giovedì 26 febbraio 2009
Concorso Ragioniere Capo. Sono quattro, adesso, le firme per portare il contestato concorso in consiglio comunale. Firma Gagliano, capogruppo Pdl
Il contestato concorso comunale a Ragioniere Capo finirà in consiglio comunale. Sono quattro le firme dei consiglieri del centrodestra alla richiesta di convocazione dell’aula con all’ordine del giorno la vicenda. Alle firme dei consiglieri Giuseppe Falcone, Ivan Picicuto e Michelangelo Trebastoni, infatti, si è aggiunta anche una quarta firma, quella di Carmelo Gagliano, capogruppo del Popolo delle Libertà. Ed altre firme sarebbero attese nei prossimi giorni. “Ho apposto anche la mia firma alla richiesta di convocazione del consiglio, è giusto che se ne parli in aula, ponendo due questioni, quella del ritiro del bando di concorso in autotutela e della eliminazione del requisito dei tre anni di esperienza, allargando le possibilità di partecipazione al concorso”, spiega Gagliano. “Spingiamo perché la vicenda venga affrontata in consiglio, non riusciamo a capire il perché di tanto silenzio su questa vicenda da parte del governo locale e del partito Democratico”, afferma Giuseppe Mattia, coordinatore dell’Mpa, il quale ritiene il bando un danno per l’ente. Il requisito d’accesso al concorso dei tre anni di guida di un servizio economico-finanziario di un’amministrazione pubblica viene considerato come “poco democratico”. A poter partecipare, di fatto, è solo chi ha ricevuto in passato incarichi da amministrazioni pubbliche. Un laureato con l’abilitazione professionale, ma senza incarichi, è escluso in partenza. I candidati, infatti, sono solo in tre, tra cui il presidente del consiglio comunale, Calogero Centonze, esponente del partito Democratico, il partito del primo cittadino. E in molti considerano inopportuno che al concorso ci si possa presentare dalla posizione di seconda carica istituzionale della città. Cioè da una posizione di oggettivo potere politico. Il sindaco Carmelo Nigrelli sembrerebbe intenzionato a valutare l’opportunità di una revoca del bando. Giornale di Sicilia - Edizione del 26 febbraio 2009 http://robertpalermo.blogspot.com
Cisl e Comune spiegano le loro ragioni davanti al Giudice del Lavoro. Sentenza fra quattro giorni. La Cisl lamenta condotta antisindacale.
Cisl e Comune ascoltati dal giudice del Lavoro del tribunale di Enna, martedì mattina, nel procedimento che vede il sindacato accusare di “comportamento antisindacale” il sindaco Carmelo Nigrelli quale rappresentante legale del comune armerino. I difensori delle due parti, l’avvocato Pietro Mela per il Comune e l’avvocato Giuseppe Marino per il sindacato, hanno esposto le rispettive ragioni. La corte ha preso quattro giorni di tempo per decidere. La sentenza è attesa per la prossima settimana, forse tra martedì e mercoledì. Il sindacato si è rivolto al tribunale chiedendo la condanna del primo cittadino Nigrelli per non aver attivato la concertazione e l‘informazione preventiva sulla creazione di due posizioni organizzative all‘interno della macchina comunale e per la conseguente nomina di due titolari dei nuovi settori. “Attendiamo fiduciosi l’esito del procedimento, esistono delle regole nel rapporto tra ente e sindacato e bisogna rispettarle, se no il nostro ruolo non ha motivo di esistere”, spiega Franco Arena, responsabile provinciale della Cisl Funzione Pubblica. Il sindaco Nigrelli, da parte sua, per ora preferisce non replicare. “L’ente ha volutamente eluso il confronto con le organizzazioni sindacali a propria discrezione”, si legge nel ricorso. Il servizio comunale Affari Generali parla di ricorso pretestuoso e mancanza di buona fede della Cisl. Giornale di Sicilia - Edizione del 26 febbraio http://robertpalermo.blogspot.com
giovedì 19 febbraio 2009
L'ex statale 117 bis dal bivio Colla è un disastro. Ma il Comune non interviene.
Protesta a colpi di ironia
“Pulizia dei bordi, cunette svuotate, eccellenti condizioni di sicurezza della strada: tutto merito della nostra solerte amministrazione”. O ancora: “Tratto di strada in perfette condizioni di sicurezza”. Le frasi ironiche si trovano su una decina di cartelli attaccati ai due lati della carreggiata, per circa un chilometro, su alcuni paletti di ferro confi
ccati sul terreno. Per manifestare la protesta e il disagio, dopo anni di inutili solleciti e lettere protocollate al Comune, gli abitanti della zona utilizzano anche queste trovate. In uno dei cartelli si legge. “Il verde di questa strada è amorevolmente curato dall’amministrazione comunale”, recita un altro segnale collocato nel bel mezzo dell’erbaccia alta che limita la visuale agli automobilisti in transito. I residenti hanno provato di tutto per tentare di ottenere un intervento straordinario di manutenzione. E probabilmente sarà necessario costituire un vero e proprio comitato per riuscire ad avere risposte concrete. Qualche anno fa due famiglie vennero sgomberate in seguito allo smottamento di una scarpata. Da allora la strada è rimasta utilizzabile a metà in un tratto.
ccati sul terreno. Per manifestare la protesta e il disagio, dopo anni di inutili solleciti e lettere protocollate al Comune, gli abitanti della zona utilizzano anche queste trovate. In uno dei cartelli si legge. “Il verde di questa strada è amorevolmente curato dall’amministrazione comunale”, recita un altro segnale collocato nel bel mezzo dell’erbaccia alta che limita la visuale agli automobilisti in transito. I residenti hanno provato di tutto per tentare di ottenere un intervento straordinario di manutenzione. E probabilmente sarà necessario costituire un vero e proprio comitato per riuscire ad avere risposte concrete. Qualche anno fa due famiglie vennero sgomberate in seguito allo smottamento di una scarpata. Da allora la strada è rimasta utilizzabile a metà in un tratto. I problemi dell'arteria stradale
Frane senza segnali di pericolo, cordoli in cemento sulla sede stradale, restringimenti di carreggiata, cunette otturate e vegetazione che impedisce la visuale. Sull’ex strada statale 117 Bis, adesso comunale, nel tratto che va dallo svincolo di contrada Colla-Scarante fino al viadotto della 117 Bis, le condizioni di sicurezza per gli automobilisti si sono fatte pressoché vicine allo zero. E questo soprattutto in presenza di buio e condizioni atmosferiche avverse. Basta procedere lungo i due chilometri con un’automobile per rendersi conto di persona della gravità
della situazione per centinaia di residenti della zona. Il bivio Colla, intanto, invaso dall’erbaccia, va impegnato con molta cautela. La visuale per chi utilizza il bivio in entrata o uscita dalla 117 Bis è molto ridotta e ci si potrebbe ritrovare con un’auto che sbuca all’improvviso da dietro la vegetazione. Vegetazione alta anche nelle doppie curve successive. Quindi si incontra il primo restringimento di carreggiata, lungo un tratto di un centinaio di metri interessato da anni da uno smottamento della scarpata sottostante, ma mai consolidato. Un cordolo in cemento taglia in due la strada, può passare solo un veicolo per volta. Il cunettone laterale adiacente, intanto, si presenta del tutto otturato da terra ed erbaccia. E otturate sono gran parte delle cunette laterali alla carreggiata. Il normale deflusso delle acque piovane è praticamente impossibile. L’acqua incontra gli ostacoli e si riversa sulla strada in discesa. Si prosegue per altri trecento metri e si incappa in un altro restringimento di carreggiata, ancora una volta a causa di uno smottamento nella scarpata sottostante e sempre con la presenza di un lungo cordolo in cemento, realizzato per evitare all’acqua di appesantire il terreno sottostante. Cordoli in cemento alti u
na ventina di centimetri e potenziali pericoli per la viabilità, in alcuni tratti, qualora dovessero venire a contatto con le ruote dei veicoli. Dopo alcune centinaia di metri una prima frana taglia a metà la carreggiata. Fango e detriti sull’asfalto, ma nessun segnale di pericolo presente per gli automobilisti, ieri mattina, ne prima ne dopo la frana. Un fatto incredibile. Si percorrono appena altri 80 metri e ci si trova di fronte ad una seconda frana, anche qui senza la presenza di cartelli segnaletici di pericolo, prima e dopo il cumulo di terra che invade la carreggiata. Due gravi potenziali pericoli ravvicinati per l’incolumità degli automobilisti. Insomma il tratto di strada esige un intervento urgente di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza. L’area è densamente abitata dai proprietari di terreni agricoli e case di villeggiatura estiva e residenziali. http://robertpalermo.blogspot.com/
della situazione per centinaia di residenti della zona. Il bivio Colla, intanto, invaso dall’erbaccia, va impegnato con molta cautela. La visuale per chi utilizza il bivio in entrata o uscita dalla 117 Bis è molto ridotta e ci si potrebbe ritrovare con un’auto che sbuca all’improvviso da dietro la vegetazione. Vegetazione alta anche nelle doppie curve successive. Quindi si incontra il primo restringimento di carreggiata, lungo un tratto di un centinaio di metri interessato da anni da uno smottamento della scarpata sottostante, ma mai consolidato. Un cordolo in cemento taglia in due la strada, può passare solo un veicolo per volta. Il cunettone laterale adiacente, intanto, si presenta del tutto otturato da terra ed erbaccia. E otturate sono gran parte delle cunette laterali alla carreggiata. Il normale deflusso delle acque piovane è praticamente impossibile. L’acqua incontra gli ostacoli e si riversa sulla strada in discesa. Si prosegue per altri trecento metri e si incappa in un altro restringimento di carreggiata, ancora una volta a causa di uno smottamento nella scarpata sottostante e sempre con la presenza di un lungo cordolo in cemento, realizzato per evitare all’acqua di appesantire il terreno sottostante. Cordoli in cemento alti u
na ventina di centimetri e potenziali pericoli per la viabilità, in alcuni tratti, qualora dovessero venire a contatto con le ruote dei veicoli. Dopo alcune centinaia di metri una prima frana taglia a metà la carreggiata. Fango e detriti sull’asfalto, ma nessun segnale di pericolo presente per gli automobilisti, ieri mattina, ne prima ne dopo la frana. Un fatto incredibile. Si percorrono appena altri 80 metri e ci si trova di fronte ad una seconda frana, anche qui senza la presenza di cartelli segnaletici di pericolo, prima e dopo il cumulo di terra che invade la carreggiata. Due gravi potenziali pericoli ravvicinati per l’incolumità degli automobilisti. Insomma il tratto di strada esige un intervento urgente di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza. L’area è densamente abitata dai proprietari di terreni agricoli e case di villeggiatura estiva e residenziali. http://robertpalermo.blogspot.com/sabato 14 febbraio 2009
Randagi dominano la città, hanno più diritti i cani che i cittadini loro ostaggio
Città da dieci mesi sempre più invasa dai cani randagi. L’amministrazione comunale e la Polizia municipale ci riprovano. Secondo bando in cinque mesi per tentare di assegnare il servizio di accalappiamento, ricovero, mantenimento, cura e prevenzione dei cani randagi rinvenuti nel nostro territorio. Dopo il flop del primo tentativo di fine settembre, risoltosi con l’aggiudicazione ad una ditta alla quale, poi, non è seguita la firma del contratto, l’amministrazione a fine febbraio spera di mettere ordine al settore. Il nuovo bando di gara concede tempo alle ditte fino alle 12 del 26 febbraio per presentare una propria offerta. L’importo previsto per il servizio ammonta ad 80 mila euro, partendo da una base d’asta di 2,50 euro per ogni cane custodito giornalmente, oltre all’iva al 20 per cento, su una presenza media giornaliera di 40 cani proveniente dal territorio armerino. L’aggiudicazione avverrà alla ditta che avrà offerto il maggior ribasso. L’aggiudicazione sarà effettuata anche in presenza di una sola offerta valida. Il servizio comprenderà il trasferimento dei cani dall’attuale canile Mimiani in provincia di Caltanissetta a quello del nuovo appaltatore, il recupero di cani randagi presenti sul territorio comunale, segnalati dal Comando dei vigili urbani o dal personale dell’Asl, servizio Veterinario, il trasferimento degli animali alle strutture su idonei mezzi autorizzati, la custodia e il mantenimento dei cani e il seppellimento degli esemplari deceduti. Ma l’appalto dovrebbe portare anche alla convenzione per l’istituzione dell’anagrafe canina per la tutela degli animali d’affezione e un’attività di prevenzione del randagismo. Il servizio di accalappiamento arriva con grande ritardo rispetto alle reali esigenze del territorio. Il bando di gara per il recupero e la custodia dei randagi era stato approvato lo scorso 20 giugno 2008. Tre mesi per lo svolgimento della gara, tenuta a fine settembre 208, poi altri tre mesi per la firma di un contratto che alla fine non è mai arrivata, e adesso altri due mesi per la nuova gara. Questa volta si chiede un sistema di aggiudicazione attento ad evitare ulteriori perdite di tempo, così come avvenuto di recente, mentre decine e decine di randagi hanno continuato a farla da padrone in molte aree della città. L’amministrazione comunale ha dovuto rifare tutto da capo dopo che l’associazione cinotecnica “Sole Nero”, la ditta che si era aggiudicata a fine settembre la gara per 76 mila euro, con un ribasso del 4 per cento, ha comunicato all’amministrazione comunale di rinunciare all’assegnazione dell’appalto. Una rinuncia a sorpresa e inattesa, conseguenza del mancato arrivo, a quasi quattro mesi dallo svolgimento della gara, del nulla osta sanitario per il parco-canile in fase di allestimento in contrada Casale, tra la città dei mosaici e Barrafranca. E mentre la burocrazia è lenta, dall’estate 2008 ci sono cittadini esasperati per la presenza continua di cani randagi dietro la porta di casa, con segnalazioni che cadono nel vuoto. Il servizio, intanto, in attesa della nuova gara in corso, è stato prorogato proprio al “Rifugio Mimiani” di Caltanissetta, assegnatario uscente del servizio. Al Mimiani, tra l’altro, si troverebbero una trentina di quattrozampe prelevati dal nostro territorio, la cui custodia continua a rimanere a carico delle casse comunali, in attesa di essere trasferiti nel nuovo canile assegnatario del servizio. http://robertpalermo.blogspot.com
lunedì 9 febbraio 2009
La Cisl si rivolge al giudice del Lavoro e chiede condanna del sindaco Nigrelli per "comportamento antisindacale". Udienza il 24 febbraio.
