidata dal sindaco Carmelo Nigrelli. Presenti solo il capogruppo del Pd, Giuseppe Venezia, e il consigliere di maggioranza Filippo Vitali, oltre ai consiglieri di centrodestra. A stupire, in aula, tra la prima e la seconda convocazione, è stata la motivazione avanzata da Venezia sull’assenza dei dieci colleghi del Pd. “Avevano tutti precedenti impegni”, ha riferito il capogruppo. Naturalmente nessuno gli ha creduto. Se ben dieci consiglieri comunali su dodici, su un atto politico fondamentale per la faccia del governo locale e per gli interessi della città, hanno tutti impegni precedenti, ai quali non possono rinunciare, allora è meglio che l’intero Pd si dimetta fin da subito. Ci aspettiamo in aula su questo una smentita da parte dei consiglieri “democratici”. O qualcuno vuol far credere alla città ad una sequela incredibile di coincidenze che ha portato tutti gli esponenti del Pd a trovarsi di fronte ad impegni così importanti da essere irrinunciabili. Se la verità è un’altra, invece, si abbia il coraggio di raccontarla in aula sabato pomeriggio. Ma siamo alle solite. Quello che accade veramente in consiglio comunale non deve sapersi. L’esercizio reale del potere si consuma in altri luoghi. All’interno del partito del sindaco ci sono state negli ultimi giorni forti spaccature. Divisioni sul solco delle grandi e forti perplessità sollevate in commissione consiliare Bilancio dal presidente della commissione, Fabio Monasteri, e dal suo collega Giuseppe Capizzi, sulle somme da destinare al pagamento degli stipendi dei netturbini e sulla gestione complessiva dell’operazione “contributo-anticipazione” volontaria sulla Tia 2008, promossa con grandi speranze ed energie dalla coppia Nigrelli-Scimone per tentare di portare nuova liquidità alle casse comunali. Operazione fallita, con solo un magro 10 per cento dei cittadini paganti. Un gruppo di consiglieri ha voluto marcare un proprio dissenso su uno o più punti. Il consiglio è stato convocato per sabato alle 18, in terza convocazione. Perché la seduta sia valida basteranno sette consiglieri presenti. Il gruppo dei dodici consiglieri del Pd avrà l’occasione per far dimenticare l’episodio di venerdì e trovare un accordo che fino a questa sera non c’è stato. Anche perché è ancora sotto gli occhi di tutti il cammino stentato e diviso del gruppo consiliare di maggioranza in occasione della elezione del presidente del consiglio comunale, avvenuta solo grazie alla stampella offerta dal centrodestra, e della prima variazione finanziaria del governo Nigrelli, passata solo grazie al numero legale tenuto in aula da quattro componenti del centrodestra. Anche le recenti indeterminate e indeterminabili “motivazioni politiche”, richiamate dal consigliere Giuseppe Capizzi (Pd) alla base della richiesta di rinvio del punto all’ordine del giorno sulle sostituzioni di due componenti dimissionari delle commissioni consiliari (di cui uno del Pd), ripropongono un tema già divenuto centrale e costante nei primi quattro mesi di governo di centrosinistra: quello dello scollamento molto forte e palpabile tra l’aspettativa di freschezza e trasparenza politica auspicata dalla gente con il nuovo corso Nigrelli e la nebbiosa macchina di formazione delle decisioni del gruppo Pd. E questo per la solita e identica ragione. Nelle sedi istituzionali, primo fra tutti il consiglio comunale, ogni qualvolta si consuma un passaggio politico (presidenza, variazioni finanziarie, commissioni consiliari, mancanza del numero legale) le reali e vere dinamiche accadute sul terreno politico rimangono nel sottosuolo del silenzio istituzionale di comodo. Per fare politica, allora, basta non dire la verità o tacere? http://robertpalermo.blogspot.com/
mercoledì 26 novembre 2008
Platia Servizi, la patata bollente della società mista a rischio scioglimento o fallimento. Un nodo politico mai sciolto.
La società mista Platia Servizi torna al centro del dibattito con l’audizione in conferenza dei capigruppo consiliari dell’assessore al Bilancio Francesco Restivo. La discussione del punto in conferenza era stato sollecitato da tempo da alcuni consiglieri. Ed arriva in conferenza dei capigruppo con notevole ritardo rispetto alla grande quantità di tempo persa già dalle istituzioni locali in materia.
Una vicenda assai spinosa sulla quale la politica locale continua a non assumersi responsabilità fino in fondo. E come spesso accade quando la politica fa troppi passi indietro potrebbe essere la magistratura a farne alcuni avanti.
La vicenda
La Platia Servizi, in mano al 51 per cento al Comune e al 49 per cento al socio privato Armerina 2G, si occupava di manutenzione degli edifici pubblici, allestimento palchi elettorali, pulizie dei locali comunali ed altro. Poi una discussa gestione della società ha portato a far peggiorare i conti. Il Collegio dei revisori, nel parere al Bilancio di previsione 2007, è stato chiaro.
“Dalla situazione patrimoniale della società si evince in maniera chiara che la Platia Servizi ha un deficit patrimoniale, cioè il capitale sociale pari a 30 mila euro risulta essere completamente azzerato dalle perdite realizzate”, scrivono i controllori dei conti comunali. I Revisori dei conti, nella sostanza, chiedono agli amministratori della società mista di deliberare la riduzione del capitale per le perdite o si rischia lo scioglimento della società. E poi rivolge un invito all’Ente “a voler esercitare la sua funzione di controllo sulla società partecipata”.
Le zone grigie
Un chiaro invito a non commettere gli errori del passato. Errori sui quali ancora non è stata fatta piena luce. In una relazione sulla situazione patrimoniale della società mista, risalente a fine dicembre del 2005, due componenti del Cda della Platia Servizi descrivevano una società che “non soltanto non ha mai prodotto profitti, ma che, addirittura, esiste unicamente per pagare i salari ai propri dipendenti, peraltro con notevoli perdite economiche”. In quello stesso documento il conto economico della società, al 7 dicembre del 2005, presentava un passivo di 150 mila euro.
Tutte le soluzioni cadono nel vuoto.
I consulenti incaricati dall’amministrazione comunale avevano tracciato tre possibili soluzioni per la società, il cui passivo ammonterebbe a 160 mila euro. E sulle cause del passivo l’allora partito dei Democratici di sinistra aveva anche chiesto una commissione conoscitiva in consiglio. Mai approvata. Commissione mai creata dall’aula. Oggi il Pd avrebbe i numeri per costituirla, ma non lo fa. Almeno finora. L’avvocato Egidio La Malfa e il commercialista Giuseppe Gervasi, nominati all’inizio del 2006 dal sindaco Maurizio Prestifilippo per predisporre un Piano industriale di rilancio della società, hanno indicato tre strade possibili. Il fallimento con il deposito dei libri contabili in tribunale, l’acquisizione della Platia Servizi da parte di un’altra società o una ricapitalizzazione da parte del Comune e del socio di minoranza, la cooperativa 2G. Il consiglio comunale, nel novembre 2006, aveva invitato la giunta, con un proprio atto di indirizzo, a cedere le quote di capitale sociale ad un terzo soggetto. La soluzione messa in campo dall’amministrazione Prestifilippo puntò poi a mantenere il 51 per cento, ma trovando un nuovo partner privato attraverso una selezione pubblica. Ma tutte le soluzioni sono cadute nel vuoto.
La via d’uscita offerta dal governo Prestifilippo
Nell’agosto del 2007 la giunta offre alla cooperativa Armerina 2G, socio privato di minoranza della Platia Servizi, la possibilità di uscire fuori dalla società mista senza pagare la propria parte di debiti. L’offerta è contenuta in un atto di indirizzo approvato dal governo guidato dal sindaco Maurizio Prestifilippo. La Platia Servizi al 51 per cento è in mano alle casse comunali. “Dall’esame dei dati contabili sono emerse gravi perdite a carico della società Platia Servizi”, si legge nella premessa dell’atto di indirizzo. La giunta decide di fare propria l’ipotesi di uscita dalla situazione di crisi attuale contenuta nella relazione della presidenza della Platia Servizi, presentata il 12 giugno 2007 agli uffici comunali. In pratica il socio pubblico, cioè il Comune, in base all’atto di indirizzo, chiede alla coop Armerina Servizi, socio privato al 49 per cento della Platia Servizi, di cedere in modo gratuito le quote di sua proprietà ad un soggetto terzo. Il soggetto terzo, scelto attraverso una gara ad evidenza pubblica, dovrebbe assumersi per contratto l’onere finanziario dell’intera perdita della Platia Servizi. Si accollerebbe, quindi, tutti i debiti societari, anche quelli di parte pubblica, oltre a quelli in quota alla coop Armerina 2G. Il nuovo privato come contropartita otterrebbe l’affidamento di tutta una serie di servizi pubblici, come ad esempio la manutenzione degli edifici comunali e delle strade. “Il vantaggio per l’Armerina Servizi 2 sarebbe rappresentato dall’opportunità che le si offre di liberarsi dell’onere di coprire le perdite dei precedenti esercizi”, si legge nel punto 4 della relazione, fatto proprio dalla giunta nella delibera fresca di approvazione. A provocare tale opzione sarebbe stato il quadro legislativo mutato negli ultimi anni, secondo il quale in una società mista il partner privato va scelto con una gara di evidenza pubblica. Ragione per la quale i servizi non potrebbero essere affidati all’attuale coop titolare del 49 per cento delle quote societarie, l’Armerina 2G.
La Corte dei Conti
Nel 2007 la Corte aveva aperto un fascicolo specifico sui conti armerini dopo aver ricevuto sul proprio tavolo una relazione del Collegio dei revisori contabili. Il 26 novembre la Sezione di Controllo della Corte dei Conti aveva ascoltato il sindaco Maurizio Prestifilippo e il responsabile del servizio Finanziario, Rosario Scimone. Erano tre i fronti sollevati dai revisori comunali. Fra questi quello di restituire equilibrio finanziario ed evitare perdite future alla società mista Platia Servizi. La magistratura contabile prese atto degli atti amministrativi “volti alla sostituzione del socio privato con altro socio da individuare attraverso procedura ad evidenza pubblica”. L’anno di riferimento per il controllo della Corte è il bilancio di previsione 2006 del Comune. La Corte dei Conti, poi, con riferimento anche alla vicenda della società mista, deliberò di “non dar luogo a specifica pronuncia, allo stato degli atti” nei confronti dell’amministrazione comunale. La Corte ha di fatto chiuso la pratica chiedendo “necessarie misure correttive” che sul fronte della Platia Servizi non sono mai arrivate negli ultimi tre anni.
Situazione gravissima e debiti da accollare. Tutti sembrano d’accordo nella diagnosi, ma la terapia continua a non arrivare. E quando un’infezione non viene curata è tutto il resto del corpo che rischia di andare in setticemia. La sensazione rimane quella di trovarsi con un malato grave di fronte a più medici che si passano tra loro la siringa senza mai avere il coraggio di effettuare la puntura decisiva. http://robertpalermo.blogspot.com
Una vicenda assai spinosa sulla quale la politica locale continua a non assumersi responsabilità fino in fondo. E come spesso accade quando la politica fa troppi passi indietro potrebbe essere la magistratura a farne alcuni avanti.
La vicenda
La Platia Servizi, in mano al 51 per cento al Comune e al 49 per cento al socio privato Armerina 2G, si occupava di manutenzione degli edifici pubblici, allestimento palchi elettorali, pulizie dei locali comunali ed altro. Poi una discussa gestione della società ha portato a far peggiorare i conti. Il Collegio dei revisori, nel parere al Bilancio di previsione 2007, è stato chiaro.
“Dalla situazione patrimoniale della società si evince in maniera chiara che la Platia Servizi ha un deficit patrimoniale, cioè il capitale sociale pari a 30 mila euro risulta essere completamente azzerato dalle perdite realizzate”, scrivono i controllori dei conti comunali. I Revisori dei conti, nella sostanza, chiedono agli amministratori della società mista di deliberare la riduzione del capitale per le perdite o si rischia lo scioglimento della società. E poi rivolge un invito all’Ente “a voler esercitare la sua funzione di controllo sulla società partecipata”.
