venerdì 13 marzo 2009

Consiglio comunale straordinario sui lavori di ripavimentazione delle strade del centro storico. Tante voci di dissenso.

Un consiglio comunale per contestare i lavori di ripristino della pavimentazione stradale nel centro storico da parte di Acquaenna, la società che sta effettuando i lavori di rifacimento della rete idrica urbana. Stanno provocando sempre più polemiche le cattive condizioni del manto stradale dovute alle pavimentazioni della sede stradale successiva all’interramento delle nuove condutture idriche. Basolato antico in molti tratti mancante, il disegno architettonico di alcune pavimentazioni del centro storico mutato, la malta delle giunture del basolato mancante. Si stanno moltiplicando le iniziative per pretendere nuovi interventi migliorativi laddove i lavori siano stati fatti male. Il segretario dell’Mpa, Giuseppe Mattia, annuncia la volontà di promuovere attraverso i suoi consiglieri comunali di riferimento un consiglio comunale straordinario. Duro l’esponente politico. “Chiedo le dimissioni dei vertici di Acquaenna per come si stanno conducendo i lavori sul nostro territorio, ma devo diffidare ancora una volta l’amministrazione comunale che non sta tutelando i cittadini e preferisce rimanere in silenzio per ragioni politiche, senza esercitare alcuna pressione sui vertici di Acquaenna e Ato Idrico”, spiega Mattia. Trecento foto sono state depositate agli uffici comunali dal Comitato di Quartiere Monte. Immagini nelle quali vengono segnalate in modo puntuale tutte le anomalie riscontrate sulla pavimentazione del centro storico dopo i lavori di rifacimento della rete idrica. Il consigliere indipendente Basilio Fioriglio, ieri mattina, ha effettuato un lungo sopralluogo all’interno del centro storico, proprio per esaminare i lavori effettuati. “Così proprio non va, preannuncio diverse azioni consiliari e interrogazioni al sindaco Carmelo Nigrelli”, dice Fioriglio. “Tutte le segnalazioni ricevute dai cittadini, in cui si lamentavano lavori di ripristino della pavimentazione stradale fatti male, sono state girate dagli uffici comunali ad Acquaenna e all’Ato idrico”, spiega l’assessore ai Lavori pubblici Gaetano Guccio. “Laddove i lavori non siano stati fatti bene pretenderemo interventi aggiuntivi da parte degli operai della ditta”, aggiunge, sottolineando come siano in programma incontri tra i tecnici comunali e quelli di Acquaenna per mettere nero su bianco in quali strade effettuare i dovuti aggiustamenti. “Vigileremo affinché venga mantenuto questo positivo impegno preso dall’assessorato ai Lavori pubblici”, spiega Filippo Rausa, vice presidente del Comitato di quartiere Monte, il quale nei giorni scorsi aveva incontrato con una delegazione proprio l’assessore Guccio. Abbiamo cercato di raggiungere telefonicamente i vertici di Acquaenna, ma non è stato possibile mettersi in contatto con loro. Giornale di Sicilia - Edizione 13 marzo http://robertpalermo.blogspot.com

domenica 8 marzo 2009

Conti sempre più in rosso per la Casa di Riposo San Giuseppe. Disavanzo 2008 pari a 1 milione di euro, 300 mila euro in più del 2007.

Conti sempre più in rosso per la Casa di Riposo “San Giuseppe”. L’istituto assistenziale di Piano Sant’Ippolito ha chiuso l’esercizio 2008 con un disavanzo complessivo di 1 milione e 20 mila euro. Ben 300 mila euro di disavanzo in più rispetto al bilancio consuntivo del 2007, quando l’esercizio si era chiuso con un passivo di 706 mila euro. A pesare in negativo sull’aumento del disavanzo almeno tre elementi. Intanto il contributo regionale sul disavanzo, pari a circa 170 mila euro per l’esercizio 2007, e sceso per il bilancio 2008 a circa 70 mila euro. Circa 20 mila euro di incassi in meno sono arrivati dalla diminuzione dei ricoveri e quindi dalle minori rette complessive liquidate dagli ospiti del centro assistenziale. Altri 80 mila euro sono venuti meno alle casse della San Giuseppe agli inizi del 2008, a causa dell’anticipazione nell’autunno 2007 di un bimestre della retta comunale del 2008. E questo per venire incontro alle legittime proteste di quei mesi da parte del personale, il quale vanta numerosi stipendi arretrati. Nel 2008 la media degli anziani ospiti della struttura è stata di circa 60 presenze giornaliere, dei quali il 30 per cento non autosufficiente, con un’entrata complessiva di 634 mila euro. I vertici della casa di riposo, tenendo conto della media delle presenze degli ultimi tre anni, pari a 55 unità, stanno pensando di definire in modo nuovo l’attuale dotazione di posti letto, allineandolo al reale fabbisogno. Il numero allineato alla media consentirebbe di concentrare tutti i servizi in una sola delle due strutture esistenti, quella dell’ex convento, abbassando i costi di gestione fino ad arrivare ad un risparmio annuo di 120 mila euro.
Valore di stima dell'ex convento dei Teatini
Pari a un milione e mezzo di euro il valore di stima dell’ex convento dei Teatini di piazza Martiri d’Ungheria, immobile di proprietà della Casa di Riposo “San Giuseppe”. Il valore dell’edificio è stato stabilito dall’Agenzia del Territorio alla quale si era rivolta l’Opera Pia nei mesi scorsi. Il valore dell’immobile non comprende quello della chiesa dei Teatini, sulla quale è in fase di valutazione la relativa stima, immobile anche questo di proprietà del centro assistenziale di Piano Sant’Ippolito. L’obiettivo dichiarato dei vertici del centro assistenziale rimane quello di poter alienare i due immobili, previa autorizzazione dell’assessorato regionale alle Politiche sociali, in modo da ricavare i fondi necessari a risanare il disavanzo della Casa di Riposo e a pagare i 14 stipendi arretrati dei dipendenti.

sabato 7 marzo 2009

Villa Romana, lavori a rilento, l'intera copertura pronta e sostituita solo ad inoltrato 2010

Basta visitare in questi giorni l'intricata e complessa ingabbiatura interna ed esterna alla Basilica della Villa Romana del Casale (il primo ambiente che dovrà essere interessato dall'installazione della nuova copertura), con i ponteggi, necessaria a smontare la vecchia copertura e rimontare quella nuova, per capire che i lavori potranno finire solo nell'autunno del 2010 e non prima.

lunedì 2 marzo 2009

Basta improvvisazione. L'aula approva all'unanimità un o. d. g. sul verde pubblico della III commissione. Chiesto uno studio all'ufficio tecnico.

Consiglio comunale del 26 febbraio 2009
O.d.G. Problematica Verde Pubblico

La richiesta di convocazione per la trattazione da parte del C.C. dell’argomento all’Ordine del Giorno è essenzialmente legata alla sottoscrizione unanime, in data 13 ottobre 2008, agli atti della III Commissione Consiliare di un documento, che qui si allega, che presupponeva un’azione in tempi brevi dell’Ufficio Tecnico Comunale su indicazione dell’Amministrazione.

La III Commissione Consiliare si è a lungo soffermata sull’argomento (sedute del 10/09/2008, 13/10/ 2008 e 19/01/2009) sottolineando come occorra avviare una gestione del verde pubblico, slegata dalle logiche, spesso di tipo assistenzalista, che sono state imperanti negli ultimi vent’anni, chiedendo inoltre l’elaborazione di alcuni studi e documenti necessari ed indispensabili ai fini della corretta quantificazione delle somme di esercizio da inserire in fase di predisposizione del bilancio.

L’ Ordine del giorno di questo consiglio vuole, brevemente, costituire una riflessione (e conseguente condivisione) sulle funzioni, uso e gestione del verde pubblico nella nostra città, fornendo un atto di indirizzo all’Amministrazione.

PREMESSO CHE

Gli spazi verdi sono importanti per la vita sociale con effetti tutti riconducibili al miglioramento della qualità della vita dell’uomo: luogo di ritrovo per bambini e anziani, luogo per svolgere attività sportiva, ricreativa e culturale.