La Cisl si rivolge al Giudice del Lavoro chiedendo la condanna del sindaco Carmelo Nigrelli per comportamento antisindacale. L’udienza è stata fissata per il 24 febbraio al Tribunale di Enna. Il sindacato rimprovera al primo cittadino piazzese la mancata attivazione della concertazione nella ristrutturazione dei servizi e settori interni alla macchina comunale. La Cisl aveva già manifestato il proprio disappunto durante la fase di amministrazione commissariale, prima dell’arrivo a “Sala delle Luci” dell’attuale sindaco Nigrelli. E questo a causa di tre nuove posizioni organizzative istituite con delibera. “Non ho nulla in contrario contro le nuove posizioni organizzative, ma se ci sono le regole che impongono la concertazione con i sindacati vanno rispettate”, spiega Franco Arena, responsabile della Cisl Funzione Pubblica. “Quando è arrivato il nuovo sindaco abbiamo cercato di sollecitare un rapporto di concertazione, ma purtroppo il nostro coinvolgimento nelle scelte che hanno riguardato il personale non c’è stato”, aggiunge Arena, il quale tiene a chiarire come “non sia in corso alcun procedimento del sindacato presso il Giudice del Lavoro nei confronti di dipendenti comunali e dirigenti”. Il sindacato si è anche rivolto all’assessorato regionale agli Enti locali, lamentando il mancato coinvolgimento nelle procedure relative all’organizzazione dei servizi comunali. http://robertpalermo.blogspot.com Giornale di Sicilia - Edizione del 6 febbraio
venerdì 6 febbraio 2009
Raid notturni al Chiello. I medici dell'Osp: "Situazione esplosiva". Ospedale come groviera, si entra e si esce da ogni parte.
La situazione è esplosiva e la Direzione è lontana. L’ospedale di Piazza Armerina è in balia da tempo di facinorosi, delinquenti, ladri, bravi che, nottetempo e senza ritegno, entrano nella struttura, sicuri di farla franca, e manomettono, scassinano, rubano. é accaduto perfino che, con atteggiamento malavitoso, hanno minacciato più o meno larvatamente il personale in diverse occasioni. Malviventi sconosciuti, s’introducono, impunemente e non visti, nei locali dell’ospedale e devastano i distributori delle bevande, l’edicola dei giornali, attaccano il bancomat, rubano le elemosine della cappella e mettono in preoccupazione il personale per la possibile escalation criminale. Dopo l’ennesima bravata accaduta stanotte, in cui hanno preso di mira due macchine del caffè e bibite e che si aggiunge alle numerose devastazioni avvenuta nelle settimane e nei mesi scorsi di cui la stampa ha dato notizia, il personale tutto si è allarmato e versa in somma preoccupazione, specialmente perché assiste impotente alla mancata soluzione del problema della sicurezza. A nulla sono valse le denuncie a mezzo stampa e gli appelli della direzione sanitaria alla direzione generale. Si assiste ad progressivo e costante diniego a voler risolvere il problema anzi si ha fa avanti negli animi la preoccupante certezza che nel disegno aziendale, assillato solo dal risparmio ad ogni costo e su tutti i fronti, la parola sicurezza non esista. Questa opinione è diffusa e nasce dal fatto che l’edificio ospedaliero è una specie di groviera dove si può entrare e uscire come niente. Tutti sanno quanto sia facile farlo dai quattro punti cardinali e il guaio è che hanno imparato a capirlo anche i delinquenti. Ma noi siamo dell’avviso che le responsabilità sono duplici e di diversa gravità: una è quella del ladro, che, superato il suo problema morale, non fa altro che il suo “mestiere”; l’altra, che riteniamo più grave, è quella di chi gli consente di esercitare quel mestiere che, come sappiamo, è socialmente pericoloso ed inaccettabile per la civile convivenza. Quando infatti, la Direzione ha consentito lo smantellamento del servizio di vigilanza che monitorava e registrava notte e giorno tutte le entrate mediante telecamere e monitor controllati da personale qualificato, non ha fatto altro che abbandonare la struttura ai malavitosi. Con un rapido giro per il nosocomio chiunque potrà rendersi conto dello stato di degrado e abbandono in cui versa la struttura: le porte esterne, nelle due entrate principali del piano zero e uno, sono rotte e così pure quelle che danno ai piani sotterranei, per non parlare di quelle del cosiddetto Corpo F da cui si può accedere dovunque. L’ospedale è un vero labirinto colabrodo dove chiunque è in grado di fare i propri comodi senza che, chi ne ha il dovere, intervenga. è ormai chiaro, dato che queste cose non accadono negli ospedali normali, che rispondono o meglio nuotano nel brodo di coltura di questa riforma sanitaria, a nostro avviso iniqua, che prevede la cancellazione di due ospedali (Piazza e Leonforte) in provincia di Enna. Infatti, poiché l’allarme delle popolazioni è alto, si preferisce lasciare morire di consunzione e di abbandono le due strutture. Il personale infermieristico e così pure i tecnici reperibili, non si sentono tutelati, specie di notte e già scrivono ai loro primari denunciando la situazione di pericolo. L’atmosfera che si respira infatti, è di separazione e disaffezione, quasi di rassegnazione. Molti guardano, ad onta delle lotte per evitarla, alla prossima chiusura dell’ospedale. I segnali ormai sono palesi, checché ne dicano i dirigenti dalla stanza dei bottoni: è stato detto e scritto che i reparti per acuti di questo ospedale saranno chiusi (cardiologia, chirurgia, ostetricia, pediatria, Orl, urologia, nefrologia, ortopedia, ecc.) e l’attività di media e alta complessità sarà trasferita nel nosocomio di riferimento (leggi Enna); non vi è alcuna certezza che resti un luogo di accoglienza per acuti, visto che non si comprende ancora la differenza tra urgenza ed emergenza; si vuole degradare il servizio di laboratorio ospedaliero e di radiologia, che attualmente sono H24, riducendoli a H12 o H6. è facilmente comprensibile come questa volontà sia funzionale al fatto che l’ospedale attuale, chiudendo i reparti per acuti, si ridurrà, come abbiamo già scritto varie volte, ad un luogo che tratterà solo pazienti cronici lungodegenti, farà day hospital e ambulatori e credo manterrà la cappella per sapere di volta in volta a che santo votarsi. Per questo oggi è avvenuta una riunione dei dirigenti i quali hanno esaminato lo stato dell’ospedale e hanno stilato un comunicato da consegnare alla direzione sanitaria esprimendo vive preoccupazioni e chiedendo la giusta attenzione per la messa in sicurezza del nosocomio. L’Osservatorio Sanitario Permanente intende intervenire presso il Sindaco e denunciare la situazione al Prefetto, non foss’altro perché i mali dell’ospedale non si fermano qui. Ma anche i pregi sono stati messi in evidenza in un documento che avrebbe dovuto leggere sia il Direttore generale che l’assessore regionale, ma che ormai, di fronte alla caparbia e prepotente volontà loro, perde verve e interesse.
Il direttore generale che, dall’alto delle sue certezze, ci taccia continuamente di vetero-cultura, di incapacità ad accettare le innovazioni, di arroccamento campanilistico, potrà gloriarsi finalmente di passare alla storia di Piazza per avere distrutto una storia ospitaliera che è stato il vanto e il riferimento delle nostre popolazioni dai secoli più remoti. I Piazzesi, ne sono certo, ne serberanno sempre un buon ricordo. Osservatorio Sanitario Permanente
Il direttore generale che, dall’alto delle sue certezze, ci taccia continuamente di vetero-cultura, di incapacità ad accettare le innovazioni, di arroccamento campanilistico, potrà gloriarsi finalmente di passare alla storia di Piazza per avere distrutto una storia ospitaliera che è stato il vanto e il riferimento delle nostre popolazioni dai secoli più remoti. I Piazzesi, ne sono certo, ne serberanno sempre un buon ricordo. Osservatorio Sanitario Permanente
martedì 3 febbraio 2009
Concorso a Ragioniere Capo. Vertice del centrodestra per costringere il consiglio comunale a dibattere e votare una mozione?
Potrebbe aprirsi un varco nella nebbiosa cappa di silenzio nella quale la politica locale, ma soprattutto il centrosinistra, vuol far cadere da settimane la discussa vicenda del concorso per Ragioniere Capo. Autorevoli esponenti politici confermano un programmato vertice (la data ancora non si conosce) nel quale i partiti e consiglieri del centrodestra dovrebbero discutere della questione, per poi portarla in discussione in consiglio comunale. E costringere il partito Democratico al dibattito pubblico in aula. Non è ancora chiaro se il centrodestra sarà in grado di presentarsi con una proposta politica a ranghi compatti. Tra le ipotesi possibili quella di mettere ai voti in aula una mozione, proposta al consiglio dai gruppi di centrodestra, con la quale chiedere al presidente del consiglio comunale Calogero Centonze di dimettersi dalla sua carica in vista della sua partecipazione al concorso. E la motivazione sarebbe quella avanzata da più parti: l’opportunità di non presentarsi ad un concorso pubblico comunale dalla seconda carica istituzionale della città. Una seconda ipotesi, gravida di minori conseguenze politiche per il centrosinistra, potrebbe essere quella di mettere ai voti un indirizzo con il quale chiedere al sindaco Carmelo Nigrelli la revoca in autotutela del bando di concorso. Avrà il centrodestra la forza di sottrarsi con i fatti dalla silenziosa complicità mantenuta finora, con poche eccezioni, sulla discussa vicenda concorsuale? Il dubbio è d’obbligo. L’iniziativa, se dovesse maturare fino in fondo, potrebbe aprire una vera e propria breccia politica nel fronte “democratico”, finora compatto nel mantenere il più assoluto, senza precedenti e a tratti imbarazzante silenzio sull’argomento. http://robertpalermo.blogspot.com
giovedì 29 gennaio 2009
Platia Servizi. La commissione Bilancio torna a riunirsi e chiede "tempi celeri" all'amministrazione comunale per una soluzione definitiva.