Le zone grigie
Un chiaro invito a non commettere gli errori del passato. Errori sui quali ancora non è stata fatta piena luce. In una relazione sulla situazione patrimoniale della società mista, risalente a fine dicembre del 2005, due componenti del Cda della Platia Servizi descrivevano una società che “non soltanto non ha mai prodotto profitti, ma che, addirittura, esiste unicamente per pagare i salari ai propri dipendenti, peraltro con notevoli perdite economiche”. In quello stesso documento il conto economico della società, al 7 dicembre del 2005, presentava un passivo di 150 mila euro.
Tutte le soluzioni cadono nel vuoto.
I consulenti incaricati dall’amministrazione comunale avevano tracciato tre possibili soluzioni per la società, il cui passivo ammonterebbe a 160 mila euro. E sulle cause del passivo l’allora partito dei Democratici di sinistra aveva anche chiesto una commissione conoscitiva in consiglio. Mai approvata. Commissione mai creata dall’aula. Oggi il Pd avrebbe i numeri per costituirla, ma non lo fa. Almeno finora. L’avvocato Egidio La Malfa e il commercialista Giuseppe Gervasi, nominati all’inizio del 2006 dal sindaco Maurizio Prestifilippo per predisporre un Piano industriale di rilancio della società, hanno indicato tre strade possibili. Il fallimento con il deposito dei libri contabili in tribunale, l’acquisizione della Platia Servizi da parte di un’altra società o una ricapitalizzazione da parte del Comune e del socio di minoranza, la cooperativa 2G. Il consiglio comunale, nel novembre 2006, aveva invitato la giunta, con un proprio atto di indirizzo, a cedere le quote di capitale sociale ad un terzo soggetto. La soluzione messa in campo dall’amministrazione Prestifilippo puntò poi a mantenere il 51 per cento, ma trovando un nuovo partner privato attraverso una selezione pubblica. Ma tutte le soluzioni sono cadute nel vuoto.
La via d’uscita offerta dal governo Prestifilippo
Nell’agosto del 2007 la giunta offre alla cooperativa Armerina 2G, socio privato di minoranza della Platia Servizi, la possibilità di uscire fuori dalla società mista senza pagare la propria parte di debiti. L’offerta è contenuta in un atto di indirizzo approvato dal governo guidato dal sindaco Maurizio Prestifilippo. La Platia Servizi al 51 per cento è in mano alle casse comunali. “Dall’esame dei dati contabili sono emerse gravi perdite a carico della società Platia Servizi”, si legge nella premessa dell’atto di indirizzo. La giunta decide di fare propria l’ipotesi di uscita dalla situazione di crisi attuale contenuta nella relazione della presidenza della Platia Servizi, presentata il 12 giugno 2007 agli uffici comunali. In pratica il socio pubblico, cioè il Comune, in base all’atto di indirizzo, chiede alla coop Armerina Servizi, socio privato al 49 per cento della Platia Servizi, di cedere in modo gratuito le quote di sua proprietà ad un soggetto terzo. Il soggetto terzo, scelto attraverso una gara ad evidenza pubblica, dovrebbe assumersi per contratto l’onere finanziario dell’intera perdita della Platia Servizi. Si accollerebbe, quindi, tutti i debiti societari, anche quelli di parte pubblica, oltre a quelli in quota alla coop Armerina 2G. Il nuovo privato come contropartita otterrebbe l’affidamento di tutta una serie di servizi pubblici, come ad esempio la manutenzione degli edifici comunali e delle strade. “Il vantaggio per l’Armerina Servizi 2 sarebbe rappresentato dall’opportunità che le si offre di liberarsi dell’onere di coprire le perdite dei precedenti esercizi”, si legge nel punto 4 della relazione, fatto proprio dalla giunta nella delibera fresca di approvazione. A provocare tale opzione sarebbe stato il quadro legislativo mutato negli ultimi anni, secondo il quale in una società mista il partner privato va scelto con una gara di evidenza pubblica. Ragione per la quale i servizi non potrebbero essere affidati all’attuale coop titolare del 49 per cento delle quote societarie, l’Armerina 2G.
La Corte dei Conti
Nel 2007 la Corte aveva aperto un fascicolo specifico sui conti armerini dopo aver ricevuto sul proprio tavolo una relazione del Collegio dei revisori contabili. Il 26 novembre la Sezione di Controllo della Corte dei Conti aveva ascoltato il sindaco Maurizio Prestifilippo e il responsabile del servizio Finanziario, Rosario Scimone. Erano tre i fronti sollevati dai revisori comunali. Fra questi quello di restituire equilibrio finanziario ed evitare perdite future alla società mista Platia Servizi. La magistratura contabile prese atto degli atti amministrativi “volti alla sostituzione del socio privato con altro socio da individuare attraverso procedura ad evidenza pubblica”. L’anno di riferimento per il controllo della Corte è il bilancio di previsione 2006 del Comune. La Corte dei Conti, poi, con riferimento anche alla vicenda della società mista, deliberò di “non dar luogo a specifica pronuncia, allo stato degli atti” nei confronti dell’amministrazione comunale. La Corte ha di fatto chiuso la pratica chiedendo “necessarie misure correttive” che sul fronte della Platia Servizi non sono mai arrivate negli ultimi tre anni.
Situazione gravissima e debiti da accollare. Tutti sembrano d’accordo nella diagnosi, ma la terapia continua a non arrivare. E quando un’infezione non viene curata è tutto il resto del corpo che rischia di andare in setticemia. La sensazione rimane quella di trovarsi con un malato grave di fronte a più medici che si passano tra loro la siringa senza mai avere il coraggio di effettuare la puntura decisiva. http://robertpalermo.blogspot.com
martedì 25 novembre 2008
Concorsi interni. Ricorso di un dipendente al Tar di Catania. Si contestano le modalità di utilizzo dei criteri per le graduatorie.
Finiranno davanti ai giudici amministrativi le cosiddette “progressioni verticali”, gli avanzamenti di carriera interni al comune armerino. Partito il primo ricorso al Tar di Catania contro i concorsi interni alla macchina comunale che si sono svolti nei mesi scorsi. Un dipendente del settore Tributario si è rivolto al Tar etneo contro il Comune e nei confronti di altri tre dipendenti, chiedendo l’annullamento, previa sospensiva, della graduatoria relativa alla selezione di nove posti di categoria D. Alla base del ricorso la modalità di utilizzazione da parte della commissione giudicatrice dei criteri per l’attribuzione dei punteggi basati sui titoli di servizio. Il dipendente comunale a fine settembre aveva scritto al Comune e richiesto il riesame dei titoli posseduti. E di fronte ad una risposta ritenuta non soddisfacente ha deciso di ricorrere per vie legali dopo aver acquisito tutti gli atti. Come già in parte fatto da un gruppo di una ventina di dipendenti che ha depositato un esposto dei Cobas alla Procura della Repubblica di Enna, chiedendo una verifica delle procedure adottate su tutti i concorsi interni. Un fascicolo è aperto davanti alla magistratura inquirente. L’amministrazione, da parte sua, ha deciso di andare avanti, dando incarico all’avvocato Pietro De Luca di resistere in giudizio davanti al Tar di Catania. http://robertpalermo.blogspot.com
giovedì 20 novembre 2008
Bilancio, Prestifilippo lascia i soldi, Nigrelli li mette sotto il materasso per emergenze e tagli di Regione e Stato. Giusto o sbagliato?
Il Comune stringe la cinghia...

Le casse comunali stringono la cinghia. Spese correnti azzerate fino al 31 dicembre, 800 mila euro di minori trasferimenti da Regione e Stato e un solo investimento di rilievo: quello di 90 mila euro per i lavori di sistemazione all’area ex Siace per far ripartire la Fiera del Bestiame. Questi in sintesi i dati principali del Riequilibrio di Bilancio approvato dalla giunta, già esaminato dalla commissione consiliare Bilancio e programmazione e, adesso, in attesa dell’esame definitivo in consiglio comunale, in programma il 28 novembre. I conti comunali e la congiuntura economica attuale, in pratica, non daranno la possibilità di una crescita della città.
Gli avanzi dell'avanzo...
Basta guardare i numeri.
avanzo di amministrazione (rendiconto 2007) 2.833.119,00 euro;
avanzo di amministrazione già vincolato 1.722.604,00;
avanzo di amministrazione da vincolare per eventuali minori trasferimenti 193.513,00;
avanzo di amministrazione da vincolare per l’emergenza rifiuti 400 mila euro;
totale avanzo di amministrazione vincolato 2.316.117,00 euro;
avanzo di amministrazione disponibile 517.002,00 euro; avanzo di amministrazione applicato col bilancio 382.976,00 euro; avanzo di amministrazione da applicare in investimenti 134 mila euro.
avanzo di amministrazione (rendiconto 2007) 2.833.119,00 euro;
avanzo di amministrazione già vincolato 1.722.604,00;
avanzo di amministrazione da vincolare per eventuali minori trasferimenti 193.513,00;
avanzo di amministrazione da vincolare per l’emergenza rifiuti 400 mila euro;
totale avanzo di amministrazione vincolato 2.316.117,00 euro;
avanzo di amministrazione disponibile 517.002,00 euro; avanzo di amministrazione applicato col bilancio 382.976,00 euro; avanzo di amministrazione da applicare in investimenti 134 mila euro.
Soldi sotto il materasso...
In pratica il governo Prestifilippo, con il rendiconto 2007, ha ottenuto un buon avanzo di amministrazione di 2 milioni e 800 mila euro, ma la “borsa chiusa” e i tagli di Regione e Stato, l’emergenza rifiuti con il rischio di non prendere un euro dall’Ato Rifiuti, costringerebbero il governo Nigrelli a mettere i danari sotto il materasso per ragioni di cautela contabile e finanziaria. Come dire, meglio non fare il passo più lungo della gamba con i tempi che corrono.
“Abbiamo dovuto fare di necessità virtù, alla luce dei tagli dei trasferimenti statali che hanno costretto il nostro comune ad un’opera di revisione delle spese e riprogrammazione delle entrate”, spiega Francesco Restivo, assessore al Bilancio.
In pratica il governo Prestifilippo, con il rendiconto 2007, ha ottenuto un buon avanzo di amministrazione di 2 milioni e 800 mila euro, ma la “borsa chiusa” e i tagli di Regione e Stato, l’emergenza rifiuti con il rischio di non prendere un euro dall’Ato Rifiuti, costringerebbero il governo Nigrelli a mettere i danari sotto il materasso per ragioni di cautela contabile e finanziaria. Come dire, meglio non fare il passo più lungo della gamba con i tempi che corrono.
“Abbiamo dovuto fare di necessità virtù, alla luce dei tagli dei trasferimenti statali che hanno costretto il nostro comune ad un’opera di revisione delle spese e riprogrammazione delle entrate”, spiega Francesco Restivo, assessore al Bilancio.
Questione Rifiuti. Bomba ad orologeria...
Previsti nell’allegata variazione di bilancio anche 200 mila euro per il pagamento ai netturbini degli stipendi di novembre, dicembre e tredicesima. Molto critici in commissione Bilancio i consiglieri Giuseppe Capizzi e Fabio Monasteri sulla gestione fallimentare del contributo volontario da 100 euro per le famiglie e 200 euro per le imprese come anticipazione della tariffa rifiuti per il 2008. Ha pagato solo il 10 per cento.
La delusione...
I due consiglieri hanno manifestato la loro delusione per la scarsa spinta complessiva data all’operazione, sollevando parecchie perplessità. Da registrare anche alcuni momenti di tensione in commissione tra il consigliere Giuseppe Venezia e il collega Giuseppe Falcone, scoppiati in relazione al capitolo da 500 mila euro votato ad agosto in consiglio comunale, proprio per assicurare alla città la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Si tratta, come è emerso dalla stessa commissione Bilancio, dell’ultima anticipazione finanziaria per i netturbini. Lo ha confermato lo stesso sindaco Carmelo Nigrelli. Poi il buio assoluto. La situazione esploderà nuovamente a gennaio. Il contributo volontario ha portato nelle casse poco più che 90 mila euro finora in due mesi. Troppo poco. Un fallimento. Ma soprattutto la consapevolezza che chi doveva dare l’esempio si è di fatto tirato indietro. E il riferimento è proprio alla politica e alle istituzioni locali. Indiscrezioni danno come paganti solo pochissimi consiglieri comunali ed esponenti politici, pochissimi commercianti, pochissimi dipendenti comunali e pochissimi liberi professionisti della città dei mosaici. In commissione Bilancio qualche consigliere ha anche ipotizzato di pubblicare gli elenchi di chi ha pagato e di chi non ha pagato.