Gli spazi verdi costituiscano un elemento dell'ambiente costruito in cui viviamo in stretta relazione con il paesaggio, valore tutelato prima di tutto dall’art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Al verde urbano sono richieste anche funzioni, con effetti a livello biologico e psicologico, tutti riconducibili al miglioramento della qualità di vita dell’uomo.

Le piante inserite nel contesto urbano hanno la capacità di depurare l’aria, fissare gas, diminuire l’inquinamento acustico e di svolgere un’azione termoregolatrice del microclima cittadino.

Bisogna diffondere una nuova visione e una nuova cultura degli spazi verdi, in modo che la comunità dei cittadini diventi protagonista di un cambiamento di qualità del paesaggio urbano.

Molte città riconosciute “turistiche” fanno della cura del verde un punto di forza e di decoro proprio dell’attrazione turistica, riconoscendo in questo patrimonio un’importante risorsa.

I progressivi tagli alla spesa pubblica costringono (ma non giustificano) le Amministrazioni a ridimensionare il budget da destinare al settore del verde che rischia, in molti casi, di non poter disporre delle risorse sufficienti a garantire il livello minimo di manutenzione.

In un passato, ormai lontano, la cura dei parchi e dei giardini ha tradizionalmente rappresentato il fiore all’occhiello della nostra Città.

La gestione del verde pubblico della nostra città, da circa 20 anni ad oggi, è stata prevalentemente legata a criteri di improvvisazione e/o di buona volontà, molto spesso discontinui, piuttosto che ad una effettiva analisi e valutazione qualitativa e quantitativa del problema.

Una corretta manutenzione del verde pubblico rende le aree più sane dal punto di vista allergenico, riducendo la presenza di insetti dannosi alla salute umana.

E’ necessario individuare strategie di gestione del verde, in grado di fornire soluzioni nell’ottica dell’economicità e della funzionalità condotta secondo i moderni parametri di sostenibilità.

Uno dei fattori fondamentali per avere buoni risultati nella realizzazione, gestione e manutenzione del verde urbano è di avere professionalità adeguate, è quindi imprescindibile che il “ verde” venga considerato attività specialistica e non supplita da altre.

Bisogna valutare le diverse forme di conduzione del verde pubblico, dalla tradizionale conduzione diretta con i giardinieri comunali (ormai inesistenti), alle forme miste, alle esternalizzazioni ad aziende partecipate, ai global service più o meno avanzati.

L’Ente locale non deve rinunciare alle sue prerogative di indirizzo, programmazione e controllo del settore e nel contempo non disperdere le professionalità necessarie per individuare la forma di gestione migliore.

Sarebbe auspicabile che l’Ente Comune sia dotato di un Piano del Verde Urbano, documento progettuale per rendere più fruibile il verde ai cittadini, considerandolo non più come elemento estetico ed ecologico della nostra città, ma un vero e proprio servizio al cittadino.

Sarebbe auspicabile una mappa delle piante presenti all’ingresso dei giardini pubblici, con la presenza di schede informative, riportanti le caratteristiche ed il grado di allergenicità, in prossimità di ciascuna specie vegetale permettendo ai fruitori di imparare a riconoscere la flora presente e agli allergici di non sostare in prossimità di piante che presentano rischi per la salute.

La gestione e la manutenzione del verde urbano per essere meno onerosa, quindi più sostenibile per l’ Amministrazione, si dovrà fare anche riferimento alla possibilità di partecipazione di soggetti privati.

L’avviso di procedura sperimentale a tal proposito emanato recentemente dall’Amministrazione è sicuramente apprezzabile nell’intento, i cui esiti potranno essere valutati solo fra due anni, e quindi non prima di allora si potrà ipotizzare l’estensione della medesima procedura di affido su nuove aree.

Il verde nella nostra città merita un’attenzione migliore e questo riguarda sia gli interventi finalizzati alla fruizione che quelli legati alla manutenzione.

PERTANTO

La III Commissione Consiliare aveva chiesto l’analisi della problematica, perché, prima dell’approvazione del bilancio, potessero essere quantificate le somme necessarie per la gestione in funzione e nell’ottica della razionalizzazione del sistema.
Un’analisi basata su uno studio economico/gestionale, per individuare la forma migliore di conduzione e manutenzione del patrimonio verde; passando quindi da una tradizione che prevede il ricorso ad un numero intenso di piccoli appalti o affidi ma di durata limitata e scarsamente efficienti, a sistemi di maggiore efficacia, quali ad esempio, i global service, interamente a corpo e/o ai global service misti costituiti da servizi, economicamente prevalenti su lavori e su forniture. In cui, interventi ricorrenti quali ad esempio la tosatura dei prati, la pulizia delle aree verdi, la vuotatura dei cestini, sono classificati come servizi; altri interventi, quali la riparazione di un impianto, un piccolo restauro o una ristrutturazione di uno spazio verde sono classificati lavori.

Si sottolinea come nel contratto di global service, che rappresenta un esempio di incontro fra il pubblico ed il privato, il 70% delle prestazioni è rappresentata da attività di manutenzione che la norma definisce come la “combinazione di tutte le azioni tecniche ed amministrative incluse le azioni di supervisione, volte a mantenere o a riportare una entità in uno stato in cui possa eseguire la funzione richiesta”.

Se ciò è possibile per gli spazi verdi “maggiori” discorso differente va fatto per gli spazi verdi “minori”; quelli di pertinenza delle scuole per esempio, che richiedono semplici pratiche di manutenzione, e che potrebbe essere affidata a soggetti meno qualificati (cooperative, privati, etc) come ad esempio cooperative di tipo B, perseguendo anche un fine sociale, quale l’inserimento nel mondo del lavoro di persone svantaggiate.

La certezza del risultato è un fatto da cui non si può prescindere in materia di manutenzione del verde. La gestione del verde pubblico equivale alla gestione di un patrimonio che appartiene a tutti, che è sotto gli occhi di tutti, per il quale le situazioni di incertezza devono essere ridotte.

Tutto ciò premesso il Consiglio Comunale

CHIEDE CHE

l’Ufficio Tecnico Comunale, per quanto di competenza, e l’Amministrazione comunale predispongano, possibilmente prima dell’approvazione del bilancio 2009:

uno studio di dettaglio che individui e classifichi gli spazi verdi dal punto di vista quantitativo (distinto fra verde pubblico e arredo urbano) e qualitativo; elencando la flora, le colture, le piante, etc. ricadenti nelle suddette aree valutando le condizioni fisiche in cui versano le aree e le specie arboree;
la redazione, a cura di uno specialista del settore, di un piano di manutenzione e miglioramento del verde urbano (riferito allo studio citato al punto precedente) che possa successivamente confluire nella stesura di un Piano del Verde Urbano;
uno studio economico gestionale finalizzato all’individuazione della forma di conduzione e manutenzione meno onerosa che garantisca, tramite professionalità adeguate, continuità nel tempo e creazione di posti di lavoro durevoli.

Il Consigliere
Riccardo Calamaio
I Consiglieri della terza Commissione:

Rosario Paternicò
Calogero Cursale
Fabio Monasteri
Luca Failla

giovedì 26 febbraio 2009

Concorso Ragioniere Capo. Sono quattro, adesso, le firme per portare il contestato concorso in consiglio comunale. Firma Gagliano, capogruppo Pdl

Il contestato concorso comunale a Ragioniere Capo finirà in consiglio comunale. Sono quattro le firme dei consiglieri del centrodestra alla richiesta di convocazione dell’aula con all’ordine del giorno la vicenda. Alle firme dei consiglieri Giuseppe Falcone, Ivan Picicuto e Michelangelo Trebastoni, infatti, si è aggiunta anche una quarta firma, quella di Carmelo Gagliano, capogruppo del Popolo delle Libertà. Ed altre firme sarebbero attese nei prossimi giorni. “Ho apposto anche la mia firma alla richiesta di convocazione del consiglio, è giusto che se ne parli in aula, ponendo due questioni, quella del ritiro del bando di concorso in autotutela e della eliminazione del requisito dei tre anni di esperienza, allargando le possibilità di partecipazione al concorso”, spiega Gagliano. “Spingiamo perché la vicenda venga affrontata in consiglio, non riusciamo a capire il perché di tanto silenzio su questa vicenda da parte del governo locale e del partito Democratico”, afferma Giuseppe Mattia, coordinatore dell’Mpa, il quale ritiene il bando un danno per l’ente. Il requisito d’accesso al concorso dei tre anni di guida di un servizio economico-finanziario di un’amministrazione pubblica viene considerato come “poco democratico”. A poter partecipare, di fatto, è solo chi ha ricevuto in passato incarichi da amministrazioni pubbliche. Un laureato con l’abilitazione professionale, ma senza incarichi, è escluso in partenza. I candidati, infatti, sono solo in tre, tra cui il presidente del consiglio comunale, Calogero Centonze, esponente del partito Democratico, il partito del primo cittadino. E in molti considerano inopportuno che al concorso ci si possa presentare dalla posizione di seconda carica istituzionale della città. Cioè da una posizione di oggettivo potere politico. Il sindaco Carmelo Nigrelli sembrerebbe intenzionato a valutare l’opportunità di una revoca del bando. Giornale di Sicilia - Edizione del 26 febbraio 2009 http://robertpalermo.blogspot.com

Cisl e Comune spiegano le loro ragioni davanti al Giudice del Lavoro. Sentenza fra quattro giorni. La Cisl lamenta condotta antisindacale.