“L’amministrazione proceda subito ad adottare i provvedimenti necessari a risolvere in via definitiva la questione”. Seconda seduta in dieci giorni della commissione consiliare Bilancio sulla Platia Servizi, la società mista al 51 per cento in mano alle casse comunali con 200 mila euro di perdite sulla quale incombe il rischio concreto della messa in liquidazione o del fallimento. L’assessore al Bilancio, Francesco Restivo, ha comunicato ai consiglieri comunali Fabio Monasteri, Giuseppe Venezia, Giuseppe Capizzi, Giuseppe Falcone e Basilio Fioriglio l’esito della recente assemblea dei soci della società mista. All’ordine del giorno vi erano l’approvazione dei bilanci 2005 e 2007. “Il vice sindaco Teodoro Ribilotta, delegato a rappresentare l’ente, ha dichiarato che il Comune non intende approvare i due bilanci perché non si conoscono i motivi delle perdite e perché stranamente risulta approvato il bilancio 2006, senza avere approvato quello del 2005”, ha spiegato l’assessore Restivo, come si legge dal verbale della seduta. L’amministratore, inoltre, ha dato lettura ai componenti della commissione della nota dell’ingegnere capo Mario Duminuco, richiesta nelle settimane scorse dalla stessa amministrazione, relativamente ai debiti e crediti della società verso il Comune. “Dalla stressa nota risulta che il Comune ha debiti verso la Platia Servizi per 55 mila euro per lavori eseguiti e non contabilizzati, e crediti per 35 mila euro, derivanti dalla vendita della legna”, recita il verbale della seduta della seconda commissione consiliare. “Quali provvedimenti sono in fase di predisposizione per risolvere il problema?”, ha chiesto Fioriglio. “L’amministrazione ha chiesto la documentazione contabile agli uffici e allo stesso cda della Platia Servizi per avere un quadro più completo e così poter dare un orientamento di scelta agli organi di competenza”, ha risposto Restivo. La commissione Bilancio ha chiesto al governo Nigrelli di “procedere in tempi celeri”. http://robertpalermo.blogspot.com
venerdì 23 gennaio 2009
Concorso Ragioniere Capo e questione Morale
di Salvatore Roccaverde
Sto seguendo sui siti e sui mezzi di informazione la polemica cittadina relativa al concorso per ragioniere capo e dico subito che mi sembrano fondati e condivisibili gli argomenti di chi ha sollevato il problema, l’associazione Notarbartolo, e di quanti hanno espresso la loro opinione sui mezzi di informazione, chiedendo la riapertura dei termini e la modifica del bando.
La questione, come è noto, ha un duplice aspetto.
Il primo riguarda la legittimità della clausola “speciale” inserita nel bando di concorso che prevede come requisito di accesso l’esperienza triennale di responsabile del servizio economico finanziario nella pubblica amministrazione; l’altro è relativo alla partecipazione al concorso stesso dell’attuale Presidente del Consiglio Comunale.
Sul primo problema ritengo che, trattandosi di un con concorso pubblico, non possa essere ristretto l’ambito dei partecipanti con una clausola che peraltro sembra non essere contemplata nel regolamento comunale sull’organizzazione degli uffici e dei servizi e che lo stesso bando definisce come “ speciale”. Certo, è interesse della Pubblica amministrazione cercare un dirigente di un servizio importante, come quello economico-finanziario, tra coloro che possono vantare una lunga esperienza nel settore, ma questo non può portare a discriminare coloro i quali, in possesso dei titoli di studio fondamentali (laurea specialistica e abilitazione professionale) previsti dalla Legge, hanno le conoscenze e le competenze di base per ricoprire quel ruolo. Sicuramente il possesso di una lunga esperienza nel settore potrebbe dare maggiori garanzie all’ Ente, ma essa può essere valutata come titolo ai fini della graduatoria finale.
Questo avviene normalmente nei concorsi per titoli ed esami banditi dalle varie Amministrazioni dello Stato. Il che non significa che sia il modo migliore per selezionare impiegati e funzionare della Pubblica amministrazione, tant’ è che esistono forme diverse di reclutamento ( chiamata diretta, concorsi per soli titoli, progressioni verticali per anzianità o concorso,ecc.).
Ma il concorso “ pubblico” per definizione è aperto ad una platea ampia di possibili concorrenti e non è detto che, se impostato bene, condotto con rigore e trasparenza, non possa selezionare il candidato più preparato. Viva quindi la meritocrazia.
Una clausola come quella prevista nel bando del concorso in questione, non solo limita la partecipazione di tanti giovani preparati, con il rischio teorico di vedere penalizzato il merito, ma induce anche il sospetto che è solo l’esperienza a determinare la capacità di saper dirigere un settore di vertice. E allora, tanto vale continuare a dare incarichi, come avviene da tanti anni nel nostro Comune, avendo come unico o principale criterio quello della vicinanza politica, più che l’esperienza. Questo criterio, tuttavia, facciamo osservare che di norma si applica per i direttori generali di ministeri e l’alta burocrazia ( il cosidetto spoil system).
A livello di Enti locali, ritengo che sarebbe preferibile ricorrere al classico concorso. Gestito con trasparenza e rigore, lo ripeto, anche perché memore di concorsi fasulli ( nella Sanità, nelle Università, nei concorsi di ammissione alle facoltà a numero chiuso e via discorrendo) dove si sa già chi deve vincere.
Ma si può precostituire il vincitore anche con altri sistemi, per esempio con una scarsa o tardiva pubblicazione di bandi o con requisiti “ speciali” di accesso come nel caso nostro.
Quindi il problema di cui parliamo non è banale, ma investe tout court la politica e l’etica pubblica. Specie quando, come nel nostro caso, c’è un altro aspetto che lascia perplessi: la partecipazione al concorso dell’attuale Presidente del Consiglio Comunale, la seconda più importante carica istituzionale della Città.
Forse il paragone è eccessivo, ma ve li immaginate voi Fini o Schifani ( o magari la Pivetti che era più giovane) partecipare ad un concorso di alto profilo burocratico alla Camera o al Senato? Ma anche un Presidente di Provincia, un Sindaco, candidarsi a ricoprire un ruolo nell’ambito dell’Amministrazione in cui svolgono la loro funzione istituzionale ?
La legge prevede già in questi casi l’incompatibilità tra le due funzione e non c’è alcuna norma che vieti esplicitamente di partecipare al concorso per poi,in caso di vittoria, dimettersi dall’incarico politico.
Ma è una questione etica e di opportunità politica dimettersi dall’ incarico istituzionale prima di partecipare al concorso . Altrimenti si dà la sensazione che si possa essere in qualche modo favoriti, proprio per l’incarico ricoperto.Dalle riflessioni precedenti mi pare che le persone interessate , i responsabili istituzionali e gli esponenti del PD che governano questa Città , dovrebbero trarre le dovute conseguenze e non aspettare che una rinnovata ondata di sdegno si levi dalla cittadinanza. O che discutibili esponenti politici di centro-destra, ancora non lontani da sospetti e accuse su voti di scambio e comportamenti eticamente riprovevoli, si facciano paladini della moralizzazione della vita pubblica della nostra Città. In tal caso al danno si aggiungerebbe la beffa. Nei riguardi ovviamente di tutti i cittadini onesti che hanno creduto e credono ancora nel rinnovamento della politica della nostra Città, iniziata con l’elezione di Nigrelli a Sindaco
Sto seguendo sui siti e sui mezzi di informazione la polemica cittadina relativa al concorso per ragioniere capo e dico subito che mi sembrano fondati e condivisibili gli argomenti di chi ha sollevato il problema, l’associazione Notarbartolo, e di quanti hanno espresso la loro opinione sui mezzi di informazione, chiedendo la riapertura dei termini e la modifica del bando.
La questione, come è noto, ha un duplice aspetto.
Il primo riguarda la legittimità della clausola “speciale” inserita nel bando di concorso che prevede come requisito di accesso l’esperienza triennale di responsabile del servizio economico finanziario nella pubblica amministrazione; l’altro è relativo alla partecipazione al concorso stesso dell’attuale Presidente del Consiglio Comunale.
Sul primo problema ritengo che, trattandosi di un con concorso pubblico, non possa essere ristretto l’ambito dei partecipanti con una clausola che peraltro sembra non essere contemplata nel regolamento comunale sull’organizzazione degli uffici e dei servizi e che lo stesso bando definisce come “ speciale”. Certo, è interesse della Pubblica amministrazione cercare un dirigente di un servizio importante, come quello economico-finanziario, tra coloro che possono vantare una lunga esperienza nel settore, ma questo non può portare a discriminare coloro i quali, in possesso dei titoli di studio fondamentali (laurea specialistica e abilitazione professionale) previsti dalla Legge, hanno le conoscenze e le competenze di base per ricoprire quel ruolo. Sicuramente il possesso di una lunga esperienza nel settore potrebbe dare maggiori garanzie all’ Ente, ma essa può essere valutata come titolo ai fini della graduatoria finale.
Questo avviene normalmente nei concorsi per titoli ed esami banditi dalle varie Amministrazioni dello Stato. Il che non significa che sia il modo migliore per selezionare impiegati e funzionare della Pubblica amministrazione, tant’ è che esistono forme diverse di reclutamento ( chiamata diretta, concorsi per soli titoli, progressioni verticali per anzianità o concorso,ecc.).
Ma il concorso “ pubblico” per definizione è aperto ad una platea ampia di possibili concorrenti e non è detto che, se impostato bene, condotto con rigore e trasparenza, non possa selezionare il candidato più preparato. Viva quindi la meritocrazia.
Una clausola come quella prevista nel bando del concorso in questione, non solo limita la partecipazione di tanti giovani preparati, con il rischio teorico di vedere penalizzato il merito, ma induce anche il sospetto che è solo l’esperienza a determinare la capacità di saper dirigere un settore di vertice. E allora, tanto vale continuare a dare incarichi, come avviene da tanti anni nel nostro Comune, avendo come unico o principale criterio quello della vicinanza politica, più che l’esperienza. Questo criterio, tuttavia, facciamo osservare che di norma si applica per i direttori generali di ministeri e l’alta burocrazia ( il cosidetto spoil system).
A livello di Enti locali, ritengo che sarebbe preferibile ricorrere al classico concorso. Gestito con trasparenza e rigore, lo ripeto, anche perché memore di concorsi fasulli ( nella Sanità, nelle Università, nei concorsi di ammissione alle facoltà a numero chiuso e via discorrendo) dove si sa già chi deve vincere.
Ma si può precostituire il vincitore anche con altri sistemi, per esempio con una scarsa o tardiva pubblicazione di bandi o con requisiti “ speciali” di accesso come nel caso nostro.
Quindi il problema di cui parliamo non è banale, ma investe tout court la politica e l’etica pubblica. Specie quando, come nel nostro caso, c’è un altro aspetto che lascia perplessi: la partecipazione al concorso dell’attuale Presidente del Consiglio Comunale, la seconda più importante carica istituzionale della Città.
Forse il paragone è eccessivo, ma ve li immaginate voi Fini o Schifani ( o magari la Pivetti che era più giovane) partecipare ad un concorso di alto profilo burocratico alla Camera o al Senato? Ma anche un Presidente di Provincia, un Sindaco, candidarsi a ricoprire un ruolo nell’ambito dell’Amministrazione in cui svolgono la loro funzione istituzionale ?
La legge prevede già in questi casi l’incompatibilità tra le due funzione e non c’è alcuna norma che vieti esplicitamente di partecipare al concorso per poi,in caso di vittoria, dimettersi dall’incarico politico.