Il Tar congela la Regione per tutelare il Patto di Stabilità della città
Il Tar di Catania, intanto, ha “congelato” il provvedimento “taglia fondi” con cui l’assessorato regionale alla Famiglia e alle Autonomie locali aveva deciso di “trattenere” 426 mila euro del “Fondo delle Autonomie”, già assegnati alla città dei mosaici. Il tribunale amministrativo regionale etneo, con proprio decreto presidenziale, ha sospeso l’efficacia del provvedimento regionale per la sua grave e pericolosa incidenza sulla tenuta del Patto di Stabilità del comune armerino. I fondi erano stati “trattenuti” dall’assessorato regionale per recuperare pro-quota i 3 milioni di euro di anticipazione straordinaria, somma liquidata dalle casse regionale all’Ato Rifiuti di Enna per far fronte alla grave crisi finanziaria in atto e alla paralisi del servizio di raccolta dei rifiuti. “Detta trattenuta incide notevolmente sull’equilibrio del bilancio 2008, in quanto una parte della somma, pari a 193 mila euro, viene trattenuta direttamente sui trasferimenti relativi al terzo e quarto trimestre dell’anno corrente”, spiega il ragioniere capo Rosario Scimone nella sua relazione. Un provvedimento, quello regionale, che “metterebbe in pericolo l’equilibrio del bilancio comunale e sicuramente provocherà lo sforamento del patto di stabilità interno”. La via giudiziaria è stata considerata l’unico strumento possibile “per non procurare gravi ed irreparabili danni finanziari all’ente”. Una decisione, quella del Tar di sospendere la “trattenuta”, arrivata proprio nel bel mezzo della seduta della commissione consiliare Bilancio e programmazione, mentre era in corso l’esame del riequilibrio di bilancio comunale. A confermare la sospensiva l’avvocato di parte comunale, l’amministrativista Pietro De Luca. Il 26 novembre il Tar, questa volta in seduta collegiale, dovrà decidere se confermare la sospensione già decretata dal presidente di sezione o se dare il via libera al provvedimento “taglia fondi”. Sempre in attesa, poi, dell’esame sul merito nei prossimi mesi.
Comune debitore dell'Ato?...
Il comune armerino è uno dei soci dell’Ato ennese, spiegano dalla regione Siciliana, e per questo deve tirare fuori la sua parte per i 3 milioni di euro anticipati all’Ato dalla Regione. “L’anticipazione è stata effettuata in favore della società d’ambito Ato, di cui è socio azionista il comune armerino, in favore del quale si è determinato indubbiamente un arricchimento in termini di servizi di raccolta e conferimento dei rifiuti”, aveva spiegato Francesco Scoma, l’assessore regionale alla Famiglia e alle Autonomie locali nel provvedimento inviato agli uffici armerini. L’amministrazione comunale non ci sta. E dopo aver ottenuto la sospensione dell’efficacia del provvedimento, adesso ne chiede l’annullamento.
..."neanche per sogno"
Gli uffici comunali hanno anche scritto all’assessore Scoma, sottolineando come il Comune vanti un credito di diverse migliaia di euro proprio dall’Ato, a seguito di diverse anticipazioni effettuate per il pagamento del personale, del carburante e della manutenzione dei mezzi.
Il Comune, sulla base di una tabella riepilogativa del servizio Finanziario, ha anticipato all’Ato Rifiuti di Enna dall’ottobre del 2007 ad oggi la somma complessiva di 1 milione e 127 mila euro. http://robertpalermo.blogspot.com/


Lettera aperta di Legambiente sul Caso D'Itria. Governo regionale indempiente e distante. Tutto dimenticato. Il dossier del Cigno Verde
Il testo del documento:
Egregi onorevoli ed autorità,
sono trascorsi 11 mesi, da quando il 29 dicembre 2007 è crollato il paramento murario ovest della Chiesa dell’Itria, risalente al XVI secolo, ostruendo totalmente l’omonima via, e causando danni ad alcune abitazioni limitrofe.
L’edilizia del quartiere Canali presenta una evidente stratificazione di tipo storico a cui si associa, nel tempo, un notevole incremento volumetrico e questo pone in rilievo il mai risolto interrogativo in merito agli usi ed abusi dei suoli nelle città storiche (e non).
Nei giorni seguenti al 29 dicembre furono accertati numerosi casi di abitazioni che presentavano evidenti segni di dissesto. Più di 20 famiglie furono evacuate dalle loro abitazioni e ricoverate in un albergo cittadino, e molte di queste, a distanza di 11 mesi dal crollo, vivono in abitazioni in affitto delle cui spese si fa carico il comune.
Nonostante la Regione Sicilia abbia riconosciuto immediatamente lo stato di calamità e richiesto lo stato di emergenza al governo nazionale, quest’ultimo ha respinto la richiesta invitando il Presidente della Regione ad intervenire con le risorse disponibili sul Fondo regionale di Protezione Civile.
Il crollo della chiesa e le numerose segnalazioni di edifici privati e pubblici pericolanti costituiscono un vero e proprio campanello di allarme per lo stato di conservazione del centro storico di Piazza, e riaprono il dibattito sulla necessità di dotare la città di una Legge speciale al fine di risanare gli storici quartieri abbandonati, qualificandoli dal punto di vista della funzionalità, nell’ottica di coniugare economia, turismo e beni culturali.
Ma, nonostante gli impegni assunti dalla Regione ed il reale stato di collasso dell’intera area, sembra che tutto taccia.
Il Comune di Piazza Armerina si è fatto carico di tutti i costi relativi all’emergenza, facendo gravare sul proprio bilancio circa 500 mila euro per i lavori di messa in sicurezza della chiesa, per le demolizioni, per le indagini geologiche sull’area del crollo, per l’assistenza alle famiglie le cui abitazioni sono state dichiarate inagibili e per il supporto alla protezione civile.
Gli aiuti finanziari, richiesti e promessi, per il sostegno alla popolazione non sono mai arrivati.
Oggi la via Itria è chiusa al traffico all’altezza del crollo della chiesa, perché interamente occupata dalla struttura di puntellamento che è stata realizzata; 27 abitazioni sono state dichiarate inagibili, 13 famiglie sono state evacuate, una comunità religiosa è stata costretta ad abbandonare la propria parrocchia, ma tutto sembra dimenticato.
Per questo chiediamo che venga posta immediatamente fine alla condizione di degrado strutturale e sociale dell’area colpita dal crollo, individuando l’iter di finanziamento per la ricostruzione della chiesa e per il ripristino delle condizioni di sicurezza e di decoro, presupposti indispensabili per il vivere civile.
E’ opportuno, di conseguenza, che tutti gli attori della vicenda si confrontino, ognuno per le specifiche competenze, al fine di definire un percorso tecnico ed amministrativo per la soluzione del caso Itria, senza ulteriori indugi.
Il Rappresentante Legale del Circolo Piazzambiente Onlus
Riccardo Calamaio
Il dossier di Legambiente sulla vicenda D'Itria
SALVALARTE SICILIA 2008
CHIESE CROLLATE E FAMIGLIE SFOLLATE:
il caso della Chiesa di Santa Maria dell’Itria Alba del 29 dicembre 2007. Ore 05.45. Gli abitanti del popolare quartiere Canali vengono improvvisamente svegliati dal rumore causato dal crollo del paramento murario ovest della Chiesa dell’Itria, loro chiesa parrocchiale risalente al XVI secolo, sull’omonima via. Il crollo parziale della chiesa aveva di fatto ostruito la via Itria, attraversamento principale per lo storico quartiere, e causato danni ad alcune abitazioni limitrofe. L’edilizia del quartiere Canali presenta una evidente stratificazione di tipostorico a cui si associa, nel tempo, unnotevole incremento volumetrico; le abitazioni mostrano chiaramente superfetazioni che hanno certamente inciso nel tempo sulla debole portanza del sottosuolo e questo pone in rilievo il mai risolto interrogativo in merito agli usi ed abusi dei suoli nelle città storiche (e non).
Durante i giorni dell’emergenza molti anziani residenti hanno inoltre raccontato che la via Itria, sino agli anni ‘50-60 non era carrabile e presentava una lunga sequenza di gradonate.
Il boom dell’automobile determinò quasi sicuramente la modifica della sede stradale e nei decenni a seguire il passaggio quotidiano delle automobili avrà sicuramente determinato vibrazioni che si saranno propagate in un terreno geologicamente non ad altissima
portanza e su una strada (la via Itria per l’appunto) che nel sottosuolo si presenta cava, perché occupata da canalizzazioni idrauliche di notevoli dimensioni, elemento questo che diminuisce ulteriormente la stabilità globale del complesso strada-terreno. Vennero immediatamente allertate le forze dell’ordine ed i soccorritori, al fine di verificare, prioritariamente, che non vi fossero vittime o feriti al di sotto dell’enorme cumulo di macerie. Mentre i volontari e le forze dell’ordine lavoravano sotto la pioggia battente veniva immediatamente attivato, come previsto dalla legge, il C.O.C., il Centro Operativo Comunale di Protezione Civile, una vera e propria task force, presieduto dal sindaco, al quale, in casi simili, viene demandato il coordinamento di tutte le attività di soccorso, di monitoraggio e di verifica sul luogo del disastro. La chiesa presentava il prospetto laterale completamente squarciato in corrispondenza di una stretta navata laterale e l’enorme breccia lasciava intravedere, dall’esterno, l’altare e parte del presbiterio. Molto presto u accertata la non presenza di vittime e feriti e l’interesse del C.O.C. si rivolse alla chiesa che minacciava di crollare completamente da un momento all’altro.
Fu emessa immediatamente un’ordinanza per garantire il puntellamento della navata e del tetto
della chiesa. Salvalarte Sicilia 2008.I lavori ebbero inizio lo stesso giorno e andarono avanti, per circa 15 giorni, ininterrottamente, in condizioni di notevole rischio, sino a quando i tecnici non dichiararono la provvisoria condizione di sicurezza della chiesa.
Per accertare le cause del crollo e predisporre la struttura di puntellamento più idonea per la chiesa furono nominati degli esperti, 2 ingegneri ed 1 geologo.
Tutto sotto la supervisione del Dipartimento di Protezione Civile Regionale e del Genio Civile di Enna. Nel frattempo i tecnici del comune, coadiuvati da quelli del Genio Civile di Enna, del Dipartimento di Protezione Civile Regionale e della Protezione Civile Provinciale avviavano una verifica a tappeto di tutte le abitazioni intorno la chiesa per verificarne le condizioni di
stabilità.
La zona dell’Itria era già stata in passato interessata da fenomeni di smottamento sotterraneo ed alcune case risultano ancor oggi puntellate. Nel giugno del 2004 l’amministrazione comunale aveva chiesto l’inserimento della zona dell’Itria, in quanto ad alto rischio, nel P.A.I. (Piano di Assetto Idrogeologico) ma la richiesta non era stata accolta negando di fatto all’amministrazione la possibilità di ricevere finanziamenti specifici per la zona in questione.
Nei giorni seguenti al 29 dicembre furono accertati numerosi casi di abitazioni che presentavano evidenti segni di dissesto. Per i loro proprietari fu emessa immediatamente ordinanza di sgombero a scopo cautelativo, sino al completamento delle verifiche tecniche. Più di 20 famiglie furono evacuate dalle loro abitazioni e ricoverate in un albergo cittadino.
Alcune di esse, eliminate alcune condizioni di pericolo immediato, hanno avuto la possibilità di rientrare nelle loro
abitazioni ma la maggior parte di esse, a
distanza di 11 mesi dal crollo, vive in
abitazioni in affitto delle cui spese si fa
carico il comune.
Se questa è la breve cronaca dei fatti,
alcuni aspetti della vicenda sono degni di
una beffa.
La chiesa appartiene alla Diocesi di
Piazza Armerina.
Nel marzo del 2000 era stato presentato
alla Soprintendenza di Enna, per
l’espressione del parere di competenza,
un progetto di massima per il restauro
ed adeguamento impianti della chiesa
dell’importo di circa € 1.900.000,00,
finalizzato alla richiesta di finanziamento
da parte della Regione con i fondi POR
2000-2006.
Il progetto fu esitato favorevolmente nel
giugno dello stesso anno e di
conseguenza si poté procedere alla
redazione del progetto esecutivo che
però fu sottoposto ad un iter burocratico
lunghissimo (circa 200 giorni come ebbe
a dichiarare il vescovo di Piazza
Armerina alla V Commissione Cultura
ARS) e fu esitato solamente nel marzo
del 2001.