Cisl e Comune ascoltati dal giudice del Lavoro del tribunale di Enna, martedì mattina, nel procedimento che vede il sindacato accusare di “comportamento antisindacale” il sindaco Carmelo Nigrelli quale rappresentante legale del comune armerino. I difensori delle due parti, l’avvocato Pietro Mela per il Comune e l’avvocato Giuseppe Marino per il sindacato, hanno esposto le rispettive ragioni. La corte ha preso quattro giorni di tempo per decidere. La sentenza è attesa per la prossima settimana, forse tra martedì e mercoledì. Il sindacato si è rivolto al tribunale chiedendo la condanna del primo cittadino Nigrelli per non aver attivato la concertazione e l‘informazione preventiva sulla creazione di due posizioni organizzative all‘interno della macchina comunale e per la conseguente nomina di due titolari dei nuovi settori. “Attendiamo fiduciosi l’esito del procedimento, esistono delle regole nel rapporto tra ente e sindacato e bisogna rispettarle, se no il nostro ruolo non ha motivo di esistere”, spiega Franco Arena, responsabile provinciale della Cisl Funzione Pubblica. Il sindaco Nigrelli, da parte sua, per ora preferisce non replicare. “L’ente ha volutamente eluso il confronto con le organizzazioni sindacali a propria discrezione”, si legge nel ricorso. Il servizio comunale Affari Generali parla di ricorso pretestuoso e mancanza di buona fede della Cisl. Giornale di Sicilia - Edizione del 26 febbraio http://robertpalermo.blogspot.com

giovedì 19 febbraio 2009

L'ex statale 117 bis dal bivio Colla è un disastro. Ma il Comune non interviene.

Protesta a colpi di ironia
“Pulizia dei bordi, cunette svuotate, eccellenti condizioni di sicurezza della strada: tutto merito della nostra solerte amministrazione”. O ancora: “Tratto di strada in perfette condizioni di sicurezza”. Le frasi ironiche si trovano su una decina di cartelli attaccati ai due lati della carreggiata, per circa un chilometro, su alcuni paletti di ferro conficcati sul terreno. Per manifestare la protesta e il disagio, dopo anni di inutili solleciti e lettere protocollate al Comune, gli abitanti della zona utilizzano anche queste trovate. In uno dei cartelli si legge. “Il verde di questa strada è amorevolmente curato dall’amministrazione comunale”, recita un altro segnale collocato nel bel mezzo dell’erbaccia alta che limita la visuale agli automobilisti in transito. I residenti hanno provato di tutto per tentare di ottenere un intervento straordinario di manutenzione. E probabilmente sarà necessario costituire un vero e proprio comitato per riuscire ad avere risposte concrete. Qualche anno fa due famiglie vennero sgomberate in seguito allo smottamento di una scarpata. Da allora la strada è rimasta utilizzabile a metà in un tratto.
I problemi dell'arteria stradale
Frane senza segnali di pericolo, cordoli in cemento sulla sede stradale, restringimenti di carreggiata, cunette otturate e vegetazione che impedisce la visuale. Sull’ex strada statale 117 Bis, adesso comunale, nel tratto che va dallo svincolo di contrada Colla-Scarante fino al viadotto della 117 Bis, le condizioni di sicurezza per gli automobilisti si sono fatte pressoché vicine allo zero. E questo soprattutto in presenza di buio e condizioni atmosferiche avverse. Basta procedere lungo i due chilometri con un’automobile per rendersi conto di persona della gravità della situazione per centinaia di residenti della zona. Il bivio Colla, intanto, invaso dall’erbaccia, va impegnato con molta cautela. La visuale per chi utilizza il bivio in entrata o uscita dalla 117 Bis è molto ridotta e ci si potrebbe ritrovare con un’auto che sbuca all’improvviso da dietro la vegetazione. Vegetazione alta anche nelle doppie curve successive. Quindi si incontra il primo restringimento di carreggiata, lungo un tratto di un centinaio di metri interessato da anni da uno smottamento della scarpata sottostante, ma mai consolidato. Un cordolo in cemento taglia in due la strada, può passare solo un veicolo per volta. Il cunettone laterale adiacente, intanto, si presenta del tutto otturato da terra ed erbaccia. E otturate sono gran parte delle cunette laterali alla carreggiata. Il normale deflusso delle acque piovane è praticamente impossibile. L’acqua incontra gli ostacoli e si riversa sulla strada in discesa. Si prosegue per altri trecento metri e si incappa in un altro restringimento di carreggiata, ancora una volta a causa di uno smottamento nella scarpata sottostante e sempre con la presenza di un lungo cordolo in cemento, realizzato per evitare all’acqua di appesantire il terreno sottostante. Cordoli in cemento alti una ventina di centimetri e potenziali pericoli per la viabilità, in alcuni tratti, qualora dovessero venire a contatto con le ruote dei veicoli. Dopo alcune centinaia di metri una prima frana taglia a metà la carreggiata. Fango e detriti sull’asfalto, ma nessun segnale di pericolo presente per gli automobilisti, ieri mattina, ne prima ne dopo la frana. Un fatto incredibile. Si percorrono appena altri 80 metri e ci si trova di fronte ad una seconda frana, anche qui senza la presenza di cartelli segnaletici di pericolo, prima e dopo il cumulo di terra che invade la carreggiata. Due gravi potenziali pericoli ravvicinati per l’incolumità degli automobilisti. Insomma il tratto di strada esige un intervento urgente di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza. L’area è densamente abitata dai proprietari di terreni agricoli e case di villeggiatura estiva e residenziali. http://robertpalermo.blogspot.com/

sabato 14 febbraio 2009


Randagi dominano la città, hanno più diritti i cani che i cittadini loro ostaggio