Ma è una questione etica e di opportunità politica dimettersi dall’ incarico istituzionale prima di partecipare al concorso . Altrimenti si dà la sensazione che si possa essere in qualche modo favoriti, proprio per l’incarico ricoperto.Dalle riflessioni precedenti mi pare che le persone interessate , i responsabili istituzionali e gli esponenti del PD che governano questa Città , dovrebbero trarre le dovute conseguenze e non aspettare che una rinnovata ondata di sdegno si levi dalla cittadinanza. O che discutibili esponenti politici di centro-destra, ancora non lontani da sospetti e accuse su voti di scambio e comportamenti eticamente riprovevoli, si facciano paladini della moralizzazione della vita pubblica della nostra Città. In tal caso al danno si aggiungerebbe la beffa. Nei riguardi ovviamente di tutti i cittadini onesti che hanno creduto e credono ancora nel rinnovamento della politica della nostra Città, iniziata con l’elezione di Nigrelli a Sindaco
sabato 17 gennaio 2009
Canile, salta l'affidamento del servizio. Tutto da rifare. Tre mesi per la gara e tre mesi per la firma del contratto che non c'è
Salta l’affidamento del servizio di accalappiamento e custodia dei cani randagi. Bisognerà rifare tutto da capo. L’associazione cinotecnica “Sole Nero”, con sede in contrada Solazzo, la ditta che si era aggiudicata a fine settembre la gara per 76 mila euro, con un ribasso del 4 per cento, ha comunicato all’amministrazione comunale di rinunciare all’assegnazione dell’appalto. A darne comunicazione lo stesso comandante della Polizia municipale, Pietro Viola. Comune e “Sole Nero” non avevano ancora stipulato il relativo contratto della durata biennale. Una rinuncia a sorpresa e inattesa, conseguenza del mancato arrivo, a quasi quattro mesi dallo svolgimento della gara, del nulla osta sanitario per il parco-canile in fase di allestimento in contrada Casale, tra la città dei mosaici e Barrafranca. “A breve procederemo a predisporre un nuovo bando di gara, anche se in questo caso ritengo che non vi sarà una nuova trattativa privata, ma un bando pubblico aperto alla partecipazione di chiunque, dopo una adeguata fase di pubblicità”, spiega il comandante Viola. La “Sole Nero” era stata l’unica ditta a far pervenire agli uffici comunali il plico contenente l’offerta. Le altre cinque ditte invitate alla gara, la “Canile Vicino” di Caltagirone, la “Canile Ariosto” di Acireale, la “Canile Sanitario” di Carini, la “Canile Amatoriale” dell’associazione Amici dei randagi di Agrigento, e la “Rifugio Mimiani” di Caltanissetta non avevano fatto pervenire alcun plico. Il servizio, adesso, è stato prorogato proprio al “Rifugio Mimiani”, assegnatario uscente del servizio, in attesa di una nuova procedura di gara. Al Mimiani, tra l’altro, si trovano una trentina di quattrozampe prelevati dal nostro territorio e la cui custodia continua a rimanere a carico delle casse comunali. Dovevano essere trasferiti presso la nuova struttura di contrada Casale. Ma per ora rimarranno nel canile nisseno. Il passaggio a vuoto della gara d’appalto lascia irrisolto il problema del randagismo in città. Il bando di gara per il recupero e la custodia dei randagi era stato approvato lo scorso 20 giugno. Tre mesi per lo svolgimento della gara, tenuta a fine settembre, poi altri tre mesi per la firma di un contratto che alla fine non è mai arrivata. E branchi di cani randagi continuano a circolare indisturbati in città da almeno nove mesi, tanto nelle zone periferiche quanto in quelle centrali. Come ad esempio nella zona residenziale di contrada Santa Croce e in quella di contrada Solazzo, a sud e a nord del centro urbano. Prelevano le borse della spazzatura collocate accanto ai cassonetti, le trasportano con se alla ricerca di cibo, provocando la rottura delle buste e sparpagliando la spazzatura sull’asfalto e il marciapiedi. La notte, poi, il sonno dei residenti viene anche interrotto dall’abbaiare improvviso del branco, impegnato a rincorrersi a suon di latrati. E i cani “domestici”, di solito silenziosi, loro malgrado, innervositi dai “colleghi” randagi, finiscono anche loro per abbaiare. Insomma, addio quiete pubblica e pace notturna. L’appalto avrebbe dovuto portare anche alla convenzione per l’istituzione dell’anagrafe canina per la tutela degli animali d’affezione e un’attività di prevenzione del randagismo. Tutto rimandato. E rimane nei cassetti anche un progetto di sterilizzazione dei randagi presentato agli uffici comunali da un’altra associazione locale. Giornale di Sicilia - Edizione 14 gennaio http://robertpalermo.blogspot.com
Concorso a Ragioniere Capo

Non sempre ciò che è legale è giusto
di Roberto Palermo
Se dovesse risultare vera la notizia secondo la quale l’attuale presidente del consiglio comunale per Ragioniere Capo, in un Paese normale questo dovrebbe portare alle dimissioni immediate dalla carica, pur mantenendo quella di consigliere comunale. E questo per ragioni di opportunità civica, civile e politica, non per un principio di legalità che qui non è in discussione. Il diritto di Centonze a partecipare al concorso non è in discussione. Nessuno ha sostenuto il contrario. La seconda carica istituzionale della città, però, non può presentarsi a quell’appuntamento da una oggettiva posizione di potere politico e istituzionale. E chi ricopre quella carica non deve dimenticare di lasciare indenne il luogo più rappresentativo della volontà popolare da ogni forma di ragionevole sospetto. Oltretutto se i partecipanti al concorso sono solo due il sindaco Nigrelli ha il dovere morale di applicare la norma di salvaguardia che gli da il potere di ritirare il bando. I tre anni di direzione di un servizio economico-finanziario cumulabili in amministrazioni pubbliche, inoltre, in un concorso più “democratico”, dovrebbero rappresentare un titolo che fa punteggio e graduatoria, come è giusto che sia, non un requisito di accesso allo stesso concorso che finisce per tagliare le gambe a chi, di fatto, non ha avuto alle spalle incarichi politici. Fare un passo indietro non rappresenta un atto di coraggio, ma semplicemente una corretta interpretazione del ruolo ricoperto. Non sempre ciò che è legale è anche giusto. E su questa elementare capacità di cogliere la differenza tra i due concetti che l’amministrazione e il suo partito si giocano la faccia. Il sindaco Nigrelli deve decidere se essere giusto o ingiusto. Tratto dal settimanale Report – Numero 1 del 10 gennaio
di Roberto Palermo
Se dovesse risultare vera la notizia secondo la quale l’attuale presidente del consiglio comunale per Ragioniere Capo, in un Paese normale questo dovrebbe portare alle dimissioni immediate dalla carica, pur mantenendo quella di consigliere comunale. E questo per ragioni di opportunità civica, civile e politica, non per un principio di legalità che qui non è in discussione. Il diritto di Centonze a partecipare al concorso non è in discussione. Nessuno ha sostenuto il contrario. La seconda carica istituzionale della città, però, non può presentarsi a quell’appuntamento da una oggettiva posizione di potere politico e istituzionale. E chi ricopre quella carica non deve dimenticare di lasciare indenne il luogo più rappresentativo della volontà popolare da ogni forma di ragionevole sospetto. Oltretutto se i partecipanti al concorso sono solo due il sindaco Nigrelli ha il dovere morale di applicare la norma di salvaguardia che gli da il potere di ritirare il bando. I tre anni di direzione di un servizio economico-finanziario cumulabili in amministrazioni pubbliche, inoltre, in un concorso più “democratico”, dovrebbero rappresentare un titolo che fa punteggio e graduatoria, come è giusto che sia, non un requisito di accesso allo stesso concorso che finisce per tagliare le gambe a chi, di fatto, non ha avuto alle spalle incarichi politici. Fare un passo indietro non rappresenta un atto di coraggio, ma semplicemente una corretta interpretazione del ruolo ricoperto. Non sempre ciò che è legale è anche giusto. E su questa elementare capacità di cogliere la differenza tra i due concetti che l’amministrazione e il suo partito si giocano la faccia. Il sindaco Nigrelli deve decidere se essere giusto o ingiusto. Tratto dal settimanale Report – Numero 1 del 10 gennaio
Società mista piena di perdite e sull'orlo del fallimento
Due bilanci ancora non approvati, 205 mila euro di perdite e lo spettro del fallimento. Convocata per questo pomeriggio, alla Sala delle Luci del palazzo comunale, l’assemblea dei soci della Platia Servizi, la società mista al 51 per cento in mano alle casse comunali. All’ordine del giorno l’approvazione dei bilanci societari. Ma l’amministrazione comunale ha già avanzato forti perplessità. “Non approveremo i bilanci 2005 e 2007, perché non disponiamo allo stato di sufficienti elementi per valutare le cause che hanno provocato le rilevanti perdite di esercizio”, ha spiegato il sindaco Carmelo Nigrelli in una nota inviata al consiglio di amministrazione della società mista e comunicata alla commissione Bilancio. Il bilancio 2005 riporta un risultato negativo di 172 mila euro, non approvato dall’assemblea dei soci, mentre il bilancio 2007 riporta un risultato negativo di 33 mila euro. Il presidente della commissione consiliare Bilancio, Fabio Monasteri, ha chiesto di conoscere le motivazioni per cui non è stato ancora approvato il bilancio 2005, “anche se stranamente è stato approvato quello del 2006”, come si legge dal verbale della commissione consiliare. “Agli atti non è presente la deliberazione relativa alla non approvazione del bilancio, per cui si sconoscono i motivi“, ha risposto l‘assessore al Bilancio, Francesco Restivo, presente alla seduta della II commissione. L’organo consiliare ha approvato la linea dell’amministrazione. La Platia Servizi sembra destinata ad un bivio: liquidazione e scioglimento o procedura fallimentare. La seconda procedura è più temuta per le responsabilità individuali che potrebbero emergere. L’assemblea dei soci odierna, in caso di mancanza del numero legale, è aggiornata a domani pomeriggio. Giornale di Sicilia - Edizione 15 gennaio http://robertpalermo.blogspot.com
venerdì 9 gennaio 2009
Chiello in balia degli intrusi e senza vigilanza. L'ultimo espisodio due computer portatili portati via. Dossier di denuncia.
Chiello senza vigilanza
“All’ospedale Chiello non è attivo nessun sistema di sicurezza, allarme e vigilanza, chiunque è libero di accedere alla struttura, tanto che il personale del turno di notte per proteggersi è costretto a barricarsi dentro i reparti”. A lanciare l’allarme sui potenziali rischi notturni del presidio sanitario armerino Aldo Murella, segretario provinciale dell’Italia dei Valori, preoccupato per il sabotaggio delle apparecchiature di diagnostica avvenuto all’ospedale Umberto I di Enna qualche giorno fa. “In un ospedale privo delle più elementari norme di sicurezza, come quello piazzese, non è legittimo imputare le responsabilità di eventuali furti o attentati all’imprevedibilità dell’evento criminale”, aggiunge in una nota Murella. “Occorre potenziare i sistemi di sicurezza di tutti gli ospedali”, chiede il leader dell’Idv. L’istituto di vigilanza privata interna non è più operativo nella struttura armerina dalla primavera del 2007. La nuova gara per affidare il servizio di vigilanza non c’è mai stata. E questo nell’ambito di politiche di risparmio dei costi.
La videosorveglianza smontata
La società per questo ha lasciato la sua postazione interna all’ospedale, smontando e portando via le decine di telecamere a circuito chiuso con le quali veniva assicurato il sistema di videosorveglianza interno ed esterno alla struttura ospedaliera. In tutto almeno una trentina di occhi puntati sugli ingressi principali, sul Pronto Soccorso, sulle uscite dagli ascensori dei vari reparti del presidio sanitario. Ai muri sono rimasti, adesso, solo i fili penzolanti. Uscire ed entrare indisturbati all’interno del Chiello, ma soprattutto percorrere i lunghi corridoi seminterrati che portano a cucina, farmacia e depositi, da quasi un paio d’anni è più facile.