Ma ritardi burocratici, richieste di
integrazione ed altro, comportarono
l’esclusione del progetto dall’elenco di
quelli finanziati dall’Assessorato
regionale Beni Culturali.
Nell’agosto del 2002 il parrocco, di fatto
legale rappresentante, della chiesa,
propose ricorso al T.A.R. e
successivamente al C.G.A. contro
l’esclusione dal finanziamento.
Il 28 dicembre 2007, 1 giorno prima del
disastroso crollo, il C.G.A. esitò
l’accoglimento del ricorso.
Ma c’è dell’altro.
Salvalarte Sicilia 2008 Pagina 3 di 4
L’amministrazione comunale avviò
immediatamente (31 dicembre 2007) le
procedure per il riconoscimento dello
stato di calamità e di emergenza, istanze
accolte dalla giunta regionale il 7
febbraio 2008 con la dichiarazione dello
stato di calamità e la richiesta dello stato
di emergenza alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
I giorni successivi al 29 dicembre videro
a Piazza Armerina una vera e propria
passerella di illustri politici e tecnici, tutti
apparentemente impegnati su un fronte
comune: risolvere in breve tempo e
definitivamente l’emergenza della chiesa
e del quartiere che, ubicato a valle del
centro storico, si presenta caratterizzato
da condizioni idrogeomorfologiche
definite dallo studio sul P.R.G. “a rischio
molto elevato”, a causa sia dall’alta
escursione topografica (pendenza media
superiore al 50%) che alla litologia
presente costituita da sabbie e sabbie
limose a volte ricoperte da materiale
eterogeneo di riporto, di notevole
spessore, all’interno del quale è stata
registrata la presenza di acque circolanti
di diversa provenienza.
Nel frattempo le condizioni atmosferiche
non davano tregua alla cittadina e tra gli
abitanti del centro storico si diffondeva il
panico.
Numerose furono infatti, in quei giorni, le
segnalazioni, e di conseguenza gli
interventi della task force tecnica del
C.O.C., in merito a crolli, caduta di
calcinacci ed altro relative a palazzi
nobiliari ed ad altre chiese.
Segnalazioni ed interventi che riaprirono
il dibattito sulla necessità di dotare la
città di una Legge speciale per il centro
storico al fine di risanare gli storici
quartieri abbandonati, qualificandoli dal
punto di vista della funzionalità, ed al
fine di contrastare il diffuso stato di
degrado dell’edilizia monumentale
pubblica e privata di uno dei centri storici
più interessanti di Sicilia, nell’ottica di
coniugare finalmente economia, turismo
e beni culturali.
Il 10 gennaio 2008 la V Commissione
Cultura dell’ARS già coinvolta,
precedentemente al crollo della chiesa,
sul problema della Legge speciale, si
recò in visita a Piazza Armerina e
constatò lo stato di rischio in cui si
trovava la zona dell’Itria e la ricchezza
del patrimonio architettonico ed artistico
della città.
Il 15 gennaio successivo il sindaco ed il
vescovo furono invitati in audizione a
Palermo, presso la V Commissione ARS,
alla presenza del Dirigente Generale
dell’Assessorato regionale BB.CC.AA. per
approfondire la vicenda ed individuare un
percorso condiviso per la soluzione
definitiva del problema del centro storico
di Piazza.
In quella sede il Dirigente Generale
dell’Assessorato, prese atto del parere
del C.G.A. in merito al finanziamento del
progetto della chiesa dell’Itria e dichiarò
la disponibilità dell’assessorato a
legittimare finanziariamente il parere del
C.G.A., anche se ovviamente il progetto
andava completamente modificato con la
previsione non più del restauro ma della
ricostruzione.
Nelle settimane successive al crollo della
chiesa seguirono però crolli e terremoti
politici di notevole entità che
determinarono una lunga e silenziosa
fase di standby.
A Piazza Armerina arrivò, in sostituzione
del sindaco dimissionario, un
commissario regionale la cui priorità non
sembrò certamente essere l’emergenza
di via Itria.
Dal governo centrale, a metà aprile
2008, arrivò la comunicazione che la
richiesta di dichiarazione di stato di
emergenza da parte della Regione Sicilia
non era stata accolta, perché dalla
relazione di accompagnamento alla
richiesta stessa sembrava discendere che
il crollo era stato causato dall’assenza di
ordinaria manutenzione su una struttura già vetusta, pur sottolineando una generale situazione di degrado della chiesa e del versante su cui insiste. E le condizioni di rischio geomorfologico e di degrado strutturale dell’intera area? Nella stessa comunicazione però si faceva presente, al Presidente della Regione Sicilia, che l’evento era da ritenersi fronteggiabile, da parte della Regione Sicilia, attivando le risorse Salvalarte Sicilia 2008 disponibili sul Fondo Regionale di Protezione Civile. Il 19 giugno 2008 l’on. Giambrone rivolse un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri in merito al caso della via Itria. Successivamente, il 28 luglio 2008, il nuovo sindaco di Piazza dichiarò cessato lo stato di emergenza.
Da allora sembra che tutto taccia. L’amministrazione comunale di Piazza Armerina si è fatta carico di tutte le spese relative all’emergenza legata al crollo: circa 500 mila euro utilizzati per i lavori di messa in sicurezza del paramento murario crollato, per le demolizioni che sono state effettuate, per le operazioni di monitoraggio e di verifica delle condizioni geologiche dell’area, per vitto e alloggio delle famiglie le cui abitazioni sono state dichiarate inagibili, per il supporto ai volontari di protezione civile. Gli aiuti finanziari per il sostegno alle famiglie promessi dall’ex presidente della Regione e dall’ex presidente della Provincia non sono mai arrivati, nonostante le richieste ufficiali. Oggi la via Itria è chiusa al traffico all’altezza del crollo della chiesa, perché interamente occupata dalla struttura di puntellamento che è stata realizzata; 27 abitazioni sono state dichiarate inagibili, 13 famiglie sono state evacuate, una comunità religiosa è stata costretta ad abbandonare la propria parrocchia, ma tutto sembra dimenticato. Così è se vi pare, come molte delle cose
di Sicilia.
Egregi onorevoli ed autorità,
sono trascorsi 11 mesi, da quando il 29 dicembre 2007 è crollato il paramento murario ovest della Chiesa dell’Itria, risalente al XVI secolo, ostruendo totalmente l’omonima via, e causando danni ad alcune abitazioni limitrofe.
L’edilizia del quartiere Canali presenta una evidente stratificazione di tipo storico a cui si associa, nel tempo, un notevole incremento volumetrico e questo pone in rilievo il mai risolto interrogativo in merito agli usi ed abusi dei suoli nelle città storiche (e non).
Nei giorni seguenti al 29 dicembre furono accertati numerosi casi di abitazioni che presentavano evidenti segni di dissesto. Più di 20 famiglie furono evacuate dalle loro abitazioni e ricoverate in un albergo cittadino, e molte di queste, a distanza di 11 mesi dal crollo, vivono in abitazioni in affitto delle cui spese si fa carico il comune.
Nonostante la Regione Sicilia abbia riconosciuto immediatamente lo stato di calamità e richiesto lo stato di emergenza al governo nazionale, quest’ultimo ha respinto la richiesta invitando il Presidente della Regione ad intervenire con le risorse disponibili sul Fondo regionale di Protezione Civile.
Il crollo della chiesa e le numerose segnalazioni di edifici privati e pubblici pericolanti costituiscono un vero e proprio campanello di allarme per lo stato di conservazione del centro storico di Piazza, e riaprono il dibattito sulla necessità di dotare la città di una Legge speciale al fine di risanare gli storici quartieri abbandonati, qualificandoli dal punto di vista della funzionalità, nell’ottica di coniugare economia, turismo e beni culturali.
Ma, nonostante gli impegni assunti dalla Regione ed il reale stato di collasso dell’intera area, sembra che tutto taccia.
Il Comune di Piazza Armerina si è fatto carico di tutti i costi relativi all’emergenza, facendo gravare sul proprio bilancio circa 500 mila euro per i lavori di messa in sicurezza della chiesa, per le demolizioni, per le indagini geologiche sull’area del crollo, per l’assistenza alle famiglie le cui abitazioni sono state dichiarate inagibili e per il supporto alla protezione civile.
Gli aiuti finanziari, richiesti e promessi, per il sostegno alla popolazione non sono mai arrivati.
Oggi la via Itria è chiusa al traffico all’altezza del crollo della chiesa, perché interamente occupata dalla struttura di puntellamento che è stata realizzata; 27 abitazioni sono state dichiarate inagibili, 13 famiglie sono state evacuate, una comunità religiosa è stata costretta ad abbandonare la propria parrocchia, ma tutto sembra dimenticato.
Per questo chiediamo che venga posta immediatamente fine alla condizione di degrado strutturale e sociale dell’area colpita dal crollo, individuando l’iter di finanziamento per la ricostruzione della chiesa e per il ripristino delle condizioni di sicurezza e di decoro, presupposti indispensabili per il vivere civile.
E’ opportuno, di conseguenza, che tutti gli attori della vicenda si confrontino, ognuno per le specifiche competenze, al fine di definire un percorso tecnico ed amministrativo per la soluzione del caso Itria, senza ulteriori indugi.
Il Rappresentante Legale del Circolo Piazzambiente Onlus
Riccardo Calamaio
Il dossier di Legambiente sulla vicenda D'Itria
SALVALARTE SICILIA 2008
CHIESE CROLLATE E FAMIGLIE SFOLLATE:
il caso della Chiesa di Santa Maria dell’Itria Alba del 29 dicembre 2007. Ore 05.45. Gli abitanti del popolare quartiere Canali vengono improvvisamente svegliati dal rumore causato dal crollo del paramento murario ovest della Chiesa dell’Itria, loro chiesa parrocchiale risalente al XVI secolo, sull’omonima via. Il crollo parziale della chiesa aveva di fatto ostruito la via Itria, attraversamento principale per lo storico quartiere, e causato danni ad alcune abitazioni limitrofe. L’edilizia del quartiere Canali presenta una evidente stratificazione di tipostorico a cui si associa, nel tempo, unnotevole incremento volumetrico; le abitazioni mostrano chiaramente superfetazioni che hanno certamente inciso nel tempo sulla debole portanza del sottosuolo e questo pone in rilievo il mai risolto interrogativo in merito agli usi ed abusi dei suoli nelle città storiche (e non).
Durante i giorni dell’emergenza molti anziani residenti hanno inoltre raccontato che la via Itria, sino agli anni ‘50-60 non era carrabile e presentava una lunga sequenza di gradonate.
Il boom dell’automobile determinò quasi sicuramente la modifica della sede stradale e nei decenni a seguire il passaggio quotidiano delle automobili avrà sicuramente determinato vibrazioni che si saranno propagate in un terreno geologicamente non ad altissima
portanza e su una strada (la via Itria per l’appunto) che nel sottosuolo si presenta cava, perché occupata da canalizzazioni idrauliche di notevoli dimensioni, elemento questo che diminuisce ulteriormente la stabilità globale del complesso strada-terreno. Vennero immediatamente allertate le forze dell’ordine ed i soccorritori, al fine di verificare, prioritariamente, che non vi fossero vittime o feriti al di sotto dell’enorme cumulo di macerie. Mentre i volontari e le forze dell’ordine lavoravano sotto la pioggia battente veniva immediatamente attivato, come previsto dalla legge, il C.O.C., il Centro Operativo Comunale di Protezione Civile, una vera e propria task force, presieduto dal sindaco, al quale, in casi simili, viene demandato il coordinamento di tutte le attività di soccorso, di monitoraggio e di verifica sul luogo del disastro. La chiesa presentava il prospetto laterale completamente squarciato in corrispondenza di una stretta navata laterale e l’enorme breccia lasciava intravedere, dall’esterno, l’altare e parte del presbiterio. Molto presto u accertata la non presenza di vittime e feriti e l’interesse del C.O.C. si rivolse alla chiesa che minacciava di crollare completamente da un momento all’altro.
Fu emessa immediatamente un’ordinanza per garantire il puntellamento della navata e del tetto
della chiesa. Salvalarte Sicilia 2008.I lavori ebbero inizio lo stesso giorno e andarono avanti, per circa 15 giorni, ininterrottamente, in condizioni di notevole rischio, sino a quando i tecnici non dichiararono la provvisoria condizione di sicurezza della chiesa.