Città da dieci mesi sempre più invasa dai cani randagi. L’amministrazione comunale e la Polizia municipale ci riprovano. Secondo bando in cinque mesi per tentare di assegnare il servizio di accalappiamento, ricovero, mantenimento, cura e prevenzione dei cani randagi rinvenuti nel nostro territorio. Dopo il flop del primo tentativo di fine settembre, risoltosi con l’aggiudicazione ad una ditta alla quale, poi, non è seguita la firma del contratto, l’amministrazione a fine febbraio spera di mettere ordine al settore. Il nuovo bando di gara concede tempo alle ditte fino alle 12 del 26 febbraio per presentare una propria offerta. L’importo previsto per il servizio ammonta ad 80 mila euro, partendo da una base d’asta di 2,50 euro per ogni cane custodito giornalmente, oltre all’iva al 20 per cento, su una presenza media giornaliera di 40 cani proveniente dal territorio armerino. L’aggiudicazione avverrà alla ditta che avrà offerto il maggior ribasso. L’aggiudicazione sarà effettuata anche in presenza di una sola offerta valida. Il servizio comprenderà il trasferimento dei cani dall’attuale canile Mimiani in provincia di Caltanissetta a quello del nuovo appaltatore, il recupero di cani randagi presenti sul territorio comunale, segnalati dal Comando dei vigili urbani o dal personale dell’Asl, servizio Veterinario, il trasferimento degli animali alle strutture su idonei mezzi autorizzati, la custodia e il mantenimento dei cani e il seppellimento degli esemplari deceduti. Ma l’appalto dovrebbe portare anche alla convenzione per l’istituzione dell’anagrafe canina per la tutela degli animali d’affezione e un’attività di prevenzione del randagismo. Il servizio di accalappiamento arriva con grande ritardo rispetto alle reali esigenze del territorio. Il bando di gara per il recupero e la custodia dei randagi era stato approvato lo scorso 20 giugno 2008. Tre mesi per lo svolgimento della gara, tenuta a fine settembre 208, poi altri tre mesi per la firma di un contratto che alla fine non è mai arrivata, e adesso altri due mesi per la nuova gara. Questa volta si chiede un sistema di aggiudicazione attento ad evitare ulteriori perdite di tempo, così come avvenuto di recente, mentre decine e decine di randagi hanno continuato a farla da padrone in molte aree della città. L’amministrazione comunale ha dovuto rifare tutto da capo dopo che l’associazione cinotecnica “Sole Nero”, la ditta che si era aggiudicata a fine settembre la gara per 76 mila euro, con un ribasso del 4 per cento, ha comunicato all’amministrazione comunale di rinunciare all’assegnazione dell’appalto. Una rinuncia a sorpresa e inattesa, conseguenza del mancato arrivo, a quasi quattro mesi dallo svolgimento della gara, del nulla osta sanitario per il parco-canile in fase di allestimento in contrada Casale, tra la città dei mosaici e Barrafranca. E mentre la burocrazia è lenta, dall’estate 2008 ci sono cittadini esasperati per la presenza continua di cani randagi dietro la porta di casa, con segnalazioni che cadono nel vuoto. Il servizio, intanto, in attesa della nuova gara in corso, è stato prorogato proprio al “Rifugio Mimiani” di Caltanissetta, assegnatario uscente del servizio. Al Mimiani, tra l’altro, si troverebbero una trentina di quattrozampe prelevati dal nostro territorio, la cui custodia continua a rimanere a carico delle casse comunali, in attesa di essere trasferiti nel nuovo canile assegnatario del servizio. http://robertpalermo.blogspot.com

lunedì 9 febbraio 2009

La Cisl si rivolge al giudice del Lavoro e chiede condanna del sindaco Nigrelli per "comportamento antisindacale". Udienza il 24 febbraio.

La Cisl si rivolge al Giudice del Lavoro chiedendo la condanna del sindaco Carmelo Nigrelli per comportamento antisindacale. L’udienza è stata fissata per il 24 febbraio al Tribunale di Enna. Il sindacato rimprovera al primo cittadino piazzese la mancata attivazione della concertazione nella ristrutturazione dei servizi e settori interni alla macchina comunale. La Cisl aveva già manifestato il proprio disappunto durante la fase di amministrazione commissariale, prima dell’arrivo a “Sala delle Luci” dell’attuale sindaco Nigrelli. E questo a causa di tre nuove posizioni organizzative istituite con delibera. “Non ho nulla in contrario contro le nuove posizioni organizzative, ma se ci sono le regole che impongono la concertazione con i sindacati vanno rispettate”, spiega Franco Arena, responsabile della Cisl Funzione Pubblica. “Quando è arrivato il nuovo sindaco abbiamo cercato di sollecitare un rapporto di concertazione, ma purtroppo il nostro coinvolgimento nelle scelte che hanno riguardato il personale non c’è stato”, aggiunge Arena, il quale tiene a chiarire come “non sia in corso alcun procedimento del sindacato presso il Giudice del Lavoro nei confronti di dipendenti comunali e dirigenti”. Il sindacato si è anche rivolto all’assessorato regionale agli Enti locali, lamentando il mancato coinvolgimento nelle procedure relative all’organizzazione dei servizi comunali. http://robertpalermo.blogspot.com Giornale di Sicilia - Edizione del 6 febbraio

venerdì 6 febbraio 2009

Raid notturni al Chiello. I medici dell'Osp: "Situazione esplosiva". Ospedale come groviera, si entra e si esce da ogni parte.

La situazione è esplosiva e la Direzione è lontana. L’ospedale di Piazza Armerina è in balia da tempo di facinorosi, delinquenti, ladri, bravi che, nottetempo e senza ritegno, entrano nella struttura, sicuri di farla franca, e manomettono, scassinano, rubano. é accaduto perfino che, con atteggiamento malavitoso, hanno minacciato più o meno larvatamente il personale in diverse occasioni. Malviventi sconosciuti, s’introducono, impunemente e non visti, nei locali dell’ospedale e devastano i distributori delle bevande, l’edicola dei giornali, attaccano il bancomat, rubano le elemosine della cappella e mettono in preoccupazione il personale per la possibile escalation criminale. Dopo l’ennesima bravata accaduta stanotte, in cui hanno preso di mira due macchine del caffè e bibite e che si aggiunge alle numerose devastazioni avvenuta nelle settimane e nei mesi scorsi di cui la stampa ha dato notizia, il personale tutto si è allarmato e versa in somma preoccupazione, specialmente perché assiste impotente alla mancata soluzione del problema della sicurezza. A nulla sono valse le denuncie a mezzo stampa e gli appelli della direzione sanitaria alla direzione generale. Si assiste ad progressivo e costante diniego a voler risolvere il problema anzi si ha fa avanti negli animi la preoccupante certezza che nel disegno aziendale, assillato solo dal risparmio ad ogni costo e su tutti i fronti, la parola sicurezza non esista. Questa opinione è diffusa e nasce dal fatto che l’edificio ospedaliero è una specie di groviera dove si può entrare e uscire come niente. Tutti sanno quanto sia facile farlo dai quattro punti cardinali e il guaio è che hanno imparato a capirlo anche i delinquenti. Ma noi siamo dell’avviso che le responsabilità sono duplici e di diversa gravità: una è quella del ladro, che, superato il suo problema morale, non fa altro che il suo “mestiere”; l’altra, che riteniamo più grave, è quella di chi gli consente di esercitare quel mestiere che, come sappiamo, è socialmente pericoloso ed inaccettabile per la civile convivenza. Quando infatti, la Direzione ha consentito lo smantellamento del servizio di vigilanza che monitorava e registrava notte e giorno tutte le entrate mediante telecamere e monitor controllati da personale qualificato, non ha fatto altro che abbandonare la struttura ai malavitosi. Con un rapido giro per il nosocomio chiunque potrà rendersi conto dello stato di degrado e abbandono in cui versa la struttura: le porte esterne, nelle due entrate principali del piano zero e uno, sono rotte e così pure quelle che danno ai piani sotterranei, per non parlare di quelle del cosiddetto Corpo F da cui si può accedere dovunque. L’ospedale è un vero labirinto colabrodo dove chiunque è in grado di fare i propri comodi senza che, chi ne ha il dovere, intervenga. è ormai chiaro, dato che queste cose non accadono negli ospedali normali, che rispondono o meglio nuotano nel brodo di coltura di questa riforma sanitaria, a nostro avviso iniqua, che prevede la cancellazione di due ospedali (Piazza e Leonforte) in provincia di Enna. Infatti, poiché l’allarme delle popolazioni è alto, si preferisce lasciare morire di consunzione e di abbandono le due strutture. Il personale infermieristico e così pure i tecnici reperibili, non si sentono tutelati, specie di notte e già scrivono ai loro primari denunciando la situazione di pericolo. L’atmosfera che si respira infatti, è di separazione e disaffezione, quasi di rassegnazione. Molti guardano, ad onta delle lotte per evitarla, alla prossima chiusura dell’ospedale. I segnali ormai sono palesi, checché ne dicano i dirigenti dalla stanza dei bottoni: è stato detto e scritto che i reparti per acuti di questo ospedale saranno chiusi (cardiologia, chirurgia, ostetricia, pediatria, Orl, urologia, nefrologia, ortopedia, ecc.) e l’attività di media e alta complessità sarà trasferita nel nosocomio di riferimento (leggi Enna); non vi è alcuna certezza che resti un luogo di accoglienza per acuti, visto che non si comprende ancora la differenza tra urgenza ed emergenza; si vuole degradare il servizio di laboratorio ospedaliero e di radiologia, che attualmente sono H24, riducendoli a H12 o H6. è facilmente comprensibile come questa volontà sia funzionale al fatto che l’ospedale attuale, chiudendo i reparti per acuti, si ridurrà, come abbiamo già scritto varie volte, ad un luogo che tratterà solo pazienti cronici lungodegenti, farà day hospital e ambulatori e credo manterrà la cappella per sapere di volta in volta a che santo votarsi. Per questo oggi è avvenuta una riunione dei dirigenti i quali hanno esaminato lo stato dell’ospedale e hanno stilato un comunicato da consegnare alla direzione sanitaria esprimendo vive preoccupazioni e chiedendo la giusta attenzione per la messa in sicurezza del nosocomio. L’Osservatorio Sanitario Permanente intende intervenire presso il Sindaco e denunciare la situazione al Prefetto, non foss’altro perché i mali dell’ospedale non si fermano qui. Ma anche i pregi sono stati messi in evidenza in un documento che avrebbe dovuto leggere sia il Direttore generale che l’assessore regionale, ma che ormai, di fronte alla caparbia e prepotente volontà loro, perde verve e interesse.
Il direttore generale che, dall’alto delle sue certezze, ci taccia continuamente di vetero-cultura, di incapacità ad accettare le innovazioni, di arroccamento campanilistico, potrà gloriarsi finalmente di passare alla storia di Piazza per avere distrutto una storia ospitaliera che è stato il vanto e il riferimento delle nostre popolazioni dai secoli più remoti. I Piazzesi, ne sono certo, ne serberanno sempre un buon ricordo. Osservatorio Sanitario Permanente