Il dossier di Idv
L’Italia dei Valori, “per tutelare la sicurezza degli operatori sanitari e degli ammalati”, ha preparato un dossier da presentare alla magistratura su tutta la materia della sicurezza negli ospedali. “Il Chiello è dotato di un impianto di tele sorveglianza e in passato aveva assicurata anche la vigilanza armata da parte delle guardie giurate, del mancato funzionamento dell’impianto e della cessazione della sorveglianza qualcuno è responsabile”, recita una nota del partito. “I dirigenti dell’Ausl percepiscono stipendi di centinaia di migliaia di euro l’anno e non sono in grado di garantire neanche il normale funzionamento dei sistemi di sicurezza”, conclude. Il sistema telecontrollato precedente era già di per sé insufficiente a garantire la struttura dai malintenzionati. L’ideale sarebbe poter contare su un sistema di Vigilantes interni, in grado di perlustrare i vari corpi dell’ospedale con giri di controllo. L’uscita di scena dell’impresa di vigilanza, con le telecamere smontate e portate via, ha acuito un problema già esistente da tempo, soprattutto nelle ore notturne e nei fine settimana, quando il presidio è ancora più vulnerabile. Di giorno il problema è meno sentito. Personale, ammalati e familiari in visita in qualche modo fungono da “sentinelle” contro i potenziali intrusi. Una struttura quella ospedaliera sovradimensionata rispetto al personale esistente e al numero dei reparti e delle specializzazioni presenti, con vere e proprie aree quasi fantasma, poco controllate, ed i cui costi di manutenzione ordinari sembrano essere un problema per un sistema sanitario alla continua ricerca di far quadrare i conti.
Le intrusioni notturne
Ed anche al Chiello negli ultimi anni si sono verificate intrusioni notturne ripetute. Le macchine automatiche per la somministrazione di snack e bevande sono state più volte nel mirino di ladri notturni che le hanno fortemente danneggiate per prelevare gli spiccioli dalla cassetta metallica interna. Gli occhi elettronici a circuito chiuso sugli ingressi avrebbero potuto essere uno strumento utile per gli inquirenti e un concreto deterrente per i malintenzionati. Dal Giornale di Sicilia - Edizione del 3 gennaio
Il furto dei due computer
Trafugati da ignoti due computer all’ospedale Chiello. I sanitari si sono accorti della sparizione dei due computer portatili dalle aule del Corpo F del presidio sanitario, quelle dove si trova da qualche anno la sede della facoltà di Infermieristica, frequentato da diverse decine di studenti. I due notebook erano normalmente utilizzati dal personale docente che insegna nel corso di laurea breve. Non è ancora noto in che modo sia stato compiuto il furto del materiale informatico. I due computer, tra l’altro, potrebbero contenere molti dati sensibili relativi al corso di laurea.
La denuncia
“Abbiamo presentato regolare denuncia ai carabinieri della Compagnia, ci siamo accorti della sparizione dei due portatili proprio ieri (venerdì per chi legge, ndr), non sappiamo quando sia avvenuto il furto con precisione”, spiega Gaetano Sproviero, direttore del presidio sanitario. “Per fortuna altro materiale presente nei locali dell’università, come il videoproiettore, non è stato toccato”, aggiunge Sproviero. Il furto ripropone ancora una volta il tema della vigilanza notturna interna alla struttura sanitaria, sollevato proprio in questi giorni dall’Italia dei Valori e già in passato più volte sottoposto ai vertici dell’Ausl 4 di Enna dai sindacati interni di settore. Da quasi due anni, infatti, non è più presente il sistema di videocontrollo a circuito chiuso interno. L’ospedale Chiello è già stato teatro di numerose intrusioni notturne, con i ladri che hanno danneggiato le macchine di distribuzione automatica di snack e bevande per prelevarne l’incasso. Dal Giornale di Sicilia - Edizione del 4 gennaio http://robertpalermo.blogspot.com/
“All’ospedale Chiello non è attivo nessun sistema di sicurezza, allarme e vigilanza, chiunque è libero di accedere alla struttura, tanto che il personale del turno di notte per proteggersi è costretto a barricarsi dentro i reparti”. A lanciare l’allarme sui potenziali rischi notturni del presidio sanitario armerino Aldo Murella, segretario provinciale dell’Italia dei Valori, preoccupato per il sabotaggio delle apparecchiature di diagnostica avvenuto all’ospedale Umberto I di Enna qualche giorno fa. “In un ospedale privo delle più elementari norme di sicurezza, come quello piazzese, non è legittimo imputare le responsabilità di eventuali furti o attentati all’imprevedibilità dell’evento criminale”, aggiunge in una nota Murella. “Occorre potenziare i sistemi di sicurezza di tutti gli ospedali”, chiede il leader dell’Idv. L’istituto di vigilanza privata interna non è più operativo nella struttura armerina dalla primavera del 2007. La nuova gara per affidare il servizio di vigilanza non c’è mai stata. E questo nell’ambito di politiche di risparmio dei costi.
La videosorveglianza smontata
La società per questo ha lasciato la sua postazione interna all’ospedale, smontando e portando via le decine di telecamere a circuito chiuso con le quali veniva assicurato il sistema di videosorveglianza interno ed esterno alla struttura ospedaliera. In tutto almeno una trentina di occhi puntati sugli ingressi principali, sul Pronto Soccorso, sulle uscite dagli ascensori dei vari reparti del presidio sanitario. Ai muri sono rimasti, adesso, solo i fili penzolanti. Uscire ed entrare indisturbati all’interno del Chiello, ma soprattutto percorrere i lunghi corridoi seminterrati che portano a cucina, farmacia e depositi, da quasi un paio d’anni è più facile.
Il dossier di Idv
L’Italia dei Valori, “per tutelare la sicurezza degli operatori sanitari e degli ammalati”, ha preparato un dossier da presentare alla magistratura su tutta la materia della sicurezza negli ospedali. “Il Chiello è dotato di un impianto di tele sorveglianza e in passato aveva assicurata anche la vigilanza armata da parte delle guardie giurate, del mancato funzionamento dell’impianto e della cessazione della sorveglianza qualcuno è responsabile”, recita una nota del partito. “I dirigenti dell’Ausl percepiscono stipendi di centinaia di migliaia di euro l’anno e non sono in grado di garantire neanche il normale funzionamento dei sistemi di sicurezza”, conclude. Il sistema telecontrollato precedente era già di per sé insufficiente a garantire la struttura dai malintenzionati. L’ideale sarebbe poter contare su un sistema di Vigilantes interni, in grado di perlustrare i vari corpi dell’ospedale con giri di controllo. L’uscita di scena dell’impresa di vigilanza, con le telecamere smontate e portate via, ha acuito un problema già esistente da tempo, soprattutto nelle ore notturne e nei fine settimana, quando il presidio è ancora più vulnerabile. Di giorno il problema è meno sentito. Personale, ammalati e familiari in visita in qualche modo fungono da “sentinelle” contro i potenziali intrusi. Una struttura quella ospedaliera sovradimensionata rispetto al personale esistente e al numero dei reparti e delle specializzazioni presenti, con vere e proprie aree quasi fantasma, poco controllate, ed i cui costi di manutenzione ordinari sembrano essere un problema per un sistema sanitario alla continua ricerca di far quadrare i conti.
Le intrusioni notturne
Ed anche al Chiello negli ultimi anni si sono verificate intrusioni notturne ripetute. Le macchine automatiche per la somministrazione di snack e bevande sono state più volte nel mirino di ladri notturni che le hanno fortemente danneggiate per prelevare gli spiccioli dalla cassetta metallica interna. Gli occhi elettronici a circuito chiuso sugli ingressi avrebbero potuto essere uno strumento utile per gli inquirenti e un concreto deterrente per i malintenzionati. Dal Giornale di Sicilia - Edizione del 3 gennaio
Il furto dei due computer
Trafugati da ignoti due computer all’ospedale Chiello. I sanitari si sono accorti della sparizione dei due computer portatili dalle aule del Corpo F del presidio sanitario, quelle dove si trova da qualche anno la sede della facoltà di Infermieristica, frequentato da diverse decine di studenti. I due notebook erano normalmente utilizzati dal personale docente che insegna nel corso di laurea breve. Non è ancora noto in che modo sia stato compiuto il furto del materiale informatico. I due computer, tra l’altro, potrebbero contenere molti dati sensibili relativi al corso di laurea.
La denuncia
“Abbiamo presentato regolare denuncia ai carabinieri della Compagnia, ci siamo accorti della sparizione dei due portatili proprio ieri (venerdì per chi legge, ndr), non sappiamo quando sia avvenuto il furto con precisione”, spiega Gaetano Sproviero, direttore del presidio sanitario. “Per fortuna altro materiale presente nei locali dell’università, come il videoproiettore, non è stato toccato”, aggiunge Sproviero. Il furto ripropone ancora una volta il tema della vigilanza notturna interna alla struttura sanitaria, sollevato proprio in questi giorni dall’Italia dei Valori e già in passato più volte sottoposto ai vertici dell’Ausl 4 di Enna dai sindacati interni di settore. Da quasi due anni, infatti, non è più presente il sistema di videocontrollo a circuito chiuso interno. L’ospedale Chiello è già stato teatro di numerose intrusioni notturne, con i ladri che hanno danneggiato le macchine di distribuzione automatica di snack e bevande per prelevarne l’incasso. Dal Giornale di Sicilia - Edizione del 4 gennaio http://robertpalermo.blogspot.com/
venerdì 2 gennaio 2009
Concorso Ragioniere. "Centonze si dimetta dalla presidenza del consiglio". A chiederlo l'associazione Notarbartolo. Il silenzio di Nigrelli.
Di seguito l'intervento dell'associazione Notarbartolo e poi, successivamente, le modalità di formazione della commissione giudicatrice:
Quando abbiamo letto l’intervento del Presidente del Consiglio comunale Calogero Centonze sul sito di Agostino Sella, in relazione al concorso di ragioniere capo del Comune di Piazza Armerina, abbiamo pensato inizialmente ad un bluff.
Appurato tuttavia, che non di scherzo si tratta ma piuttosto di una autentica dichiarazione da parte di un organo istituzionale, a questo punto non possiamo che sentirci disarmati e sconcertati.
Il presidente Centonze non vede nulla di male a partecipare ad un concorso pubblico (esterno!) bandito dall’Amministrazione da lui sostenuta; non gli sembra anomala una procedura selettiva nella quale, stante la stringatezza dei requisiti di accesso, pare che ci siano solo due candidati; il militante PD dichiara inoltre che per la funzione di ragioniere capo occorrono per forza di cose persone che abbiano (parole sue) “molta professionalità”.
Ma l’aspetto più grottesco di tutta questa vicenda è l’appoggio incondizionato che lo stesso Presidente del Consiglio (al quale ingenuamente ci eravamo rivolti per chiedere tutela contro le anomalie evidenti della procedura selettiva) fornisce alla clausola capestro contenuta nel bando.
Per agevolare coloro che non abbiano letto i nostri precedenti interventi, specifichiamo che nel bando de quo è previsto, al fine della partecipazione al concorso, non solo il possesso della laurea in Economia e Commercio e dell’abilitazione all’esercizio della professione, ma anche una non meglio precisata “esperienza triennale di direzione del servizio economico e finanziario di una amministrazione pubblica”.
Per essere più espliciti, un requisito che chi non è gia dipendente pubblico di ruolo (e quindi difficilmente ha interesse a partecipare), ovvero chi non frequenta le stanze della politica, difficilmente potrà acquisire, come avevamo già preconizzato nei precedenti interventi e come l’esiguo numero dei concorrenti - pare in atto siano solo due - ha confermato.
Lo stesso Centonze, infatti, avrebbe dichiarato (cito testualmente) “Ma cosa vogliono che a fare il ragioniere capo vada un neo laureato o qualcuno con la laurea in botanica?”.
In altre parole, da quanto sopra detto dallo stesso Presidente del Consiglio (sempre che siano parole sue, diversamente siamo pronti a scusarci per il malinteso) emerge nitidamente una linea politica che ha deliberato il requisito di accesso capestro dell’esperienza triennale con il solo fine di escludere dalla procedura selettiva i titolari di laurea ed abilitazione professionale, arrecando ad essi un danno ingiusto!
Questa impostazione amministrativa lascia però aperti tanti interrogativi.
Perché il Presidente del Consiglio esce allo scoperto solo dopo che sono divampate così tante polemiche, e solo ora che sono scaduti i termini per la partecipazione al concorso?
Perché, gentile Calogero Centonze, se lei ritiene di essere più preparato proprio in virtù dell’esperienza professionale acquisita sul campo, ha paura di confrontarsi con i neo laureati ed abilitati, di cui dovrebbe fare un sol boccone nel corso delle prove d’esame?