Per accertare le cause del crollo e predisporre la struttura di puntellamento più idonea per la chiesa furono nominati degli esperti, 2 ingegneri ed 1 geologo.
Tutto sotto la supervisione del Dipartimento di Protezione Civile Regionale e del Genio Civile di Enna. Nel frattempo i tecnici del comune, coadiuvati da quelli del Genio Civile di Enna, del Dipartimento di Protezione Civile Regionale e della Protezione Civile Provinciale avviavano una verifica a tappeto di tutte le abitazioni intorno la chiesa per verificarne le condizioni di
stabilità.
La zona dell’Itria era già stata in passato interessata da fenomeni di smottamento sotterraneo ed alcune case risultano ancor oggi puntellate. Nel giugno del 2004 l’amministrazione comunale aveva chiesto l’inserimento della zona dell’Itria, in quanto ad alto rischio, nel P.A.I. (Piano di Assetto Idrogeologico) ma la richiesta non era stata accolta negando di fatto all’amministrazione la possibilità di ricevere finanziamenti specifici per la zona in questione.
Nei giorni seguenti al 29 dicembre furono accertati numerosi casi di abitazioni che presentavano evidenti segni di dissesto. Per i loro proprietari fu emessa immediatamente ordinanza di sgombero a scopo cautelativo, sino al completamento delle verifiche tecniche. Più di 20 famiglie furono evacuate dalle loro abitazioni e ricoverate in un albergo cittadino.
Alcune di esse, eliminate alcune condizioni di pericolo immediato, hanno avuto la possibilità di rientrare nelle loro
abitazioni ma la maggior parte di esse, a
distanza di 11 mesi dal crollo, vive in
abitazioni in affitto delle cui spese si fa
carico il comune.
Se questa è la breve cronaca dei fatti,
alcuni aspetti della vicenda sono degni di
una beffa.
La chiesa appartiene alla Diocesi di
Piazza Armerina.
Nel marzo del 2000 era stato presentato
alla Soprintendenza di Enna, per
l’espressione del parere di competenza,
un progetto di massima per il restauro
ed adeguamento impianti della chiesa
dell’importo di circa € 1.900.000,00,
finalizzato alla richiesta di finanziamento
da parte della Regione con i fondi POR
2000-2006.
Il progetto fu esitato favorevolmente nel
giugno dello stesso anno e di
conseguenza si poté procedere alla
redazione del progetto esecutivo che
però fu sottoposto ad un iter burocratico
lunghissimo (circa 200 giorni come ebbe
a dichiarare il vescovo di Piazza
Armerina alla V Commissione Cultura
ARS) e fu esitato solamente nel marzo
del 2001.
Ma ritardi burocratici, richieste di
integrazione ed altro, comportarono
l’esclusione del progetto dall’elenco di
quelli finanziati dall’Assessorato
regionale Beni Culturali.
Nell’agosto del 2002 il parrocco, di fatto
legale rappresentante, della chiesa,
propose ricorso al T.A.R. e
successivamente al C.G.A. contro
l’esclusione dal finanziamento.
Il 28 dicembre 2007, 1 giorno prima del
disastroso crollo, il C.G.A. esitò
l’accoglimento del ricorso.
Ma c’è dell’altro.
Salvalarte Sicilia 2008 Pagina 3 di 4
L’amministrazione comunale avviò
immediatamente (31 dicembre 2007) le
procedure per il riconoscimento dello
stato di calamità e di emergenza, istanze
accolte dalla giunta regionale il 7
febbraio 2008 con la dichiarazione dello
stato di calamità e la richiesta dello stato
di emergenza alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
I giorni successivi al 29 dicembre videro
a Piazza Armerina una vera e propria
passerella di illustri politici e tecnici, tutti
apparentemente impegnati su un fronte
comune: risolvere in breve tempo e
definitivamente l’emergenza della chiesa
e del quartiere che, ubicato a valle del
centro storico, si presenta caratterizzato
da condizioni idrogeomorfologiche
definite dallo studio sul P.R.G. “a rischio
molto elevato”, a causa sia dall’alta
escursione topografica (pendenza media
superiore al 50%) che alla litologia
presente costituita da sabbie e sabbie
limose a volte ricoperte da materiale
eterogeneo di riporto, di notevole
spessore, all’interno del quale è stata
registrata la presenza di acque circolanti
di diversa provenienza.
Nel frattempo le condizioni atmosferiche
non davano tregua alla cittadina e tra gli
abitanti del centro storico si diffondeva il
panico.
Numerose furono infatti, in quei giorni, le
segnalazioni, e di conseguenza gli
interventi della task force tecnica del
C.O.C., in merito a crolli, caduta di
calcinacci ed altro relative a palazzi
nobiliari ed ad altre chiese.
Segnalazioni ed interventi che riaprirono
il dibattito sulla necessità di dotare la
città di una Legge speciale per il centro
storico al fine di risanare gli storici
quartieri abbandonati, qualificandoli dal
punto di vista della funzionalità, ed al
fine di contrastare il diffuso stato di
degrado dell’edilizia monumentale
pubblica e privata di uno dei centri storici
più interessanti di Sicilia, nell’ottica di
coniugare finalmente economia, turismo
e beni culturali.
Il 10 gennaio 2008 la V Commissione
Cultura dell’ARS già coinvolta,
precedentemente al crollo della chiesa,
sul problema della Legge speciale, si
recò in visita a Piazza Armerina e
constatò lo stato di rischio in cui si
trovava la zona dell’Itria e la ricchezza
del patrimonio architettonico ed artistico
della città.
Il 15 gennaio successivo il sindaco ed il
vescovo furono invitati in audizione a
Palermo, presso la V Commissione ARS,
alla presenza del Dirigente Generale
dell’Assessorato regionale BB.CC.AA. per
approfondire la vicenda ed individuare un
percorso condiviso per la soluzione
definitiva del problema del centro storico
di Piazza.
In quella sede il Dirigente Generale
dell’Assessorato, prese atto del parere
del C.G.A. in merito al finanziamento del
progetto della chiesa dell’Itria e dichiarò
la disponibilità dell’assessorato a
legittimare finanziariamente il parere del
C.G.A., anche se ovviamente il progetto
andava completamente modificato con la
previsione non più del restauro ma della
ricostruzione.
Nelle settimane successive al crollo della
chiesa seguirono però crolli e terremoti
politici di notevole entità che
determinarono una lunga e silenziosa
fase di standby.
A Piazza Armerina arrivò, in sostituzione
del sindaco dimissionario, un
commissario regionale la cui priorità non
sembrò certamente essere l’emergenza
di via Itria.
Dal governo centrale, a metà aprile
2008, arrivò la comunicazione che la
richiesta di dichiarazione di stato di
emergenza da parte della Regione Sicilia
non era stata accolta, perché dalla
relazione di accompagnamento alla
richiesta stessa sembrava discendere che
il crollo era stato causato dall’assenza di
ordinaria manutenzione su una struttura già vetusta, pur sottolineando una generale situazione di degrado della chiesa e del versante su cui insiste. E le condizioni di rischio geomorfologico e di degrado strutturale dell’intera area? Nella stessa comunicazione però si faceva presente, al Presidente della Regione Sicilia, che l’evento era da ritenersi fronteggiabile, da parte della Regione Sicilia, attivando le risorse Salvalarte Sicilia 2008 disponibili sul Fondo Regionale di Protezione Civile. Il 19 giugno 2008 l’on. Giambrone rivolse un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri in merito al caso della via Itria. Successivamente, il 28 luglio 2008, il nuovo sindaco di Piazza dichiarò cessato lo stato di emergenza.
Da allora sembra che tutto taccia. L’amministrazione comunale di Piazza Armerina si è fatta carico di tutte le spese relative all’emergenza legata al crollo: circa 500 mila euro utilizzati per i lavori di messa in sicurezza del paramento murario crollato, per le demolizioni che sono state effettuate, per le operazioni di monitoraggio e di verifica delle condizioni geologiche dell’area, per vitto e alloggio delle famiglie le cui abitazioni sono state dichiarate inagibili, per il supporto ai volontari di protezione civile. Gli aiuti finanziari per il sostegno alle famiglie promessi dall’ex presidente della Regione e dall’ex presidente della Provincia non sono mai arrivati, nonostante le richieste ufficiali. Oggi la via Itria è chiusa al traffico all’altezza del crollo della chiesa, perché interamente occupata dalla struttura di puntellamento che è stata realizzata; 27 abitazioni sono state dichiarate inagibili, 13 famiglie sono state evacuate, una comunità religiosa è stata costretta ad abbandonare la propria parrocchia, ma tutto sembra dimenticato. Così è se vi pare, come molte delle cose
di Sicilia.
domenica 16 novembre 2008
Verifiche Protezione civile sulle case evacuate dell'Itria. Nessun peggioramento. A gennaio rientro famiglie? Da Roma e Palermo niente fondi.Il ghetto
Case di via d'Itria. Sopralluoghi. Vetrini a posto.Nessun peggioramento statico. Questo quanto emerso dai sopralluoghi effettuati dalla Protezione civile comunale e dall’ufficio Tecnico su 12 immobili di via d’Itria, nel quartiere Canali, tutti dichiarati inagibili e sgomberati dalle rispettive famiglie nel gennaio di quest’anno in seguito al crollo di una parte della vicina chiesa di Santa Maria dell’Itria. I tecnici della Protezione civile hanno effettuato in ciascuna delle abitazioni una verifica dello stato di agibilità degli edifici, monitorando lo stato complessivo delle strutture e il loro quadro evolutivo. E questo a dieci mesi di distanza dall’abbandono forzato delle strutture da parte dei rispettivi nuclei familiari. Il controllo sui fessurimetri, i cosiddetti “vetrini” posizionati nelle fessure delle pareti per constatarne i movimenti, avrebbe dato esito positivo. Sono tutti rimasti a “zero”, come si dice in gergo. In pratica le fessure non si sarebbero aggravate di
un solo millimetro in 300 giorni. I tecnici hanno messo nero su bianco i rilievi effettuati e adesso dovranno stilare una relazione sui sopralluoghi effettuati. Il controllo effettuato, quindi, potrebbe diventare propedeutico al ritorno a breve nelle proprie abitazioni della gran parte delle famiglie sgomberate quasi un anno fa, adesso residenti in appartamenti a spese delle casse comunali. Il risultato dei rilievi, inoltre, potrebbe confermare l’ipotesi della mancanza di correlazione diretta tra il crollo dell’Itria e il quadro statico complessivo delle abitazioni di via D’Itria. Ma ancora è troppo presto per trarre conclusioni definitive. Se l’esito dei controlli, come sembra, potrebbe far emergere la piena agibilità delle case sgomberate, l’ufficio Patrimonio del Comune potrebbe procedere alla presa d’atto della nuova situazione, attivando nei prossimi mesi la rescissione dei contratti di affitto attualmente a carico delle casse comunali.
Anni di scricchiolii
un solo millimetro in 300 giorni. I tecnici hanno messo nero su bianco i rilievi effettuati e adesso dovranno stilare una relazione sui sopralluoghi effettuati. Il controllo effettuato, quindi, potrebbe diventare propedeutico al ritorno a breve nelle proprie abitazioni della gran parte delle famiglie sgomberate quasi un anno fa, adesso residenti in appartamenti a spese delle casse comunali. Il risultato dei rilievi, inoltre, potrebbe confermare l’ipotesi della mancanza di correlazione diretta tra il crollo dell’Itria e il quadro statico complessivo delle abitazioni di via D’Itria. Ma ancora è troppo presto per trarre conclusioni definitive. Se l’esito dei controlli, come sembra, potrebbe far emergere la piena agibilità delle case sgomberate, l’ufficio Patrimonio del Comune potrebbe procedere alla presa d’atto della nuova situazione, attivando nei prossimi mesi la rescissione dei contratti di affitto attualmente a carico delle casse comunali.Anni di scricchiolii
I cittadini della zona da anni chiedono interventi di consolidamento statico del sottosuolo e messa in sicurezza di questa parte del quartiere Canali. Tutti i fabbricati hanno visto nel tempo aggravarsi lo stato fessurativo della muratura portante, perché costruiti sulle pareti di impluvi laterali. Un’instabilità dell’area dovuta alla eterogeneità del terreno sottostante gli edifici della zona, con la presenza di terreno di riporto utilizzato nei decenni per rendere pianeggiante il piano di fondazione delle nuove abitazioni, originariamente inclinato. Le indagini del sottosuolo, inoltre, in passato hanno messo in evidenza la presenza di una falda acquifera sotterranea. A breve, invece, dovrebbe scattare una nuova fase di controlli all’interno della chiesa di Santa Maria d’Itria, attualmente ingabbiata sul lato della via d’Itria e da dieci mesi chiusa al traffico nel tratto per ragioni di sicurezza.