martedì 3 febbraio 2009

Concorso a Ragioniere Capo. Vertice del centrodestra per costringere il consiglio comunale a dibattere e votare una mozione?

Potrebbe aprirsi un varco nella nebbiosa cappa di silenzio nella quale la politica locale, ma soprattutto il centrosinistra, vuol far cadere da settimane la discussa vicenda del concorso per Ragioniere Capo. Autorevoli esponenti politici confermano un programmato vertice (la data ancora non si conosce) nel quale i partiti e consiglieri del centrodestra dovrebbero discutere della questione, per poi portarla in discussione in consiglio comunale. E costringere il partito Democratico al dibattito pubblico in aula. Non è ancora chiaro se il centrodestra sarà in grado di presentarsi con una proposta politica a ranghi compatti. Tra le ipotesi possibili quella di mettere ai voti in aula una mozione, proposta al consiglio dai gruppi di centrodestra, con la quale chiedere al presidente del consiglio comunale Calogero Centonze di dimettersi dalla sua carica in vista della sua partecipazione al concorso. E la motivazione sarebbe quella avanzata da più parti: l’opportunità di non presentarsi ad un concorso pubblico comunale dalla seconda carica istituzionale della città. Una seconda ipotesi, gravida di minori conseguenze politiche per il centrosinistra, potrebbe essere quella di mettere ai voti un indirizzo con il quale chiedere al sindaco Carmelo Nigrelli la revoca in autotutela del bando di concorso. Avrà il centrodestra la forza di sottrarsi con i fatti dalla silenziosa complicità mantenuta finora, con poche eccezioni, sulla discussa vicenda concorsuale? Il dubbio è d’obbligo. L’iniziativa, se dovesse maturare fino in fondo, potrebbe aprire una vera e propria breccia politica nel fronte “democratico”, finora compatto nel mantenere il più assoluto, senza precedenti e a tratti imbarazzante silenzio sull’argomento. http://robertpalermo.blogspot.com

giovedì 29 gennaio 2009

Platia Servizi. La commissione Bilancio torna a riunirsi e chiede "tempi celeri" all'amministrazione comunale per una soluzione definitiva.

“L’amministrazione proceda subito ad adottare i provvedimenti necessari a risolvere in via definitiva la questione”. Seconda seduta in dieci giorni della commissione consiliare Bilancio sulla Platia Servizi, la società mista al 51 per cento in mano alle casse comunali con 200 mila euro di perdite sulla quale incombe il rischio concreto della messa in liquidazione o del fallimento. L’assessore al Bilancio, Francesco Restivo, ha comunicato ai consiglieri comunali Fabio Monasteri, Giuseppe Venezia, Giuseppe Capizzi, Giuseppe Falcone e Basilio Fioriglio l’esito della recente assemblea dei soci della società mista. All’ordine del giorno vi erano l’approvazione dei bilanci 2005 e 2007. “Il vice sindaco Teodoro Ribilotta, delegato a rappresentare l’ente, ha dichiarato che il Comune non intende approvare i due bilanci perché non si conoscono i motivi delle perdite e perché stranamente risulta approvato il bilancio 2006, senza avere approvato quello del 2005”, ha spiegato l’assessore Restivo, come si legge dal verbale della seduta. L’amministratore, inoltre, ha dato lettura ai componenti della commissione della nota dell’ingegnere capo Mario Duminuco, richiesta nelle settimane scorse dalla stessa amministrazione, relativamente ai debiti e crediti della società verso il Comune. “Dalla stressa nota risulta che il Comune ha debiti verso la Platia Servizi per 55 mila euro per lavori eseguiti e non contabilizzati, e crediti per 35 mila euro, derivanti dalla vendita della legna”, recita il verbale della seduta della seconda commissione consiliare. “Quali provvedimenti sono in fase di predisposizione per risolvere il problema?”, ha chiesto Fioriglio. “L’amministrazione ha chiesto la documentazione contabile agli uffici e allo stesso cda della Platia Servizi per avere un quadro più completo e così poter dare un orientamento di scelta agli organi di competenza”, ha risposto Restivo. La commissione Bilancio ha chiesto al governo Nigrelli di “procedere in tempi celeri”. http://robertpalermo.blogspot.com