Ma perché, ancora, la sua persona deve continuare ad occupare la carica di Presidente del Consiglio comunale? Non sarebbe più corretto dimettersi prima ancora che inizino le prove d’esame del concorso? Perché il Sindaco Nigrelli, che aveva definito i candidati dello schieramento opposto “una banda di ricattatori politici”, mantiene su questa vicenda un silenzio assordante? Perché l’Amministrazione comunale ridicolizza il povero Camerino quando questi chiede di essere assunto direttamente dal Comune, e di contro costruisce un concorso dai meccanismi così strampalati?
Ma questa vicenda sta acquisendo aspetti sempre più gravi anche in relazione a delle disposizioni normative che sono state violate deliberatamente nel momento stesso in cui si è costruita questa tragicomica procedura concorsuale. Su questo aspetto preferiamo però mantenere stretto riserbo anche in relazione ad altre verifiche da compiere (se ce le consentirà) con l’ex primo cittadino Prestifilippo. A quanto sopra detto aggiungiamo che a giorni depositeremo l’istanza per l’annullamento in autotutela del bando di concorso.
Alessia e Filippo Di Giorgio
Associazione “Emanuele e Leopoldo Notarbartolo”
Se dovesse risultare vera la notizia secondo la quale l'attuale presidente del consiglio comunale parteciperà al concorso comunale per Ragioniere Capo in un Paese normale questo dovrebbe portare alle dimissioni immediate dalla carica, pur mantenendo quella di consigliere comunale. Per ragioni di opportunità civica, civile e politica la seconda carica istituzionale della città non può presentarsi a quell'appuntamento da quella posizione. Oltretutto se i partecipanti al concorso sono solo due il sindaco Nigrelli ha il dovere morale di applicare la norma di salvaguardia che gli da il potere di ritirare il bando. Continua...
Ai sensi dell'articolo 6 del bando ecco come è formata la commissione giudicatrice:
"L’espletamento della procedura concorsuale è demandato ad apposita commissione giudicatrice, composta dal Direttore Generale e/o Segretario Generale (quello attuale è stato incaricato dal sindaco Prestifilippo e confermato dal sindaco Nigrelli con proprio provvedimento, nota del blogger) o da un Dirigente di settore nominato previa deliberazione della Giunta Comunale, che svolge le funzioni di Presidente della Commissione e da due membri esperti scelti secondo le procedure indicate nel regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi comunali. Le sedute della Commissione sono assistite, con funzione verbalizzante, da un Segretario, nominato con deliberazione della Giunta Comunale, scelto fra i dipendenti comunali che abbiano titolo di studio ed appartengono ad una categoria professionale non inferiore a quella richiesta per il posto a concorso".
Quando abbiamo letto l’intervento del Presidente del Consiglio comunale Calogero Centonze sul sito di Agostino Sella, in relazione al concorso di ragioniere capo del Comune di Piazza Armerina, abbiamo pensato inizialmente ad un bluff.
Appurato tuttavia, che non di scherzo si tratta ma piuttosto di una autentica dichiarazione da parte di un organo istituzionale, a questo punto non possiamo che sentirci disarmati e sconcertati.
Il presidente Centonze non vede nulla di male a partecipare ad un concorso pubblico (esterno!) bandito dall’Amministrazione da lui sostenuta; non gli sembra anomala una procedura selettiva nella quale, stante la stringatezza dei requisiti di accesso, pare che ci siano solo due candidati; il militante PD dichiara inoltre che per la funzione di ragioniere capo occorrono per forza di cose persone che abbiano (parole sue) “molta professionalità”.
Ma l’aspetto più grottesco di tutta questa vicenda è l’appoggio incondizionato che lo stesso Presidente del Consiglio (al quale ingenuamente ci eravamo rivolti per chiedere tutela contro le anomalie evidenti della procedura selettiva) fornisce alla clausola capestro contenuta nel bando.
Per agevolare coloro che non abbiano letto i nostri precedenti interventi, specifichiamo che nel bando de quo è previsto, al fine della partecipazione al concorso, non solo il possesso della laurea in Economia e Commercio e dell’abilitazione all’esercizio della professione, ma anche una non meglio precisata “esperienza triennale di direzione del servizio economico e finanziario di una amministrazione pubblica”.
Per essere più espliciti, un requisito che chi non è gia dipendente pubblico di ruolo (e quindi difficilmente ha interesse a partecipare), ovvero chi non frequenta le stanze della politica, difficilmente potrà acquisire, come avevamo già preconizzato nei precedenti interventi e come l’esiguo numero dei concorrenti - pare in atto siano solo due - ha confermato.
Lo stesso Centonze, infatti, avrebbe dichiarato (cito testualmente) “Ma cosa vogliono che a fare il ragioniere capo vada un neo laureato o qualcuno con la laurea in botanica?”.
In altre parole, da quanto sopra detto dallo stesso Presidente del Consiglio (sempre che siano parole sue, diversamente siamo pronti a scusarci per il malinteso) emerge nitidamente una linea politica che ha deliberato il requisito di accesso capestro dell’esperienza triennale con il solo fine di escludere dalla procedura selettiva i titolari di laurea ed abilitazione professionale, arrecando ad essi un danno ingiusto!
Questa impostazione amministrativa lascia però aperti tanti interrogativi.
Perché il Presidente del Consiglio esce allo scoperto solo dopo che sono divampate così tante polemiche, e solo ora che sono scaduti i termini per la partecipazione al concorso?
Perché, gentile Calogero Centonze, se lei ritiene di essere più preparato proprio in virtù dell’esperienza professionale acquisita sul campo, ha paura di confrontarsi con i neo laureati ed abilitati, di cui dovrebbe fare un sol boccone nel corso delle prove d’esame?
Ma perché, ancora, la sua persona deve continuare ad occupare la carica di Presidente del Consiglio comunale? Non sarebbe più corretto dimettersi prima ancora che inizino le prove d’esame del concorso? Perché il Sindaco Nigrelli, che aveva definito i candidati dello schieramento opposto “una banda di ricattatori politici”, mantiene su questa vicenda un silenzio assordante? Perché l’Amministrazione comunale ridicolizza il povero Camerino quando questi chiede di essere assunto direttamente dal Comune, e di contro costruisce un concorso dai meccanismi così strampalati?
Ma questa vicenda sta acquisendo aspetti sempre più gravi anche in relazione a delle disposizioni normative che sono state violate deliberatamente nel momento stesso in cui si è costruita questa tragicomica procedura concorsuale. Su questo aspetto preferiamo però mantenere stretto riserbo anche in relazione ad altre verifiche da compiere (se ce le consentirà) con l’ex primo cittadino Prestifilippo. A quanto sopra detto aggiungiamo che a giorni depositeremo l’istanza per l’annullamento in autotutela del bando di concorso.
Alessia e Filippo Di Giorgio
Associazione “Emanuele e Leopoldo Notarbartolo”
Se dovesse risultare vera la notizia secondo la quale l'attuale presidente del consiglio comunale parteciperà al concorso comunale per Ragioniere Capo in un Paese normale questo dovrebbe portare alle dimissioni immediate dalla carica, pur mantenendo quella di consigliere comunale. Per ragioni di opportunità civica, civile e politica la seconda carica istituzionale della città non può presentarsi a quell'appuntamento da quella posizione. Oltretutto se i partecipanti al concorso sono solo due il sindaco Nigrelli ha il dovere morale di applicare la norma di salvaguardia che gli da il potere di ritirare il bando. Continua...
Ai sensi dell'articolo 6 del bando ecco come è formata la commissione giudicatrice:
"L’espletamento della procedura concorsuale è demandato ad apposita commissione giudicatrice, composta dal Direttore Generale e/o Segretario Generale (quello attuale è stato incaricato dal sindaco Prestifilippo e confermato dal sindaco Nigrelli con proprio provvedimento, nota del blogger) o da un Dirigente di settore nominato previa deliberazione della Giunta Comunale, che svolge le funzioni di Presidente della Commissione e da due membri esperti scelti secondo le procedure indicate nel regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi comunali. Le sedute della Commissione sono assistite, con funzione verbalizzante, da un Segretario, nominato con deliberazione della Giunta Comunale, scelto fra i dipendenti comunali che abbiano titolo di studio ed appartengono ad una categoria professionale non inferiore a quella richiesta per il posto a concorso".
mercoledì 31 dicembre 2008
Concorso per Ragioniere Capo. Un requisito veramente "speciale": favorito di fatto nell'accesso al concorso chi ha avuto dietro la politica.
Un concorso per pochi eletti posti sotto tutela dalla politica? Quello per Ragioniere Capo al Comune si annuncia come una procedura selettiva destinata a provocare forti polemiche. Il requisito di accesso al concorso che favorisce di fatto chi ha ricevuto incarichi dalla politica in passato rispetto a chi non ne ha ricevuto (un requisito chiamato speciale dall'articolo 2 del bando), rischia nei prossimi giorni di innescare un clima di forti e gravi sospetti. Il consigliere Giuseppe Falcone ha chiesto alla responsabile del servizio Personale, Maria Assunta Parlascino, l’acquisizione del numero, con i relativi nominativi, dei partecipanti alla procedura selettiva pubblica. “La presente richiesta al fine di valutare se la clausola del bando che imponeva, fra i requisiti di accesso, una esperienza di direzione del servizio economico e finanziario per almeno tre anni, in amministrazioni pubbliche, abbia di fatto determinato un depauperamento della procedura selettiva, appurato che un simile requisito non può maturare se non in capo a dipendenti pubblici aventi già funzioni apicali ovvero in capo a soggetti affidatari mediante nomina politica di un simile incarico”, dice Falcone, il quale intende investire della vicenda il presidente del consiglio comunale, Calogero Centonze, “nel più celere tempo possibile”, per affrontare la questione in aula, nel corso di un dibattito pubblico. Annullare in autotutela il concorso comunale per Ragioniere Capo e riformularlo dando un accesso alla selezione più ampio possibile. A chiederlo era stato nei giorni scorsi l’associazione “Emanuele e Leopoldo Notarbartolo”, mettendo sotto accusa uno dei requisiti del bando di concorso, quello nel quale si chiede “esperienza, adeguatamente documentata, di direzione del Servizio Economico Finanziario per un periodo non inferiore a 3 anni, cumulabili, in amministrazioni pubbliche…”. Di fatto solo chi in passato ha ricevuto incarichi dalla politica nelle pubbliche amministrazioni può accedere al concorso. Un giovane laureato e preparato, ma senza incarichi politici alle spalle, può attaccarsi al tram. “In un contesto sociale nel quale la valorizzazione delle risorse umane diventa cruciale per un corretto funzionamento degli enti pubblici, è interesse fondamentale di tutta la comunità sociale, oltre che della stessa pubblica amministrazione, quello di garantire che l’accesso ai concorsi pubblici sia il più ampio ed il più corretto possibile”, spiega il presidente dell’associazione, Alessia Di Giorgio, la quale chiede anche la convocazione di un consiglio comunale. L’istanza per l’annullamento del concorso, infatti, è diretta al sindaco Carmelo Nigrelli, al servizio comunale Risorse umane, alla conferenza dei capigruppo e al presidente del consiglio comunale Calogero Centonze. Ed è accompagnata anche da una raccolta di firme. “Ci rimettiamo alla sensibilità del Sindaco e della responsabile comunale del Settore del Personale, affinché rivedano a 360° tutta questa procedura selettiva, in guisa da consentire un percorso di pari opportunità per tutti i cittadini. Chiedo che si faccia luce. Qualcuno dovrebbe spiegare la ratio di un bando pubblico, e sottolineo pubblico e non condominiale”, ha aggiunto Alessia Di Giorgio. Il sindacato Cobas, da parte sua, per bocca del coordinatore provinciale Luigi Bascetta, annuncia la preparazione di un documento sulla vicenda che si annuncia polemico e duro. I termini per partecipare al concorso, infatti, si sono già chiusi. Indiscrezioni danno come pari a due il numero di chi ha presentato domanda di partecipazione al concorso. Lo sapremo con certezza fra qualche giorno. Già questo da solo, se dovesse corrispondere a realtà, senza voler considerare i legittimi dubbi sollevati, dovrebbe spingere all’annullamento in autotutela del concorso da parte dell’amministrazione comunale per ragioni di opportunità. Il governo locale farebbe bene ad applicare, cioè, l’articolo 16 del bando di concorso, la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, quella con cui “l’amministrazione si riserva la facoltà di prorogare o di riaprire i termini per la presentazione delle domande, sospendere, revocare o modificare in tutto o in parte il presente bando senza che gli interessati possano vantare diritti nei confronti del Comune di Piazza Armerina”.
lunedì 29 dicembre 2008
Esiste una sentenza della Cassazione sull'ex Siace ma la città e le istituzioni locali sono stati tenuti all'oscuro? Perchè?