Quanto costa l'evacuazione
Il prospetto spese sul crollo della chiesa d’Itria prevede 165 mila euro da spendere in quattro anni, dal 2008 al 2011, per l’affitto delle abitazioni assegnate dal Comune alle 13 famiglie evacuate a gennaio. Sono stati già spesi 83 mila euro, invece, per il ricovero degli evacuati nell’hotel Villa Romana nel primo mese dell’emergenza.
Nessun centesimo arrivato dall'alto. La situazione vista da Roma
La Regione Siciliana a febbraio ha riconosciuto lo Stato di Calamità, chiedendo alla Protezione civile nazionale, poi, il ben più importante riconoscimento dello Stato di Emergenza, quello necessario per accedere a fondi speciali nazionali. Soltanto che il dipartimento nazionale di Protezione civile, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha risposto picche. La situazione non è così grave e non dipende da fenomeni climatici, ma dalla mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Questa nella sostanza la situazione vista da Roma. Insomma, ci devono pensare le casse regionali, non quelle statali. Ma finora ogni centesimo è stato cacciato solo dalle casse comunali.
Quanto finora speso
Il prospetto economico della Protezione civile conta finora 495 mila euro di spese sostenute, di cui 288 mila euro già liquidati fino allo scorso giugno. L’ultimo atto ufficiale è l’invio di una relazione al dipartimento regionale di Protezione civile, accompagnata dalla richiesta da parte del commissario Nunzio Crimi di finanziare gli sforzi economici già sostenuti dal Comune. Ma di soldi neanche l’ombra. Tutta la vicenda è finita anche al Senato della Repubblica. L’onorevole Fabio Giambrone, senatore dell’Italia dei Valori, ha presentato un’interrogazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri su tutta la vicenda. Dal Giornale di Sicilia - Edizione 13 novembre http://robertpalermo.blogspot.com/
L'Altra Piazza Dimenticata: il Ghetto
L'altra Piazza, quella tra via Angelo Golino e vico Licata. In mezzo la chiesa crollata dell'Itria, erbaccia, rifiuti, vie puntellate e case inagibili
Tubi, giunti, passerelle di legno, muri di sostegno puntellati, case demolite, numerose altre abbandonate, altre ancora a rischio, piccoli cortili inabitati invasi dalle erbacce e dalla spazzatura. È l’altra Piazza, quella tra il vico Licata e il vico Angelo Golino, con in mezzo la chiesa crollata di Santa Maria D’Itria, una via bloccata ed il quartiere Canali tagliato in due. I numeri ufficiali ed un giro a piedi sembrano far ricordare i postumi di un’area terremotata. Sono 22 g
li immobili totalmente inagibili, 16 quelli inagibili per rischio esterno, 2 quelli parzialmente inagibili, 13 le famiglie evacuate, quattro le vie interne puntellate, solo alcune attraversabili da strette passerelle in legno. Il muro di sostegno della scalinata di vico Licata è a forte rischio. Metà della scalinata sottostante nel vico Scalo è stata occupata dai tubi e giunti utilizzati per il puntellamento. Stessa situazione in via Cannizzo e alla fine di vico Scalo. Il 29 dicembre il crollo del paramento murario della chiesa ha dato il colpo di grazia ad una situazione di dissesto idrogeologico già conosciuta da tempo dagli esperti. In dieci mesi, però, soldi pubblici regionali o nazionali non ne sono arrivati. Tante parole, indagini geotecniche, sopralluoghi istituzionali. Ma soldi niente. La Regione Siciliana ha anche riconosciuto lo Stato di Calamità, chiedendo alla Protezione civile nazionale il ben più importante riconoscimento dello Stato di Emergenza, necessario per accedere a fondi speciali nazionali. Soltanto che il dipartimento nazionale di Protezione civile, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha risposto picche. La situazione non è così grave e non dipende da fenomeni climatici, ma dalla mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Insomma, ci devono p
ensare le casse regionali hanno fatto sapere da Roma. Ma finora ogni centesimo è stato cacciato solo dalle casse comunali. Il prospetto spese predisposto dagli uffici comunali di protezione civile conta finora 495 mila euro di spese sostenute, di cui 288 mila euro già liquidati. L’ultimo atto ufficiale è l’invio di una relazione al dipartimento regionale di Protezione civile, accompagnata dalla richiesta da parte del commissario Nunzio Crimi di finanziare gli sforzi economici già sostenuti dal Comune. Tutta la vicenda è finita anche al Senato della Repubblica. L’onorevole Fabio Giambrone, senatore dell’Italia dei Valori, si è rivolto con un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, ha chiesto di conoscere “quale sia lo stato attuale dell’iter per la deliberazione dello stato di emergenza e la relativa concessione dei fondi straordinari per il recupero dell’area”. La risposta pare arriverà in autunno.
Tubi, giunti, passerelle di legno, muri di sostegno puntellati, case demolite, numerose altre abbandonate, altre ancora a rischio, piccoli cortili inabitati invasi dalle erbacce e dalla spazzatura. È l’altra Piazza, quella tra il vico Licata e il vico Angelo Golino, con in mezzo la chiesa crollata di Santa Maria D’Itria, una via bloccata ed il quartiere Canali tagliato in due. I numeri ufficiali ed un giro a piedi sembrano far ricordare i postumi di un’area terremotata. Sono 22 g
li immobili totalmente inagibili, 16 quelli inagibili per rischio esterno, 2 quelli parzialmente inagibili, 13 le famiglie evacuate, quattro le vie interne puntellate, solo alcune attraversabili da strette passerelle in legno. Il muro di sostegno della scalinata di vico Licata è a forte rischio. Metà della scalinata sottostante nel vico Scalo è stata occupata dai tubi e giunti utilizzati per il puntellamento. Stessa situazione in via Cannizzo e alla fine di vico Scalo. Il 29 dicembre il crollo del paramento murario della chiesa ha dato il colpo di grazia ad una situazione di dissesto idrogeologico già conosciuta da tempo dagli esperti. In dieci mesi, però, soldi pubblici regionali o nazionali non ne sono arrivati. Tante parole, indagini geotecniche, sopralluoghi istituzionali. Ma soldi niente. La Regione Siciliana ha anche riconosciuto lo Stato di Calamità, chiedendo alla Protezione civile nazionale il ben più importante riconoscimento dello Stato di Emergenza, necessario per accedere a fondi speciali nazionali. Soltanto che il dipartimento nazionale di Protezione civile, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha risposto picche. La situazione non è così grave e non dipende da fenomeni climatici, ma dalla mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Insomma, ci devono p
ensare le casse regionali hanno fatto sapere da Roma. Ma finora ogni centesimo è stato cacciato solo dalle casse comunali. Il prospetto spese predisposto dagli uffici comunali di protezione civile conta finora 495 mila euro di spese sostenute, di cui 288 mila euro già liquidati. L’ultimo atto ufficiale è l’invio di una relazione al dipartimento regionale di Protezione civile, accompagnata dalla richiesta da parte del commissario Nunzio Crimi di finanziare gli sforzi economici già sostenuti dal Comune. Tutta la vicenda è finita anche al Senato della Repubblica. L’onorevole Fabio Giambrone, senatore dell’Italia dei Valori, si è rivolto con un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, ha chiesto di conoscere “quale sia lo stato attuale dell’iter per la deliberazione dello stato di emergenza e la relativa concessione dei fondi straordinari per il recupero dell’area”. La risposta pare arriverà in autunno. Nella zona del crollo i bambini giocano a calcio sotto la chiesa dell'Itria, la rete del cancello di sicurezza è in parte divelta e mancante. Clicca qui:
Spese, dettaglio per il crollo dell'Itria: http://robertpalermo.blogspot.com/2008/07/ecco-come-e-quanto-stato-speso-finora.html
L'interrogazione del senatore Fabio Giambrone (Italia dei Valori) sulla vicenda dell'Itria e del dissesto dei Canali:
mercoledì 12 novembre 2008
Le nuove norme per la fiera del bestiame passano in aula. Il sito forse aprirà a gennaio. Era stato promesso a settembre.

Approvato all’unanimità dal consiglio comunale il regolamento “Fiera di Piazza”, il testo di 43 articoli con il quale viene disciplinata la fiera zootecnica dell’area ex Siace. Tra le novità biglietto di ingresso di 2 euro per gli adulti, 1 euro per i minori dai 12 ai 18 anni e per chi ha più di 65 anni, gratuito per i portatori di handicap ed un accompagnatore. L’allevatore che porterà alla vendita un solo animale dovrà pagare 10 euro per la Cosap, il suolo pubblico, per più di un animale 30 euro. Gli espositori con le bancarelle, invece, dovranno pagare per la Cosap 50 euro.
Variazione finanziaria da 80 mila euro per ora stralciata, come chiesto dall'opposizione. Tentativo di imboscata?
Stralciata, invece, la variazione di bilancio associata al regolamento per realizzare alcuni interventi sull’area. “Presidente Centonze non faccia imboscate, la variazione di bilancio non è all’ordine del giorno, si tratta di una cosa diversa dal regolamento che discutiamo e va trattata a parte con un nuovo ordine del giorno”, dice Carmelo Gagliano, capogruppo del Popolo delle Libertà, il quale ha ricordato “l’ostruzionismo del centrosinistra” alle iniziative promosse dal governo Prestifilippo sull’area ex Siace. “Non faccio imboscate”, replica Centonze, il quale, poi, decide di stralciare dalla delibera la parte relativa alla variazione finanziaria, accogliendo di fatto la richiesta dell’opposizione. “Lo avevamo fatto solo per accelerare i tempi e dare subito il via allo smontaggio delle strutture dell’ex mercato ortofrutticolo da rimontare all’interno dell’area ex Siace”, spiegherà, poi, l’assessore al Commercio, Teodoro Ribilotta.
Meglio Fiera di Piazza o Fiera di piazza Armerina. Vince la storia rispetto al pragmatismo
Non accolta, infine, dall’aula la richiesta, presentata dal Popolo delle Libertà, di chiamare la fiera zootecnica non “Fiera di Piazza”, come proposto dall’amministrazione, ma “Fiera di Piazza Armerina”. “Ritengo più opportuno chiamarla Fiera di Piazza Armerina, perché questo consente in ogni occasione di poter rendere visibile e individuabile la nostra città, l’uso dell’espressione Fiera di Piazza non è al passo con i tempi, fa riferimento ad un periodo in cui la nostra città si chiamava solo Platia”, motiva Gagliano. “Fiera di Piazza”, però, è una volontà del sindaco Nigrelli, e alcuni consiglieri del pd, sia pure perplessi, confermano il rimando storico agli appunti del Chiarandà.
Le valutazioni di Legambiente
“Nell’area, ricadente in pre-riserva, sarà possibile effettuare la fiera zootecnica e altre manifestazioni specifiche grazie ad un protocollo d’intesa stipulato fra l’amministrazione e l’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, ente gestore della riserva, che prevede inoltre gli interventi strutturali e di manutenzione nel rispetto delle norme di tutela ambientale allegate al decreto istitutivo della riserva”, spiega Riccardo Calamaio, consigliere del Partito Democratico e responsabile di Piazzambiente.
Cani e gatti "minorenni" accompagnati dai genitori
Tutti gli animali, ad eccezione degli anatidi (le anatre), che non potranno mai essere ammessi alla fiera,dovranno essere identificati con regolare marca auricolare e identificativo elettronico contenente microchip e dovranno essere scortati dal previsto passaporto individuale. Vietato introdurre cani e gatti di età inferiore alle otto settimane, tranne quando questi siano accompagnati dalla madre. Assolutamente vietata la commercializzazione di cani di età inferiore a 60 giorni. Previsti due ingressi. Cancello sud (dal bosco adiacente l’area) per gli operatori commerciali, gli animali e i veicoli adibiti al trasporto degli stessi. Cancello nord (strada per Aidone) unicamente per i visitatori. Il visitatore che acquista anche un solo animale, potrà uscire dal sito fieristico solo dal cancello sud, previa registrazione dell’avvenuta transazione commerciale nell’apposito registro di carico e scarico bestiame.