venerdì 23 gennaio 2009

Concorso Ragioniere Capo e questione Morale

di Salvatore Roccaverde

Sto seguendo sui siti e sui mezzi di informazione la polemica cittadina relativa al concorso per ragioniere capo e dico subito che mi sembrano fondati e condivisibili gli argomenti di chi ha sollevato il problema, l’associazione Notarbartolo, e di quanti hanno espresso la loro opinione sui mezzi di informazione, chiedendo la riapertura dei termini e la modifica del bando.
La questione, come è noto, ha un duplice aspetto.
Il primo riguarda la legittimità della clausola “speciale” inserita nel bando di concorso che prevede come requisito di accesso l’esperienza triennale di responsabile del servizio economico finanziario nella pubblica amministrazione; l’altro è relativo alla partecipazione al concorso stesso dell’attuale Presidente del Consiglio Comunale.
Sul primo problema ritengo che, trattandosi di un con concorso pubblico, non possa essere ristretto l’ambito dei partecipanti con una clausola che peraltro sembra non essere contemplata nel regolamento comunale sull’organizzazione degli uffici e dei servizi e che lo stesso bando definisce come “ speciale”. Certo, è interesse della Pubblica amministrazione cercare un dirigente di un servizio importante, come quello economico-finanziario, tra coloro che possono vantare una lunga esperienza nel settore, ma questo non può portare a discriminare coloro i quali, in possesso dei titoli di studio fondamentali (laurea specialistica e abilitazione professionale) previsti dalla Legge, hanno le conoscenze e le competenze di base per ricoprire quel ruolo. Sicuramente il possesso di una lunga esperienza nel settore potrebbe dare maggiori garanzie all’ Ente, ma essa può essere valutata come titolo ai fini della graduatoria finale.
Questo avviene normalmente nei concorsi per titoli ed esami banditi dalle varie Amministrazioni dello Stato. Il che non significa che sia il modo migliore per selezionare impiegati e funzionare della Pubblica amministrazione, tant’ è che esistono forme diverse di reclutamento ( chiamata diretta, concorsi per soli titoli, progressioni verticali per anzianità o concorso,ecc.).
Ma il concorso “ pubblico” per definizione è aperto ad una platea ampia di possibili concorrenti e non è detto che, se impostato bene, condotto con rigore e trasparenza, non possa selezionare il candidato più preparato. Viva quindi la meritocrazia.
Una clausola come quella prevista nel bando del concorso in questione, non solo limita la partecipazione di tanti giovani preparati, con il rischio teorico di vedere penalizzato il merito, ma induce anche il sospetto che è solo l’esperienza a determinare la capacità di saper dirigere un settore di vertice. E allora, tanto vale continuare a dare incarichi, come avviene da tanti anni nel nostro Comune, avendo come unico o principale criterio quello della vicinanza politica, più che l’esperienza. Questo criterio, tuttavia, facciamo osservare che di norma si applica per i direttori generali di ministeri e l’alta burocrazia ( il cosidetto spoil system).
A livello di Enti locali, ritengo che sarebbe preferibile ricorrere al classico concorso. Gestito con trasparenza e rigore, lo ripeto, anche perché memore di concorsi fasulli ( nella Sanità, nelle Università, nei concorsi di ammissione alle facoltà a numero chiuso e via discorrendo) dove si sa già chi deve vincere.
Ma si può precostituire il vincitore anche con altri sistemi, per esempio con una scarsa o tardiva pubblicazione di bandi o con requisiti “ speciali” di accesso come nel caso nostro.
Quindi il problema di cui parliamo non è banale, ma investe tout court la politica e l’etica pubblica. Specie quando, come nel nostro caso, c’è un altro aspetto che lascia perplessi: la partecipazione al concorso dell’attuale Presidente del Consiglio Comunale, la seconda più importante carica istituzionale della Città.
Forse il paragone è eccessivo, ma ve li immaginate voi Fini o Schifani ( o magari la Pivetti che era più giovane) partecipare ad un concorso di alto profilo burocratico alla Camera o al Senato? Ma anche un Presidente di Provincia, un Sindaco, candidarsi a ricoprire un ruolo nell’ambito dell’Amministrazione in cui svolgono la loro funzione istituzionale ?
La legge prevede già in questi casi l’incompatibilità tra le due funzione e non c’è alcuna norma che vieti esplicitamente di partecipare al concorso per poi,in caso di vittoria, dimettersi dall’incarico politico.
Ma è una questione etica e di opportunità politica dimettersi dall’ incarico istituzionale prima di partecipare al concorso . Altrimenti si dà la sensazione che si possa essere in qualche modo favoriti, proprio per l’incarico ricoperto.Dalle riflessioni precedenti mi pare che le persone interessate , i responsabili istituzionali e gli esponenti del PD che governano questa Città , dovrebbero trarre le dovute conseguenze e non aspettare che una rinnovata ondata di sdegno si levi dalla cittadinanza. O che discutibili esponenti politici di centro-destra, ancora non lontani da sospetti e accuse su voti di scambio e comportamenti eticamente riprovevoli, si facciano paladini della moralizzazione della vita pubblica della nostra Città. In tal caso al danno si aggiungerebbe la beffa. Nei riguardi ovviamente di tutti i cittadini onesti che hanno creduto e credono ancora nel rinnovamento della politica della nostra Città, iniziata con l’elezione di Nigrelli a Sindaco

sabato 17 gennaio 2009

Canile, salta l'affidamento del servizio. Tutto da rifare. Tre mesi per la gara e tre mesi per la firma del contratto che non c'è

Salta l’affidamento del servizio di accalappiamento e custodia dei cani randagi. Bisognerà rifare tutto da capo. L’associazione cinotecnica “Sole Nero”, con sede in contrada Solazzo, la ditta che si era aggiudicata a fine settembre la gara per 76 mila euro, con un ribasso del 4 per cento, ha comunicato all’amministrazione comunale di rinunciare all’assegnazione dell’appalto. A darne comunicazione lo stesso comandante della Polizia municipale, Pietro Viola. Comune e “Sole Nero” non avevano ancora stipulato il relativo contratto della durata biennale. Una rinuncia a sorpresa e inattesa, conseguenza del mancato arrivo, a quasi quattro mesi dallo svolgimento della gara, del nulla osta sanitario per il parco-canile in fase di allestimento in contrada Casale, tra la città dei mosaici e Barrafranca. “A breve procederemo a predisporre un nuovo bando di gara, anche se in questo caso ritengo che non vi sarà una nuova trattativa privata, ma un bando pubblico aperto alla partecipazione di chiunque, dopo una adeguata fase di pubblicità”, spiega il comandante Viola. La “Sole Nero” era stata l’unica ditta a far pervenire agli uffici comunali il plico contenente l’offerta. Le altre cinque ditte invitate alla gara, la “Canile Vicino” di Caltagirone, la “Canile Ariosto” di Acireale, la “Canile Sanitario” di Carini, la “Canile Amatoriale” dell’associazione Amici dei randagi di Agrigento, e la “Rifugio Mimiani” di Caltanissetta non avevano fatto pervenire alcun plico. Il servizio, adesso, è stato prorogato proprio al “Rifugio Mimiani”, assegnatario uscente del servizio, in attesa di una nuova procedura di gara. Al Mimiani, tra l’altro, si trovano una trentina di quattrozampe prelevati dal nostro territorio e la cui custodia continua a rimanere a carico delle casse comunali. Dovevano essere trasferiti presso la nuova struttura di contrada Casale. Ma per ora rimarranno nel canile nisseno. Il passaggio a vuoto della gara d’appalto lascia irrisolto il problema del randagismo in città. Il bando di gara per il recupero e la custodia dei randagi era stato approvato lo scorso 20 giugno. Tre mesi per lo svolgimento della gara, tenuta a fine settembre, poi altri tre mesi per la firma di un contratto che alla fine non è mai arrivata. E branchi di cani randagi continuano a circolare indisturbati in città da almeno nove mesi, tanto nelle zone periferiche quanto in quelle centrali. Come ad esempio nella zona residenziale di contrada Santa Croce e in quella di contrada Solazzo, a sud e a nord del centro urbano. Prelevano le borse della spazzatura collocate accanto ai cassonetti, le trasportano con se alla ricerca di cibo, provocando la rottura delle buste e sparpagliando la spazzatura sull’asfalto e il marciapiedi. La notte, poi, il sonno dei residenti viene anche interrotto dall’abbaiare improvviso del branco, impegnato a rincorrersi a suon di latrati. E i cani “domestici”, di solito silenziosi, loro malgrado, innervositi dai “colleghi” randagi, finiscono anche loro per abbaiare. Insomma, addio quiete pubblica e pace notturna. L’appalto avrebbe dovuto portare anche alla convenzione per l’istituzione dell’anagrafe canina per la tutela degli animali d’affezione e un’attività di prevenzione del randagismo. Tutto rimandato. E rimane nei cassetti anche un progetto di sterilizzazione dei randagi presentato agli uffici comunali da un’altra associazione locale. Giornale di Sicilia - Edizione 14 gennaio http://robertpalermo.blogspot.com

Concorso a Ragioniere Capo


Non sempre ciò che è legale è giusto
di Roberto Palermo

Se dovesse risultare vera la notizia secondo la quale l’attuale presidente del consiglio comunale per Ragioniere Capo, in un Paese normale questo dovrebbe portare alle dimissioni immediate dalla carica, pur mantenendo quella di consigliere comunale. E questo per ragioni di opportunità civica, civile e politica, non per un principio di legalità che qui non è in discussione. Il diritto di Centonze a partecipare al concorso non è in discussione. Nessuno ha sostenuto il contrario. La seconda carica istituzionale della città, però, non può presentarsi a quell’appuntamento da una oggettiva posizione di potere politico e istituzionale. E chi ricopre quella carica non deve dimenticare di lasciare indenne il luogo più rappresentativo della volontà popolare da ogni forma di ragionevole sospetto. Oltretutto se i partecipanti al concorso sono solo due il sindaco Nigrelli ha il dovere morale di applicare la norma di salvaguardia che gli da il potere di ritirare il bando. I tre anni di direzione di un servizio economico-finanziario cumulabili in amministrazioni pubbliche, inoltre, in un concorso più “democratico”, dovrebbero rappresentare un titolo che fa punteggio e graduatoria, come è giusto che sia, non un requisito di accesso allo stesso concorso che finisce per tagliare le gambe a chi, di fatto, non ha avuto alle spalle incarichi politici. Fare un passo indietro non rappresenta un atto di coraggio, ma semplicemente una corretta interpretazione del ruolo ricoperto. Non sempre ciò che è legale è anche giusto. E su questa elementare capacità di cogliere la differenza tra i due concetti che l’amministrazione e il suo partito si giocano la faccia. Il sindaco Nigrelli deve decidere se essere giusto o ingiusto. Tratto dal settimanale Report – Numero 1 del 10 gennaio