Una sentenza della Corte di Cassazione sull’area ex Siace, pronunciata 17 mesi fa, ma non portata a conoscenza degli uffici comunali e delle istituzioni locali. Si tinge di giallo e provoca imbarazzo nel palazzo di città quello che appare subito come un paradossale e grave buco informativo interno alla macchina istituzionale armerina. “La sentenza della Corte di Cassazione risale al luglio del 2007, la mia amministrazione ne ha conoscenza dall’ottobre di quest’anno”, ha confermato il sindaco Carmelo Nigrelli. “Non sappiamo cosa sia successo e perché in questo lasso di tempo non sia stata portata a conoscenza del Comune”, aggiunge. La città è stata tenuta all’oscuro di tutto per più di un anno. Perché? La Corte Suprema avrebbe aperto uno spiraglio sulla possibilità della città di tornare in possesso dell’ex Siace, i 46 ettari di area di contrada Bellia ceduti in modo gratuito alla società Siace negli anni sessanta per la realizzazione di una cartiera. Al centro della vicenda giudiziaria la risoluzione dell’atto pubblico dell’8 maggio1963 con il quale il Comune cedette gratuitamente alla Siace la vasta area di terreno a fronte dell’impegno della società di assumere in forma stabile e permanente, entro e non oltre tre anni, non meno di 600 unità lavorative. Un fatto che non avvenne mai negli anni successivi all’accordo. E senza la realizzazione della condizione il Comune ha chiesto ai giudici la restituzione dell’area e l’annullamento del contratto di cessione. L’ex presidente del consiglio comunale, Basilio Fioriglio, in un’interrogazione al sindaco Carmelo Nigrelli, denuncia “il silenzio sul fatto preoccupante”, lamentando il comportamento “censurabile di chi è incaricato di relazionare la città su fatti di così notevole interesse , per ottenere finalmente giustizia dello scippo che la città stava subendo”. La Cassazione aveva rinviato la vicenda giudiziaria di nuovo alla Corte di Appello, dando una interpretazione dell’onere della prova favorevole al Comune armerino. “Stiamo verificando con l’avvocato Vitale se ci sono ancora i tempi per riassumere il processo davanti ai giudici d’appello sulla base delle valutazioni della Cassazione”, afferma il vicesindaco Teodoro Ribilotta. Di fatto il recupero per via giudiziaria dell’area potrebbe costare poco, quello per via di un esproprio porterebbe il Comune a sborsare un’ingente fetta di denaro pubblico per riacquistare un’area ceduta gratuitamente 45 anni fa. Giornale di Sicilia - Edizione del 28 dicembre http://robertpalermo.blogspot.com
Il testo integrale dell'interrogazione sull'argomento del consigliere Basilio Fioriglio:
Basilio Fioriglio Consigliere Comunale, chiede di conoscere se è vera la notizia che la
Suprema Corte di Cassazione, si è pronunciata in merito al ricorso per Cassazione, proposto dal
Sindaco p.t. nell’anno 2003, avverso la Sentenza della Corte di Appello di Caltanissetta
n. 266/2002, in ordine all’importante problematica relativa alla controversia con la S.I.A.C.E.
S.p.A., avente ad oggetto: risoluzione dell’atto pubblico dell’08.05.1963 n.34874, con la quale
il Comune aveva ceduto gratuitamente alla S.I.A.C.E. una vasta area di terreno di circa 46 ettari,
sita in contrada Bellia, a fronte dell’impegno della S.I.A.C.E., di assumere in forma stabile
e permanente entro e non oltre tre anni non meno di 600 unità.
Indetta pronuncia semprerebbe che la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il secondo punto del motivo del ricorso, dichiarando assorbito il terzo e rigettando il primo motivo e cassando la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto con rinvio alla Corte di Appello di Catania. Qualora la notizia dovesse risultare vera, La invito a farmi conoscere se è stata riassunta la causa davanti al Giudice di rinvio , “ Corte di Appello di Catania “ per il prosieguo del giudizio. Dalle notizie avute con la suddetta pronuncia della Suprema Corte di Cassazione si sono riaperti i termini per ottenere quella giustizia definitiva nella quale tutti crediamo, proponendo anche altre iniziative, e potere rientrare nella disponibilità del nostro Ente dell’importante proprietà. Il silenzio sul fatto è preoccupante, come è censurabile quello di chi è incaricato di relazionare la Città su fatti di così notevole interesse , per ottenere finalmente giustizia dello scippo che la Città stava subendo. Per quanto sopra è opportuno avere notizie in merito per quanto eventualmente proporre al Consiglio Comunale. Invito il Presidente del Consiglio ad inserire nel prossimo Consiglio Comunale, sede naturale degli interessi della Città, il punto in argomento. Chiedo altresì risposta scritta. E’ superfluo sottolineare il carattere di urgenza che riveste la problematica.
Piazza Armerina, 11.12.2008
Basilio Fioriglio
Il testo integrale dell'interrogazione sull'argomento del consigliere Basilio Fioriglio:
Basilio Fioriglio Consigliere Comunale, chiede di conoscere se è vera la notizia che la
Suprema Corte di Cassazione, si è pronunciata in merito al ricorso per Cassazione, proposto dal
Sindaco p.t. nell’anno 2003, avverso la Sentenza della Corte di Appello di Caltanissetta
n. 266/2002, in ordine all’importante problematica relativa alla controversia con la S.I.A.C.E.
S.p.A., avente ad oggetto: risoluzione dell’atto pubblico dell’08.05.1963 n.34874, con la quale
il Comune aveva ceduto gratuitamente alla S.I.A.C.E. una vasta area di terreno di circa 46 ettari,
sita in contrada Bellia, a fronte dell’impegno della S.I.A.C.E., di assumere in forma stabile
e permanente entro e non oltre tre anni non meno di 600 unità.
Indetta pronuncia semprerebbe che la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il secondo punto del motivo del ricorso, dichiarando assorbito il terzo e rigettando il primo motivo e cassando la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto con rinvio alla Corte di Appello di Catania. Qualora la notizia dovesse risultare vera, La invito a farmi conoscere se è stata riassunta la causa davanti al Giudice di rinvio , “ Corte di Appello di Catania “ per il prosieguo del giudizio. Dalle notizie avute con la suddetta pronuncia della Suprema Corte di Cassazione si sono riaperti i termini per ottenere quella giustizia definitiva nella quale tutti crediamo, proponendo anche altre iniziative, e potere rientrare nella disponibilità del nostro Ente dell’importante proprietà. Il silenzio sul fatto è preoccupante, come è censurabile quello di chi è incaricato di relazionare la Città su fatti di così notevole interesse , per ottenere finalmente giustizia dello scippo che la Città stava subendo. Per quanto sopra è opportuno avere notizie in merito per quanto eventualmente proporre al Consiglio Comunale. Invito il Presidente del Consiglio ad inserire nel prossimo Consiglio Comunale, sede naturale degli interessi della Città, il punto in argomento. Chiedo altresì risposta scritta. E’ superfluo sottolineare il carattere di urgenza che riveste la problematica.
Piazza Armerina, 11.12.2008
Basilio Fioriglio
lunedì 22 dicembre 2008
Ricorso Mattia. Il Tar: "Censure generiche" e "mere ipotesi". Mattia "ha solo tentato di immaginare come dovessero essere le schede annullate..."
Di seguito il testo della sentenza del Tar di Catania con la quale il ricorso elettorale di Mattia è stato dichiarato inammissibile:
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
sezione staccata di Catania (Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
Sul ricorso numero di registro generale 1797 del 2008, proposto da: Mattia Giuseppe, rappresentato e difeso dall'avv. Salvatore Virzi', con domicilio eletto presso Angelo Bonura in Catania, via Canfora, 126;
contro
Comune di piazza Armerina (En), rappresentato e difeso dall'avv. Andrea Scuderi, con domicilio eletto presso Andrea Scuderi in Catania, via V. Giuffrida, 37; Ass.To Reg.Le Famiglia, Politiche Sociali, Autonomie Locali, Ufficio Centrale Elettorale, rappresentati e difesi dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata per legge in Catania, via Vecchia Ognina, 149;
nei confronti di
Adamo Ilenia Maria Sarita, Calamaro Riccardo, Centonze Calogero, Grillo Giuseppe, rappresentati e difesi dall'avv. Giovanni Mania, con domicilio eletto presso Giovanni Mania in Catania, via V.Giuffrida, 37; Azzolina Francesco, Capizzi Giuseppe, rappresentati e difesi dall'avv. Pietro Maria Mela, con domicilio eletto presso Pietro Maria Mela in Catania, via E. Pantano, 93; Catalano Giuseppe, Cursale Calogero, Failla Calisto, Falcone Giuseppe, Filetti Vincenzo, Fioriglio Basilio, Gagliano Carmelo, Paternico' Rosario, Picicuto Ivan, Trebastoni Michelangelo, Vitali Filippo; Lotario Eduardo, Monasteri Fabio, Venezia Giuseppe, rappresentati e difesi dall'avv. Rosario Calanni Fraccono, con domicilio eletto presso Rosario Calanni Fraccono in Catania, via V. Giuffrida, 37; Nigrelli Fausto Carmelo, rappresentato e difeso dall'avv. Harald Bonura, con domicilio eletto presso Harald Bonura in Catania, viale XX Settembre, 70;
per l'annullamento
- delle operazioni elettorali, dei verbali dell’Ufficio Elettorale Centrale e dei risultati elettorali relativi alle elezioni del Sindaco e del Consiglio Comunale del Comune di Piazza Armerina tenutesi il 15/16 giugno 2008 e 29/30 giugno 2008, nonché del verbale delle operazioni elettorali e di proclamazione alla carica di Sindaco del Dr. Nigrelli Fausto Carmelo ed alla carica di Consiglieri comunali dei citati controinteressati, nella parte in cui al Nigrelli Fausto Carmelo sono stati attribuiti voti validi 5.326 anziché 5.312, nonché nella parte in cui sono stati attribuiti al ricorrente 5.253, voti validi anzicchè 5.396, che per effetto della maggiore cifra elettorale andava proclamato eletto alla carica di Sindaco al posto del primo, con conseguente attribuzione alle liste collegate al candidato Mattia di 12 consiglieri anzicchè 5;
-degli atti endoprocedimentali, preparatori e istruttori, nonché di ogni provvedimento successivo, connesso e/o consequenziale, sconosciuto.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di piazza Armerina (En);
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ass.To Reg.Le Famiglia, Politiche Sociali, Autonomie Locali;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ufficio Centrale Elettorale;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Adamo Ilenia Maria Sarita;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Azzolina Francesco;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Calamaro Riccardo;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Capizzi Giuseppe;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Centonze Calogero;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Grillo Giuseppe;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Lotario Eduardo;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Nigrelli Fausto Carmelo;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Monasteri Fabio;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Venezia Giuseppe;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 03/12/2008 il dott. Alba Paola Puliatti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO
In esito alle elezioni del 15/16 giugno, i candidati alla carica di Sindaco Fausto Carmelo NIGRELLI e Giuseppe MATTIA sono stati ammessi al turno di ballottaggio, che ha avuto luogo in data 29 e 30 giugno. Il ricorrente ha riportato 5.253 voti di preferenza con una differenza in meno rispetto al candidato risultato eletto di soli 73 voti.
Il ricorrente lamenta l’erroneo annullamento di numerosi voti validi in violazione e falsa applicazione dell’art. 49 del D. P. reg. 30.8.1960, n. 37 nonché dell’art. 3, 7° comma, della l.r. n. 35 del 15.9.1997 e successive modifiche e integrazioni.