Ma la fiera continua a rimanere chiusa
Tutto importante e innovativo. Solo che la fiera, almeno per ora, continua a rimanere chiusa. Il capogruppo del pdl, Gagliano, lo ha ricordato all’assessore Teodoro Ribilotta: “Avevate promesso di riaprire a settembre, non ci siete riusciti neanche a ottobre, e adesso se tutto va bene si riaprirà a gennaio, prima di fare promesse pensateci sopra”. http://robertpalermo.blogspot.com/
Variazione finanziaria da 80 mila euro per ora stralciata, come chiesto dall'opposizione. Tentativo di imboscata?
Stralciata, invece, la variazione di bilancio associata al regolamento per realizzare alcuni interventi sull’area. “Presidente Centonze non faccia imboscate, la variazione di bilancio non è all’ordine del giorno, si tratta di una cosa diversa dal regolamento che discutiamo e va trattata a parte con un nuovo ordine del giorno”, dice Carmelo Gagliano, capogruppo del Popolo delle Libertà, il quale ha ricordato “l’ostruzionismo del centrosinistra” alle iniziative promosse dal governo Prestifilippo sull’area ex Siace. “Non faccio imboscate”, replica Centonze, il quale, poi, decide di stralciare dalla delibera la parte relativa alla variazione finanziaria, accogliendo di fatto la richiesta dell’opposizione. “Lo avevamo fatto solo per accelerare i tempi e dare subito il via allo smontaggio delle strutture dell’ex mercato ortofrutticolo da rimontare all’interno dell’area ex Siace”, spiegherà, poi, l’assessore al Commercio, Teodoro Ribilotta.
Meglio Fiera di Piazza o Fiera di piazza Armerina. Vince la storia rispetto al pragmatismo
Non accolta, infine, dall’aula la richiesta, presentata dal Popolo delle Libertà, di chiamare la fiera zootecnica non “Fiera di Piazza”, come proposto dall’amministrazione, ma “Fiera di Piazza Armerina”. “Ritengo più opportuno chiamarla Fiera di Piazza Armerina, perché questo consente in ogni occasione di poter rendere visibile e individuabile la nostra città, l’uso dell’espressione Fiera di Piazza non è al passo con i tempi, fa riferimento ad un periodo in cui la nostra città si chiamava solo Platia”, motiva Gagliano. “Fiera di Piazza”, però, è una volontà del sindaco Nigrelli, e alcuni consiglieri del pd, sia pure perplessi, confermano il rimando storico agli appunti del Chiarandà.
Le valutazioni di Legambiente
“Nell’area, ricadente in pre-riserva, sarà possibile effettuare la fiera zootecnica e altre manifestazioni specifiche grazie ad un protocollo d’intesa stipulato fra l’amministrazione e l’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, ente gestore della riserva, che prevede inoltre gli interventi strutturali e di manutenzione nel rispetto delle norme di tutela ambientale allegate al decreto istitutivo della riserva”, spiega Riccardo Calamaio, consigliere del Partito Democratico e responsabile di Piazzambiente.
Cani e gatti "minorenni" accompagnati dai genitori
Tutti gli animali, ad eccezione degli anatidi (le anatre), che non potranno mai essere ammessi alla fiera,dovranno essere identificati con regolare marca auricolare e identificativo elettronico contenente microchip e dovranno essere scortati dal previsto passaporto individuale. Vietato introdurre cani e gatti di età inferiore alle otto settimane, tranne quando questi siano accompagnati dalla madre. Assolutamente vietata la commercializzazione di cani di età inferiore a 60 giorni. Previsti due ingressi. Cancello sud (dal bosco adiacente l’area) per gli operatori commerciali, gli animali e i veicoli adibiti al trasporto degli stessi. Cancello nord (strada per Aidone) unicamente per i visitatori. Il visitatore che acquista anche un solo animale, potrà uscire dal sito fieristico solo dal cancello sud, previa registrazione dell’avvenuta transazione commerciale nell’apposito registro di carico e scarico bestiame.
Ma la fiera continua a rimanere chiusa
Tutto importante e innovativo. Solo che la fiera, almeno per ora, continua a rimanere chiusa. Il capogruppo del pdl, Gagliano, lo ha ricordato all’assessore Teodoro Ribilotta: “Avevate promesso di riaprire a settembre, non ci siete riusciti neanche a ottobre, e adesso se tutto va bene si riaprirà a gennaio, prima di fare promesse pensateci sopra”. http://robertpalermo.blogspot.com/
Mancano dei tempi tecnici perchè tutto sia pronto. Anche per fine novembre la fiera salterà. Occorrono altri 80 mila euro ed una variazione di bilancio per finanziare il trasporto con smontaggio della copertura del mercato ortofrutticolo, da utilizzare per realizzare la tettoia per i cavalli. L'assessore Teodoro Ribilotta aveva dichiarato negli scorsi mesi che l'obiettivo era riaprire la fiera zootecnica dell'area ex Siace alla fine di settembre. La fiera si tiene ogni ultima domenica di mese, quindi la riapertura doveva avvenire il 28 settembre. Prima data saltata e tempi non rispettati. Seconda data saltata e tempi non rispettati. Adesso si guarda a fine dicembre? La riapertura potrebbe arrivare a gennaio 2009.Vediamo se i nuovi tempi verranno rispettati. Clicca sotto e guarda, intanto, quanto ha speso finora sull'area ex Siace l'amministrazione Nigrelli: http://robertpalermo.blogspot.com/2008/08/fiera-zootecnica-tutte-le-novit-e-gli.html
martedì 11 novembre 2008
Si ritrovano un rottweiler e un pastore tedesco in cucina, interviene la polizia. I due animali, con il collare, forse abbandonati dai proprietari.

PIAZZA ARMERINA. Se li sono ritrovati dentro la cucina mentre stavano facendo fuori i pochi resti di un pollo arrosto. Presi dalla paura si sono rivolti subito agli agenti del commissariato. I proprietari di una villa in contrada Indirizzo, vicino al depuratore comunale, giovedì sera, non credevano ai loro occhi quando si sono ritrovati con due cani di grosse dimensioni penetrati dentro la loro abitazione, impegnati a consumare il loro frugale pasto di fortuna tra il tavolo e il frigorifero. Un grosso e robusto rottweiler ed un altrettanto forzuto pastore tedesco, entrambi muniti di collari, forse affamati, forse abbandonati dal loro padrone o fuggiti da qualche residenza vicina, hanno messo in forte apprensione i proprietari della villa, spaventati dalla mole dei due cani e dal fatto di esserseli trovati all’improvviso dentro casa. I due animali, in ottime condizioni igienico-sanitarie, di ottima costituzione e tempra, puliti, sono poi rimasti a gironzolare nel cortile interno alla residenza. La donna di servizio, presa di coraggio, ha messo in mano il piatto con alcuni resti alimentari e lo ha portato all’interno di un adiacente garage, seguita dai due quattrozampe. Un’operazione che ha consentito alla donna di poter rinchiudere i due cani nella rimessa e chiamare le forze dell’ordine. Sul posto si sono portati gli agenti del commissariato. Aperto il garage, i due cani, inizialmente nervosi e diffidenti, sono stati avvicinati con molta pazienza, e dopo ripetuti tentativi, da un poliziotto, il quale ha potuto constatare di avere a che fare con due esemplari non randagi, due cani domestici dall’ottimo carattere e dall’indole assolutamente mansueta. Fatta la prima “amicizia”, i due animali sono rimasti “in custodia”, dentro il garage, per tutta la notte. Venerdì mattina, poi, sul posto sopralluogo degli agenti del commissariato e degli uomini della Polizia municipale, seguiti dai titolari ed alcuni assistenti del nuovo canile gestito dall’associazione Sole Nero. Il rottweiler, un esemplare maschio di circa due anni, è stato trasferito presso il ricovero per cani dell’associazione di contrada Solazzo, mentre il pastore tedesco è stato portato presso il canile in fase di allestimento in contrada Casale. A coordinare l’operazione, non del tutto ordinaria per il commissariato, il dirigente Giancarlo Consoli. I due “buontemponi” a quattro zampe potrebbero essere stati abbandonati dal proprietario. Anche perché fino ad oggi, e sono passati quasi tre giorni, non sono arrivate ai vari corpi di polizia denunce di smarrimento degli animali. Ma non è escluso che i proprietari li stiano ancora cercando. O meglio il proprietario. “Secondo me i due animali appartengono ad un unico proprietario, portano entrambi due collari identici, si vede subito che fra loro c’è un forte affiatamento, e poi due esemplari maschi non vanno quasi mai in giro insieme”, spiega uno dei responsabili e fondatori di Sole Nero, Enzo Orlando, da anni allevatore di “rottweiler”, con lo scopo “di creare esemplari dal carattere buono e socievole”. Fuggiti o abbandonati? Nel secondo caso scatta la denuncia penale. Il commissario Consoli e il comandante dei Vigili urbani, Pietro Viola, intanto, lanciano un appello: “Se il proprietario non li ha abbandonati venga a riprenderseli subito, sono due esemplari stupendi e molto socievoli”. Adesso per 60 giorni saranno tenuti nei ricoveri dell’associazione. Poi verranno dotati di microchip e dati in adozione. Giornale di Sicilia Edizione 9 novembre http://robertpalermo.blogspot.com/
Offerte ai sacerdoti, cala la generosità dei fedeli piazzesi nel 2007 rispetto al 2006
Fedeli della diocesi armerina più generosi con i propri parroci nel 2007 rispetto all’anno precedente. Aumenta del 10,40 per cento, infatti, l’importo complessivo delle offerte destinate al sostentamento del clero dei dodici comuni diocesani. I dati forniti dalla Cei, la conferenza episcopale italiana, il cosiddetto parlamento dei vescovi, fanno registrare un incremento di circa due mila euro, passando dai 18.688 euro del 2006 ai 20.639 euro del 2007. Un centinaio, invece, il numero delle offerte, passate dalle 500 del 2006 alle 597 dell’anno dopo. Il numero degli offerenti, invece, nel 2007 è stato di 552, circa un offerente ogni 402 abitanti del territorio diocesano. I dati sono stati già presentati dall’istituto diocesano per il Sostentamento del clero, attraverso il servizio per la Promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, alla presenza del vescovo Michele Pennisi e delle categorie professionali coinvolte nella devoluzione delle somme donate dai fedeli. Andando a guardare la distribuzione territoriale delle offerte, però, proprio la città dei mosaici mostra una tendenza negativa per il sostentamento del clero. Se nel 2006 i fedeli piazzesi avevano portato 940 euro nelle casse della diocesi, nel 2007 la somma è scesa a 830 euro, mentre è diminuito anche il numero delle offerte, passate dalle 22 del 2006 alle 16 del 2007, con un decremento del 27,30 per cento in un anno. http://robertpalermo.blogspot.com
"Solo finto dialogo" nel confronto mancato sull'ospedale Chiello.
Useremo tutti i mezzi leciti possibili contro l’ingiustizia di chiudere il Chiello.
di Sebastiano Arena
Il nostro ospedale “Michele Chiello” in un anno fa dagli 8 ai 9.000 ricoveri, accoglie e tratta nel suo Pronto Soccorso più di 15.000 persone, possiede il più alto indice di attrazione (20.7 %) di tutta la provincia; non presenta, tra le prime 10, patologie a rischio di inappropriatezza trattate in regime di ricovero ordinario; è utilizzato, oltre che dagli abitanti del suo distretto (Aidone, Barrafranca, Pietraperzia) è utilizzato anche dai non residenti (Valguarnera, Raddusa, Mirabella, S. Cono, S. Michele di Ganzaria, Mazzarino, ed altri). Piazza è al centro di un bacino archeologico-turistico di rilevanza mondiale, un luogo dove passano oltre 600.000 turisti all’anno e fra breve (con la riapertura della villa romana del Casale restaurata e l’arrivo della Venere di Morgantina) saranno oltre un milione. Ci sarà bisogno di un’accoglienza sanitaria maggiormente potenziata.
Se le cose stanno così, qualcuno può dirci perché ci chiudono l’ospedale? Qualcuno può dirci perché l’ospedale deve soccombere, se esso ha dato risposte adeguate, comprese urgenza ed emergenza, in tutti i lunghi anni della sua esistenza e ci sarà necessità di darne ancora?