Società mista piena di perdite e sull'orlo del fallimento

Due bilanci ancora non approvati, 205 mila euro di perdite e lo spettro del fallimento. Convocata per questo pomeriggio, alla Sala delle Luci del palazzo comunale, l’assemblea dei soci della Platia Servizi, la società mista al 51 per cento in mano alle casse comunali. All’ordine del giorno l’approvazione dei bilanci societari. Ma l’amministrazione comunale ha già avanzato forti perplessità. “Non approveremo i bilanci 2005 e 2007, perché non disponiamo allo stato di sufficienti elementi per valutare le cause che hanno provocato le rilevanti perdite di esercizio”, ha spiegato il sindaco Carmelo Nigrelli in una nota inviata al consiglio di amministrazione della società mista e comunicata alla commissione Bilancio. Il bilancio 2005 riporta un risultato negativo di 172 mila euro, non approvato dall’assemblea dei soci, mentre il bilancio 2007 riporta un risultato negativo di 33 mila euro. Il presidente della commissione consiliare Bilancio, Fabio Monasteri, ha chiesto di conoscere le motivazioni per cui non è stato ancora approvato il bilancio 2005, “anche se stranamente è stato approvato quello del 2006”, come si legge dal verbale della commissione consiliare. “Agli atti non è presente la deliberazione relativa alla non approvazione del bilancio, per cui si sconoscono i motivi“, ha risposto l‘assessore al Bilancio, Francesco Restivo, presente alla seduta della II commissione. L’organo consiliare ha approvato la linea dell’amministrazione. La Platia Servizi sembra destinata ad un bivio: liquidazione e scioglimento o procedura fallimentare. La seconda procedura è più temuta per le responsabilità individuali che potrebbero emergere. L’assemblea dei soci odierna, in caso di mancanza del numero legale, è aggiornata a domani pomeriggio. Giornale di Sicilia - Edizione 15 gennaio http://robertpalermo.blogspot.com

venerdì 9 gennaio 2009

Chiello in balia degli intrusi e senza vigilanza. L'ultimo espisodio due computer portatili portati via. Dossier di denuncia.

Chiello senza vigilanza
“All’ospedale Chiello non è attivo nessun sistema di sicurezza, allarme e vigilanza, chiunque è libero di accedere alla struttura, tanto che il personale del turno di notte per proteggersi è costretto a barricarsi dentro i reparti”. A lanciare l’allarme sui potenziali rischi notturni del presidio sanitario armerino Aldo Murella, segretario provinciale dell’Italia dei Valori, preoccupato per il sabotaggio delle apparecchiature di diagnostica avvenuto all’ospedale Umberto I di Enna qualche giorno fa. “In un ospedale privo delle più elementari norme di sicurezza, come quello piazzese, non è legittimo imputare le responsabilità di eventuali furti o attentati all’imprevedibilità dell’evento criminale”, aggiunge in una nota Murella. “Occorre potenziare i sistemi di sicurezza di tutti gli ospedali”, chiede il leader dell’Idv. L’istituto di vigilanza privata interna non è più operativo nella struttura armerina dalla primavera del 2007. La nuova gara per affidare il servizio di vigilanza non c’è mai stata. E questo nell’ambito di politiche di risparmio dei costi.
La videosorveglianza smontata
La società per questo ha lasciato la sua postazione interna all’ospedale, smontando e portando via le decine di telecamere a circuito chiuso con le quali veniva assicurato il sistema di videosorveglianza interno ed esterno alla struttura ospedaliera. In tutto almeno una trentina di occhi puntati sugli ingressi principali, sul Pronto Soccorso, sulle uscite dagli ascensori dei vari reparti del presidio sanitario. Ai muri sono rimasti, adesso, solo i fili penzolanti. Uscire ed entrare indisturbati all’interno del Chiello, ma soprattutto percorrere i lunghi corridoi seminterrati che portano a cucina, farmacia e depositi, da quasi un paio d’anni è più facile.
Il dossier di Idv
L’Italia dei Valori, “per tutelare la sicurezza degli operatori sanitari e degli ammalati”, ha preparato un dossier da presentare alla magistratura su tutta la materia della sicurezza negli ospedali. “Il Chiello è dotato di un impianto di tele sorveglianza e in passato aveva assicurata anche la vigilanza armata da parte delle guardie giurate, del mancato funzionamento dell’impianto e della cessazione della sorveglianza qualcuno è responsabile”, recita una nota del partito. “I dirigenti dell’Ausl percepiscono stipendi di centinaia di migliaia di euro l’anno e non sono in grado di garantire neanche il normale funzionamento dei sistemi di sicurezza”, conclude. Il sistema telecontrollato precedente era già di per sé insufficiente a garantire la struttura dai malintenzionati. L’ideale sarebbe poter contare su un sistema di Vigilantes interni, in grado di perlustrare i vari corpi dell’ospedale con giri di controllo. L’uscita di scena dell’impresa di vigilanza, con le telecamere smontate e portate via, ha acuito un problema già esistente da tempo, soprattutto nelle ore notturne e nei fine settimana, quando il presidio è ancora più vulnerabile. Di giorno il problema è meno sentito. Personale, ammalati e familiari in visita in qualche modo fungono da “sentinelle” contro i potenziali intrusi. Una struttura quella ospedaliera sovradimensionata rispetto al personale esistente e al numero dei reparti e delle specializzazioni presenti, con vere e proprie aree quasi fantasma, poco controllate, ed i cui costi di manutenzione ordinari sembrano essere un problema per un sistema sanitario alla continua ricerca di far quadrare i conti.
Le intrusioni notturne
Ed anche al Chiello negli ultimi anni si sono verificate intrusioni notturne ripetute. Le macchine automatiche per la somministrazione di snack e bevande sono state più volte nel mirino di ladri notturni che le hanno fortemente danneggiate per prelevare gli spiccioli dalla cassetta metallica interna. Gli occhi elettronici a circuito chiuso sugli ingressi avrebbero potuto essere uno strumento utile per gli inquirenti e un concreto deterrente per i malintenzionati. Dal Giornale di Sicilia - Edizione del 3 gennaio
Il furto dei due computer

Trafugati da ignoti due computer all’ospedale Chiello. I sanitari si sono accorti della sparizione dei due computer portatili dalle aule del Corpo F del presidio sanitario, quelle dove si trova da qualche anno la sede della facoltà di Infermieristica, frequentato da diverse decine di studenti. I due notebook erano normalmente utilizzati dal personale docente che insegna nel corso di laurea breve. Non è ancora noto in che modo sia stato compiuto il furto del materiale informatico. I due computer, tra l’altro, potrebbero contenere molti dati sensibili relativi al corso di laurea.
La denuncia
“Abbiamo presentato regolare denuncia ai carabinieri della Compagnia, ci siamo accorti della sparizione dei due portatili proprio ieri (venerdì per chi legge, ndr), non sappiamo quando sia avvenuto il furto con precisione”, spiega Gaetano Sproviero, direttore del presidio sanitario. “Per fortuna altro materiale presente nei locali dell’università, come il videoproiettore, non è stato toccato”, aggiunge Sproviero. Il furto ripropone ancora una volta il tema della vigilanza notturna interna alla struttura sanitaria, sollevato proprio in questi giorni dall’Italia dei Valori e già in passato più volte sottoposto ai vertici dell’Ausl 4 di Enna dai sindacati interni di settore. Da quasi due anni, infatti, non è più presente il sistema di videocontrollo a circuito chiuso interno. L’ospedale Chiello è già stato teatro di numerose intrusioni notturne, con i ladri che hanno danneggiato le macchine di distribuzione automatica di snack e bevande per prelevarne l’incasso. Dal Giornale di Sicilia - Edizione del 4 gennaio http://robertpalermo.blogspot.com/

venerdì 2 gennaio 2009

Concorso Ragioniere. "Centonze si dimetta dalla presidenza del consiglio". A chiederlo l'associazione Notarbartolo. Il silenzio di Nigrelli.

