Un nuovo centro di accoglienza per migranti in
pieno centro storico? Gli operatori turistici lanciano l’allarme, manifestando
forte preoccupazione per gli scenari futuri legati alla gestione del fenomeno
migratorio nella città dei mosaici e per il loro impatto sul comparto turistico.
L’associazione turistico-culturale Mira 1163, di cui fanno parte numerosi
imprenditori del settore della ricezione alberghiera, della ristorazione e dei
servizi per i visitatori, ha preso carta e penna ed ha subito scritto una
lettera al sindaco Filippo Miroddi, chiedendo un immediato “approfondimento”
della questione con la Prefettura di Enna. In atto sono oltre 250 i migranti
ospiti di due strutture ricettive. “Pare che si stia ristrutturando in pieno
centro storico un immobile da adibire a centro di accoglienza, destinato a
circa una cinquantina di persone provenienti dai Paesi africani ed orientali,
richiedenti asilo politico per motivi umanitari, perché nelle loro regioni di
provenienza vi sono guerre e carestie”, dice Francesco Galati, presidente di
Mira 1163. Il numero totale dei migranti in città salirebbe a 300 unità. Da più
parti il numero viene considerato eccessivo... in rapporto alla popolazione
piazzese, tale da mettere a repentaglio le opportunità di integrazione che un
numero ridotto agevolerebbe. “Si sa bene che ulteriori arrivi, e con
accoglienza proprio in pieno centro storico, sono di forte scompenso per le
attività commerciali e turistiche”, dice Galati, il quale spiega meglio i
timori legato all’impatto potenziale della vicenda sul comparto: “La scelta di
un centro di accoglienza in pieno centro storico andrebbe a vanificare tutti
gli sforzi di investimenti economici e recupero di immobili ai fini turistici
da parte di imprenditori che tanto si stanno impegnando per rendere fruibile e
visitabile il centro storico, per affermare un’economia turistica che a stento
sta decollando dopo l’improvvida introduzione del biglietto unico obbligatorio
Villa Romana del Casale-museo di Aidone-Morgantina, il quale di fatto ha
portato a bypassare la città per visite verso altri siti o per rinunzie da
parte dei turisti”. L’associazione ha il timore che la “governance” del
fenomeno possa sfuggire di mano a livello nazionale, lasciando poi gli enti
locali in situazioni nelle quali alcuni equilibri potrebbero spezzarsi. Tutto
questo, dicono dall’associazione, “fermo restando che la nostra città ha sempre
dimostrato e dimostra di essere accogliente verso chiunque intenda soffermarsi
e risiedere anche in modo permanente”. Già un imprenditore locale, Agostino
Sella, nella cui struttura da alcuni anni si alternano come ospiti un certo
numero di migranti, qualche settimana fa aveva lanciato l’appello alle forze
politiche a non sottovalutare gli effetti negativi che sull’integrazione dei
migranti potrebbe avere un numero eccessivo di unità sul territorio piazzese.
Dai rovi al museo

Erano state arrotolate e gettate fuori dalla chiesa senza cornice, abbandonate tra i rovi. Adesso un restauro di 36 mila euro, durato ben 9 mesi, le ha riportate al loro originario splendore. Presentate dal settore Beni culturali della Diocesi quattro enormi tele appartenenti alla chiesa di Sant’Andrea, ritrovate cinque anni fa per caso dal parroco Enzo Ciulo. Si tratta di un “Sant’Andrea” del ‘600, “L’Immacolata”, datata 1603, e una “Deposizione”, anch’essa del XVII secolo, e un Sant’Andrea condotto al Martirio.
Sant'Andrea d'Avellino. Entro ottobre sarà restaurato con 10 mila euro delle casse comunali

Sarà la società “Geraci Restauri” di Messina a procedere al restauro del quadro di Sant’Andrea di Avellino, la tela del XVIII secolo che presenta ai piedi del santo la raffigurazione della città, la prima vera fotografia storica del centro abitato piazzese, una sorta di mappa dell’originario agglomerato storico cittadino. La giunta ha affidato l’incarico per 10 mila euro, somma attinta dal fondo di riserva.
"Dio non è grande", il libro di Christopher Hitchens

In nome della ragione, contro ogni intolleranza e fanatismo: un atto d’accusa, ma soprattutto un invito a riflettere.Hitchens affronta di petto le questioni e, analizzando lacune e incongruenze dei testi “sacri”, spiega ciò che è sotteso a norme e tabù, premi e castighi eterni, proponendo illuminanti esempi storici dai tempi più antichi a oggi. La sua è una serrata difesa della ragione e del laicismo contro la crudeltà resa legittima e “santa” in nome di una fede.
Corrado Augias e Vito Mancuso

Credenti cattolici e atei razionalisti si sfidano a duello
"L'illusione di Dio", di Richard Dawkins

Il biologo ed evoluzionista Richard Dawkins torna sul tema da sempre al centro dei propri studi: l’ateismo. E lo fa con un saggio dall’obiettivo esplicito: dimostrare l’inesistenza di quel Creatore a cui tutte le religioni, e in particolare i tre monoteismi, fanno riferimento. Già il provocatorio titolo, L’illusione di Dio, racchiude il nucleo delle argomentazioni di Dawkins: l’esistenza di un Creatore è un presupposto dogmatico, una verità indiscutibile in quanto “sacra”, ma non dimostrabile in alcun modo