Ovviamente vorremmo risposte serie e non le generiche e banali risposte che finora sono giunte, tipo: dobbiamo risparmiare, dobbiamo tagliare gli sprechi, dobbiamo risanare i bilanci. Qualcuno, come il Direttore generale dell’Asl 4 si è spinto oltre: dice che i posti-letto sono un mezzo e non un fine; dice di voler creare una sanità più giusta e più adeguata ai bisogni; dice che vuole assicurare a tutti i cittadini il meglio e con più sicurezza; esprime considerazioni incaute e un po’ terrificanti ai cittadini (“Lei non farebbe partorire sua moglie in un reparto dove non c’è la rianimazione”.); dice pure che è stato pronto al dialogo e non gli è giunta alcuna proposta alternativa alla sua.
Ovviamente rigettiamo in tronco queste considerazioni perché sono il prodotto della giustificazione, il frutto amaro della contiguità con la politica del governo, lui che è stato creato direttore dell’Usl 4 da questo governo e dunque ama porsi come un commissario zelante. Le proposte le ha avute, ma non ne ha tenuto conto: gli abbiamo proposto di essere trattati in questa provincia esattamente come in tutta la Sicilia e dunque con un indice di posti-letto ospedalieri del 3,5 o almeno del 3 per mille abitanti. Picche! La risposta è che non si tocca il piano regionale. Gli abbiamo detto che, se è ineluttabile l’accorpamento con l’ospedale di Enna, almeno che non chiuda i reparti per acuti di Piazza Armerina, dimodoché al nostro nosocomio sia mantenuta la sua caratteristica di ospedale. Picche! Ha risposto che i reparti per acuti dovranno chiudere. Gli abbiamo chiesto di mantenere i reparti di emergenza. Picche! La cardiologia dovrà andare a Enna e così pure l’anestesia, inoltre dovrà eliminare la pronta disponibilità medica di laboratorio e radiologia. Ci ha proposto, la cosiddetta week surgery, ma non ne ha voluto sapere quando abbiamo fatto notare che tale modalità chirurgica non è fattibile se non è presente pure la chirurgia generale e il servizio di anestesia. E tutto questo diniego a senso unico lo chiama dialogo.
Ma il dialogo, non spetta a me chiarirne l’autentico significato, è (dalla conversazione socratica in poi) una modalità antichissima di procedere nei rapporti umani essendo fatto di tesi, antitesi e poi sintesi. Ma come si può ottenere la sintesi, se chi pone la tesi rifiuta l’antitesi? Se l’interlocutore viene convocato solo per comunicargli la propria tesi? Allora si tratta di un finto dialogo, un soliloquio, un monologo condotto da parte di chi ha dentro di sé la dogmatica certezza della gestione delle cose.
Ma andiamo allo stato dell’arte. La sanità siciliana si trova ad un bivio: o andrà come l’Assessore regionale Russo ha ipotizzato e allora molti ospedali chiuderanno per mancanza di posti-letto per acuti. Secondo questo percorso si andrà a risparmiare un sacco di soldi pubblici, si accederà ai contributi statali e al mutuo, aumenteranno però le spese per l’utenza, si farà una cattiva sanità in quanto si precluderà l’uso degli ospedali ad una larga fetta di popolazione, la quale, a causa di una pessima offerta sanitaria da parte del territorio, è riuscita finora a risolvere i suoi problemi proprio accedendo all’ospedale.
Un’alternativa a questa strada è quella della bocciatura del decreto da parte dell’ARS poiché da più parti e quasi quotidianamente si avvertono segnali di contrarietà nella maggioranza oltre che, beninteso, nell’opposizione. In questo caso il panorama diventerà ancora più fosco in quanto lo scontro politico potrà portare perfino alla caduta del governo con le prevedibili ed imprevedibili conseguenze.
In questi giorni ho avuto l’opportunità di parlare con esponenti della “commissione dei 51” e, quando ho domandato perché alla provincia di Enna è stato assegnato un indice di p.l. di 2,1 x 1000, si sono meravigliati quasi non credendo che fosse andata davvero così. Evidentemente non conoscono bene lo schema di decreto di rimodulazione della rete ospedaliera e non conoscono neppure gli allegati (!). Infatti, i 718 posti-letto ospedalieri sono stati portati a 365. Ma la cosa più sconcertante è stata quella di apprendere della chiusura certa di tanti ospedali per acuti che saranno trasformati in presidi territoriali, luoghi a metà strada tra l’ambulatorio e il cronicario. E quando ho fatto notare che a Piazza il direttore dell’Asl avrebbe lasciato la Medicina e la Lungodegenza, mi sono sentito rispondere che la Medicina, in quanto reparto per acuti, non può sussistere e resterà in piedi solo la Lungodegenza che, tra l’altro non ha bisogno della figura primariale. Mi sono cadute le braccia! Altro che mantenere al Chiello la dignità di ospedale, ne vogliono fare proprio un cronicario!
A Palermo lunedì 10 novembre la popolazione di Piazza Armerina farà sentire la sua voce con un consiglio comunale celebrato sotto le finestre dell’Assessorato regionale alla Sanità. Chiederà conto della mannaia che sta per abbattersi sulla provincia di Enna, un bacino di povertà e di disoccupazione, perennemente depresso e abbandonato da sempre dalle istituzioni. Chiederà conto dell’ennesima iniquità contro la comunità di Piazza Armerina a cui sono solidali tutti i comuni viciniori e cioè Aidone, Barrafranca, Pietraperzia e Valguarnera. Speriamo che l’assessore e il suo direttore vogliano passare alla storia come i salvatori dell’ospedale piuttosto che come i suoi demolitori.
di Sebastiano Arena
Il nostro ospedale “Michele Chiello” in un anno fa dagli 8 ai 9.000 ricoveri, accoglie e tratta nel suo Pronto Soccorso più di 15.000 persone, possiede il più alto indice di attrazione (20.7 %) di tutta la provincia; non presenta, tra le prime 10, patologie a rischio di inappropriatezza trattate in regime di ricovero ordinario; è utilizzato, oltre che dagli abitanti del suo distretto (Aidone, Barrafranca, Pietraperzia) è utilizzato anche dai non residenti (Valguarnera, Raddusa, Mirabella, S. Cono, S. Michele di Ganzaria, Mazzarino, ed altri). Piazza è al centro di un bacino archeologico-turistico di rilevanza mondiale, un luogo dove passano oltre 600.000 turisti all’anno e fra breve (con la riapertura della villa romana del Casale restaurata e l’arrivo della Venere di Morgantina) saranno oltre un milione. Ci sarà bisogno di un’accoglienza sanitaria maggiormente potenziata.
Se le cose stanno così, qualcuno può dirci perché ci chiudono l’ospedale? Qualcuno può dirci perché l’ospedale deve soccombere, se esso ha dato risposte adeguate, comprese urgenza ed emergenza, in tutti i lunghi anni della sua esistenza e ci sarà necessità di darne ancora?
Ovviamente vorremmo risposte serie e non le generiche e banali risposte che finora sono giunte, tipo: dobbiamo risparmiare, dobbiamo tagliare gli sprechi, dobbiamo risanare i bilanci. Qualcuno, come il Direttore generale dell’Asl 4 si è spinto oltre: dice che i posti-letto sono un mezzo e non un fine; dice di voler creare una sanità più giusta e più adeguata ai bisogni; dice che vuole assicurare a tutti i cittadini il meglio e con più sicurezza; esprime considerazioni incaute e un po’ terrificanti ai cittadini (“Lei non farebbe partorire sua moglie in un reparto dove non c’è la rianimazione”.); dice pure che è stato pronto al dialogo e non gli è giunta alcuna proposta alternativa alla sua.
Ovviamente rigettiamo in tronco queste considerazioni perché sono il prodotto della giustificazione, il frutto amaro della contiguità con la politica del governo, lui che è stato creato direttore dell’Usl 4 da questo governo e dunque ama porsi come un commissario zelante. Le proposte le ha avute, ma non ne ha tenuto conto: gli abbiamo proposto di essere trattati in questa provincia esattamente come in tutta la Sicilia e dunque con un indice di posti-letto ospedalieri del 3,5 o almeno del 3 per mille abitanti. Picche! La risposta è che non si tocca il piano regionale. Gli abbiamo detto che, se è ineluttabile l’accorpamento con l’ospedale di Enna, almeno che non chiuda i reparti per acuti di Piazza Armerina, dimodoché al nostro nosocomio sia mantenuta la sua caratteristica di ospedale. Picche! Ha risposto che i reparti per acuti dovranno chiudere. Gli abbiamo chiesto di mantenere i reparti di emergenza. Picche! La cardiologia dovrà andare a Enna e così pure l’anestesia, inoltre dovrà eliminare la pronta disponibilità medica di laboratorio e radiologia. Ci ha proposto, la cosiddetta week surgery, ma non ne ha voluto sapere quando abbiamo fatto notare che tale modalità chirurgica non è fattibile se non è presente pure la chirurgia generale e il servizio di anestesia. E tutto questo diniego a senso unico lo chiama dialogo.
Ma il dialogo, non spetta a me chiarirne l’autentico significato, è (dalla conversazione socratica in poi) una modalità antichissima di procedere nei rapporti umani essendo fatto di tesi, antitesi e poi sintesi. Ma come si può ottenere la sintesi, se chi pone la tesi rifiuta l’antitesi? Se l’interlocutore viene convocato solo per comunicargli la propria tesi? Allora si tratta di un finto dialogo, un soliloquio, un monologo condotto da parte di chi ha dentro di sé la dogmatica certezza della gestione delle cose.
Ma andiamo allo stato dell’arte. La sanità siciliana si trova ad un bivio: o andrà come l’Assessore regionale Russo ha ipotizzato e allora molti ospedali chiuderanno per mancanza di posti-letto per acuti. Secondo questo percorso si andrà a risparmiare un sacco di soldi pubblici, si accederà ai contributi statali e al mutuo, aumenteranno però le spese per l’utenza, si farà una cattiva sanità in quanto si precluderà l’uso degli ospedali ad una larga fetta di popolazione, la quale, a causa di una pessima offerta sanitaria da parte del territorio, è riuscita finora a risolvere i suoi problemi proprio accedendo all’ospedale.
Un’alternativa a questa strada è quella della bocciatura del decreto da parte dell’ARS poiché da più parti e quasi quotidianamente si avvertono segnali di contrarietà nella maggioranza oltre che, beninteso, nell’opposizione. In questo caso il panorama diventerà ancora più fosco in quanto lo scontro politico potrà portare perfino alla caduta del governo con le prevedibili ed imprevedibili conseguenze.
In questi giorni ho avuto l’opportunità di parlare con esponenti della “commissione dei 51” e, quando ho domandato perché alla provincia di Enna è stato assegnato un indice di p.l. di 2,1 x 1000, si sono meravigliati quasi non credendo che fosse andata davvero così. Evidentemente non conoscono bene lo schema di decreto di rimodulazione della rete ospedaliera e non conoscono neppure gli allegati (!). Infatti, i 718 posti-letto ospedalieri sono stati portati a 365. Ma la cosa più sconcertante è stata quella di apprendere della chiusura certa di tanti ospedali per acuti che saranno trasformati in presidi territoriali, luoghi a metà strada tra l’ambulatorio e il cronicario. E quando ho fatto notare che a Piazza il direttore dell’Asl avrebbe lasciato la Medicina e la Lungodegenza, mi sono sentito rispondere che la Medicina, in quanto reparto per acuti, non può sussistere e resterà in piedi solo la Lungodegenza che, tra l’altro non ha bisogno della figura primariale. Mi sono cadute le braccia! Altro che mantenere al Chiello la dignità di ospedale, ne vogliono fare proprio un cronicario!
A Palermo lunedì 10 novembre la popolazione di Piazza Armerina farà sentire la sua voce con un consiglio comunale celebrato sotto le finestre dell’Assessorato regionale alla Sanità. Chiederà conto della mannaia che sta per abbattersi sulla provincia di Enna, un bacino di povertà e di disoccupazione, perennemente depresso e abbandonato da sempre dalle istituzioni. Chiederà conto dell’ennesima iniquità contro la comunità di Piazza Armerina a cui sono solidali tutti i comuni viciniori e cioè Aidone, Barrafranca, Pietraperzia e Valguarnera. Speriamo che l’assessore e il suo direttore vogliano passare alla storia come i salvatori dell’ospedale piuttosto che come i suoi demolitori.
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