Di seguito l'intervento dell'associazione Notarbartolo e poi, successivamente, le modalità di formazione della commissione giudicatrice:

Quando abbiamo letto l’intervento del Presidente del Consiglio comunale Calogero Centonze sul sito di Agostino Sella, in relazione al concorso di ragioniere capo del Comune di Piazza Armerina, abbiamo pensato inizialmente ad un bluff.
Appurato tuttavia, che non di scherzo si tratta ma piuttosto di una autentica dichiarazione da parte di un organo istituzionale, a questo punto non possiamo che sentirci disarmati e sconcertati.
Il presidente Centonze non vede nulla di male a partecipare ad un concorso pubblico (esterno!) bandito dall’Amministrazione da lui sostenuta; non gli sembra anomala una procedura selettiva nella quale, stante la stringatezza dei requisiti di accesso, pare che ci siano solo due candidati; il militante PD dichiara inoltre che per la funzione di ragioniere capo occorrono per forza di cose persone che abbiano (parole sue) “molta professionalità”.
Ma l’aspetto più grottesco di tutta questa vicenda è l’appoggio incondizionato che lo stesso Presidente del Consiglio (al quale ingenuamente ci eravamo rivolti per chiedere tutela contro le anomalie evidenti della procedura selettiva) fornisce alla clausola capestro contenuta nel bando.
Per agevolare coloro che non abbiano letto i nostri precedenti interventi, specifichiamo che nel bando de quo è previsto, al fine della partecipazione al concorso, non solo il possesso della laurea in Economia e Commercio e dell’abilitazione all’esercizio della professione, ma anche una non meglio precisata “esperienza triennale di direzione del servizio economico e finanziario di una amministrazione pubblica”.
Per essere più espliciti, un requisito che chi non è gia dipendente pubblico di ruolo (e quindi difficilmente ha interesse a partecipare), ovvero chi non frequenta le stanze della politica, difficilmente potrà acquisire, come avevamo già preconizzato nei precedenti interventi e come l’esiguo numero dei concorrenti - pare in atto siano solo due - ha confermato.
Lo stesso Centonze, infatti, avrebbe dichiarato (cito testualmente) “Ma cosa vogliono che a fare il ragioniere capo vada un neo laureato o qualcuno con la laurea in botanica?”.
In altre parole, da quanto sopra detto dallo stesso Presidente del Consiglio (sempre che siano parole sue, diversamente siamo pronti a scusarci per il malinteso) emerge nitidamente una linea politica che ha deliberato il requisito di accesso capestro dell’esperienza triennale con il solo fine di escludere dalla procedura selettiva i titolari di laurea ed abilitazione professionale, arrecando ad essi un danno ingiusto!
Questa impostazione amministrativa lascia però aperti tanti interrogativi.
Perché il Presidente del Consiglio esce allo scoperto solo dopo che sono divampate così tante polemiche, e solo ora che sono scaduti i termini per la partecipazione al concorso?
Perché, gentile Calogero Centonze, se lei ritiene di essere più preparato proprio in virtù dell’esperienza professionale acquisita sul campo, ha paura di confrontarsi con i neo laureati ed abilitati, di cui dovrebbe fare un sol boccone nel corso delle prove d’esame?
Ma perché, ancora, la sua persona deve continuare ad occupare la carica di Presidente del Consiglio comunale? Non sarebbe più corretto dimettersi prima ancora che inizino le prove d’esame del concorso? Perché il Sindaco Nigrelli, che aveva definito i candidati dello schieramento opposto “una banda di ricattatori politici”, mantiene su questa vicenda un silenzio assordante? Perché l’Amministrazione comunale ridicolizza il povero Camerino quando questi chiede di essere assunto direttamente dal Comune, e di contro costruisce un concorso dai meccanismi così strampalati?
Ma questa vicenda sta acquisendo aspetti sempre più gravi anche in relazione a delle disposizioni normative che sono state violate deliberatamente nel momento stesso in cui si è costruita questa tragicomica procedura concorsuale. Su questo aspetto preferiamo però mantenere stretto riserbo anche in relazione ad altre verifiche da compiere (se ce le consentirà) con l’ex primo cittadino Prestifilippo. A quanto sopra detto aggiungiamo che a giorni depositeremo l’istanza per l’annullamento in autotutela del bando di concorso.
Alessia e Filippo Di Giorgio
Associazione “Emanuele e Leopoldo Notarbartolo”

Se dovesse risultare vera la notizia secondo la quale l'attuale presidente del consiglio comunale parteciperà al concorso comunale per Ragioniere Capo in un Paese normale questo dovrebbe portare alle dimissioni immediate dalla carica, pur mantenendo quella di consigliere comunale. Per ragioni di opportunità civica, civile e politica la seconda carica istituzionale della città non può presentarsi a quell'appuntamento da quella posizione. Oltretutto se i partecipanti al concorso sono solo due il sindaco Nigrelli ha il dovere morale di applicare la norma di salvaguardia che gli da il potere di ritirare il bando. Continua...

Ai sensi dell'articolo 6 del bando ecco come è formata la commissione giudicatrice:
"L’espletamento della procedura concorsuale è demandato ad apposita commissione giudicatrice, composta dal Direttore Generale e/o Segretario Generale (quello attuale è stato incaricato dal sindaco Prestifilippo e confermato dal sindaco Nigrelli con proprio provvedimento, nota del blogger) o da un Dirigente di settore nominato previa deliberazione della Giunta Comunale, che svolge le funzioni di Presidente della Commissione e da due membri esperti scelti secondo le procedure indicate nel regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi comunali. Le sedute della Commissione sono assistite, con funzione verbalizzante, da un Segretario, nominato con deliberazione della Giunta Comunale, scelto fra i dipendenti comunali che abbiano titolo di studio ed appartengono ad una categoria professionale non inferiore a quella richiesta per il posto a concorso".

Dai rovi al museo

Dai rovi al museo
Erano state arrotolate e gettate fuori dalla chiesa senza cornice, abbandonate tra i rovi. Adesso un restauro di 36 mila euro, durato ben 9 mesi, le ha riportate al loro originario splendore. Presentate dal settore Beni culturali della Diocesi quattro enormi tele appartenenti alla chiesa di Sant’Andrea, ritrovate cinque anni fa per caso dal parroco Enzo Ciulo. Si tratta di un “Sant’Andrea” del ‘600, “L’Immacolata”, datata 1603, e una “Deposizione”, anch’essa del XVII secolo, e un Sant’Andrea condotto al Martirio.

Sant'Andrea d'Avellino. Entro ottobre sarà restaurato con 10 mila euro delle casse comunali

Sant'Andrea d'Avellino. Entro ottobre sarà restaurato con 10 mila euro delle casse comunali
Sarà la società “Geraci Restauri” di Messina a procedere al restauro del quadro di Sant’Andrea di Avellino, la tela del XVIII secolo che presenta ai piedi del santo la raffigurazione della città, la prima vera fotografia storica del centro abitato piazzese, una sorta di mappa dell’originario agglomerato storico cittadino. La giunta ha affidato l’incarico per 10 mila euro, somma attinta dal fondo di riserva.

"Dio non è grande", il libro di Christopher Hitchens

"Dio non è grande", il libro di Christopher Hitchens
In nome della ragione, contro ogni intolleranza e fanatismo: un atto d’accusa, ma soprattutto un invito a riflettere.Hitchens affronta di petto le questioni e, analizzando lacune e incongruenze dei testi “sacri”, spiega ciò che è sotteso a norme e tabù, premi e castighi eterni, proponendo illuminanti esempi storici dai tempi più antichi a oggi. La sua è una serrata difesa della ragione e del laicismo contro la crudeltà resa legittima e “santa” in nome di una fede.

Corrado Augias e Vito Mancuso

Corrado Augias e Vito Mancuso
Credenti cattolici e atei razionalisti si sfidano a duello

"L'illusione di Dio", di Richard Dawkins

"L'illusione di Dio", di Richard Dawkins
Il biologo ed evoluzionista Richard Dawkins torna sul tema da sempre al centro dei propri studi: l’ateismo. E lo fa con un saggio dall’obiettivo esplicito: dimostrare l’inesistenza di quel Creatore a cui tutte le religioni, e in particolare i tre monoteismi, fanno riferimento. Già il provocatorio titolo, L’illusione di Dio, racchiude il nucleo delle argomentazioni di Dawkins: l’esistenza di un Creatore è un presupposto dogmatico, una verità indiscutibile in quanto “sacra”, ma non dimostrabile in alcun modo