In particolare, afferma che n. 111 voti dichiarati nulli, in quanto le schede riportavano un segno nel riquadro in cui era prestampato il nome e il cognome del ricorrente ma riportavano anche un segno in uno o più simboli relativi alle liste collegate posti sotto, avrebbero dovuto essere invece assegnati in suo favore in applicazione del principio del “favor”, potendosi desumere la volontà dell’elettore e non essendo in presenza di “segni di riconoscimento”, bensì della incolpevole ripetizione - ad opera di persone di basso profilo culturale o di una certa età-, anche al secondo turno, di un modo di esprimere il suffragio già adottato al primo turno elettorale.
Afferma ancora che altre 32 schede annullate nelle varie sezioni, recanti un segno nel rettangolo nel quale era prestampato il nome e cognome del ricorrente e anche il nominativo del medesimo scritto di pugno dall’elettore dentro lo stesso rettangolo, avrebbero dovuto essergli attribuite. In questi casi la massiccia ricorrenza di tale tipo di errore escluderebbe l’intrinseca possibilità che lo stesso possa costituire in modo inoppugnabile “segno di riconoscimento”.
Con ulteriore censura ( motivo sub 2.2) il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 49 del D. P. Reg. 30.8.1960 n. 37, nonché dell’art. 3, comma 7, della l.r. 35 del 15.9.1997 e successive modifiche e integrazioni per l’attribuzione erronea al candidato NIGRELLI di 14 voti nelle sezioni 13, 20, 24 e 26, nonostante gli evidenti segni di riconoscimento, puntualmente descritti.
Resistono in giudizio il Comune intimato e i controinteressati, che propongono anche ricorso incidentale.
All’udienza del 3 dicembre 2008 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.
DIRITTO
- Il ricorso è inammissibile per carenza di interesse, pur prescindendo da altri profili di inammissibilità, legati alla mancanza di elementi di prova idonei a concretizzare quel “principio di prova” che costituisce, anche nel processo elettorale, un ineliminabile presupposto della ammissibilità dell’azione.
Difatti, dall’esame nel merito delle censure, emerge, comunque, l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse a ricorrere per il fatto che, per effetto dell’unica censura che il Collegio ritiene “potenzialmente” fondata ( e che occorrerebbe comunque verificare attraverso attività istruttoria), non verrebbe meno un divario di voti in favore del candidato NIGRELLI che ne confermerebbe comunque l’elezione a Sindaco, con conseguente nessun vantaggio per il ricorrente. Il NIGRELLI è stato eletto con un vantaggio di 73 voti per cui l’eventuale accoglimento dell’unica censura (motivo sub 2.2, ove fondata, con conseguente sottrazione di soli 14 voti al controinterssato eletto) non determinerebbe l’elezione del ricorrente.
- Va rilevata l’inammissibilità e infondatezza della censura mossa col primo motivo di ricorso, attraverso il quale il candidato MATTIA mira a recuperare ben 111 voti in proprio favore.
Il ricorrente afferma che le schede recanti crocesegno sul suo nome e cognome prestampato, nonché crocesegno sul simbolo di una o più liste collegate, non dovevano essere annullate, essendo possibile desumere la volontà effettiva dell’elettore, che non era in ogni caso diretta a manifestare “qualcosa di ulteriore” rispetto alla scelta connessa alla votazione e, pertanto, non equivalente ad un segno di riconoscimento.
La censura è, innanzitutto, formulata in modo generico. Il ricorrente afferma che le schede annullate riportavano anche un segno “in uno o più simboli relativi alle liste collegate posti sotto” il suo nome e cognome prestampato, ma non specifica esattamente di quali liste si trattasse, ovvero non descrive minuziosamente le schede in questione.
E’ facile sospettare che il ricorrente abbia solo tentato di immaginare come dovessero essere le schede annullate nelle varie Sezioni, formulando “ mere ipotesi” e non disponendo di certezze o fondate e circostanziate notizie circa le modalità di votazione espresse nelle schede dichiarate nulle.
Sicché la censura mira in realtà a sollecitare un rinnovamento parziale da parte di questo Tribunale dell’esame delle schede annullate, nella speranza di rinvenire schede che presentino le caratteristiche descritte, così generiche da prestarsi al potenziale rinvenimento dell’errore denunciato.
Si è più volte affermato il consolidato principio che il giudizio elettorale non può prestarsi a strumentalizzazioni finalizzate al rifacimento delle operazioni elettorali e per tale ragione si esclude l’ammissibilità di censure generiche, che non descrivano in modo minuzioso la modalità di voto seguita dall’elettore e ritenuta erroneamente valutata dagli organi del procedimento elettorale.
Pertanto,“il riesame delle schede deve essere contenuto nei ristretti limiti di un puntuale e limitato accertamento di specifiche e limitate anomalie, di specifici e limitati errori, di specifiche e limitate illegittimità” ( TAR Sicilia, CT, I sez. 29.11.2005, n. 2199).
In punto di diritto la censura è infondata: la votazione al ballottaggio è evidentemente diretta alla scelta solo del Sindaco, sicché la norma ( art. 3, comma 7, l. r. 35/1997) prevede che l’elettore apponga il segno solo sul nome e cognome prestampato del candidato Sindaco. E’ intuitivo, anche per l’elettore meno acculturato, che al ballottaggio si vota per il Sindaco e, di conseguenza, che la preferenza sulla scheda va rivolta al nominativo del candidato alla carica di Sindaco prescelto, mentre la indicazione delle liste collegate a ciascun nominativo, figurante nella scheda elettorale, non è finalizzata ad alcuna espressione di voto, essendosi conclusa l’elezione del Consiglio comunale al primo turno, ma solo diretta a rammentare all’elettore quale schieramento di forze politiche sostenga quella candidatura a Sindaco.
E’ priva di pregio, secondo il Collegio, la tesi del ricorrente secondo cui la modalità censurata sarebbe stata frutto di incolpevole ripetizione, da parte dell’elettorato meno accorto, di modalità di voto seguite al primo turno. Anche il più “distratto” degli elettori sarà stato partecipe della comunicazione di fatti notori, all’indomani del primo turno elettorale, attraverso i mass media, dell’avvenuta vittoria dell’uno o dell’altro schieramento per quanto concerne l’elezione del Consiglio e della necessità di una ulteriore votazione, al turno di ballottaggio, concentrata solo sulle persone dei candidati alla carica di Sindaco. Sicché, la diversa modalità di voto al turno di ballottaggio appare ovvia e comprensibile per l’uomo medio e di comune cultura, e anche per l’uomo semplice e di “basso profilo culturale” o di una certa età, non confondibile con l’espressione di voto richiesta al primo turno. Anzi l’espressione del voto al turno di ballottaggio si caratterizza per la sua semplicità richiedendo l’apposizione di un croce segno sul solo nominativo del candidato Sindaco. Ogni altra indicazione non può non essere considerata quale segno di riconoscimento.
- Infondata è anche la censura con la quale il ricorrente ritiene erroneamente annullate le schede votate con segno nel rettangolo recante il nominativo prestampato del ricorrente e il medesimo scritto di pugno dall’elettore dentro lo stesso rettangolo. La giurisprudenza è costante nell’affermare che la citata modalità di votazione costituisce segno di riconoscimento, essendo la riscrittura del nome del candidato alla carica di sindaco segno grafico talmente inutile e superfluo da costituire espressione della volontà dell’elettore di farsi riconoscere ( C. G. A., 15.2.2005, n. 73).
- In conclusione, il ricorso principale è inammissibile per difetto di interesse.
- Ne consegue, l’inammissibilità del ricorso incidentale spiegato dai controinteressati.
- Va estromesso dal presente giudizio l’Ufficio Centrale Elettorale per l’elezione del Sindaco e del Consiglio comunale di Piazza Armerina, che è solo organo straordinario a carattere temporaneo nominato per le operazioni elettorali ( C. G. A. 11.2.2000 n. 10 e C.d.S., V sez., n. 6185 del 16.10.2006), nonché l’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie locali, al quale non si imputano né gli atti impugnati né gli effetti di essi.
- Le spese di giudizio si compensano tra le parti per giusti motivi.
P.Q.M.
Il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia - sezione staccata di Catania (Sez.2) così decide:
1. Dichiara inammissibile, per le ragioni di cui in motivazione, il ricorso introduttivo del giudizio;
2. Estromette dal presente giudizio l’Ufficio Centrale Elettorale per l’elezione del Sindaco e del Consiglio comunale di Piazza Armerina e l’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie locali.
Compensa le spese processuali fra le parti costituite.
Manda alla Segreteria di trasmettere immediatamente copia della presente sentenza al Sindaco di Piazza Armerina ed al Prefetto della Provincia di Enna
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 03/12/2008 con l'intervento dei Magistrati:
Italo Vitellio, Presidente
Gabriella Guzzardi, Consigliere
Alba Paola Puliatti, Consigliere, Estensore
L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 11/12/2008
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
IL SEGRETARIO
http://robertpalermo.blogspot.com
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
sezione staccata di Catania (Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
Sul ricorso numero di registro generale 1797 del 2008, proposto da: Mattia Giuseppe, rappresentato e difeso dall'avv. Salvatore Virzi', con domicilio eletto presso Angelo Bonura in Catania, via Canfora, 126;
contro
Comune di piazza Armerina (En), rappresentato e difeso dall'avv. Andrea Scuderi, con domicilio eletto presso Andrea Scuderi in Catania, via V. Giuffrida, 37; Ass.To Reg.Le Famiglia, Politiche Sociali, Autonomie Locali, Ufficio Centrale Elettorale, rappresentati e difesi dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata per legge in Catania, via Vecchia Ognina, 149;
nei confronti di
Adamo Ilenia Maria Sarita, Calamaro Riccardo, Centonze Calogero, Grillo Giuseppe, rappresentati e difesi dall'avv. Giovanni Mania, con domicilio eletto presso Giovanni Mania in Catania, via V.Giuffrida, 37; Azzolina Francesco, Capizzi Giuseppe, rappresentati e difesi dall'avv. Pietro Maria Mela, con domicilio eletto presso Pietro Maria Mela in Catania, via E. Pantano, 93; Catalano Giuseppe, Cursale Calogero, Failla Calisto, Falcone Giuseppe, Filetti Vincenzo, Fioriglio Basilio, Gagliano Carmelo, Paternico' Rosario, Picicuto Ivan, Trebastoni Michelangelo, Vitali Filippo; Lotario Eduardo, Monasteri Fabio, Venezia Giuseppe, rappresentati e difesi dall'avv. Rosario Calanni Fraccono, con domicilio eletto presso Rosario Calanni Fraccono in Catania, via V. Giuffrida, 37; Nigrelli Fausto Carmelo, rappresentato e difeso dall'avv. Harald Bonura, con domicilio eletto presso Harald Bonura in Catania, viale XX Settembre, 70;
per l'annullamento
- delle operazioni elettorali, dei verbali dell’Ufficio Elettorale Centrale e dei risultati elettorali relativi alle elezioni del Sindaco e del Consiglio Comunale del Comune di Piazza Armerina tenutesi il 15/16 giugno 2008 e 29/30 giugno 2008, nonché del verbale delle operazioni elettorali e di proclamazione alla carica di Sindaco del Dr. Nigrelli Fausto Carmelo ed alla carica di Consiglieri comunali dei citati controinteressati, nella parte in cui al Nigrelli Fausto Carmelo sono stati attribuiti voti validi 5.326 anziché 5.312, nonché nella parte in cui sono stati attribuiti al ricorrente 5.253, voti validi anzicchè 5.396, che per effetto della maggiore cifra elettorale andava proclamato eletto alla carica di Sindaco al posto del primo, con conseguente attribuzione alle liste collegate al candidato Mattia di 12 consiglieri anzicchè 5;
-degli atti endoprocedimentali, preparatori e istruttori, nonché di ogni provvedimento successivo, connesso e/o consequenziale, sconosciuto.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di piazza Armerina (En);
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ass.To Reg.Le Famiglia, Politiche Sociali, Autonomie Locali;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ufficio Centrale Elettorale;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Adamo Ilenia Maria Sarita;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Azzolina Francesco;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Calamaro Riccardo;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Capizzi Giuseppe;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Centonze Calogero;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Grillo Giuseppe;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Lotario Eduardo;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Nigrelli Fausto Carmelo;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Monasteri Fabio;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Venezia Giuseppe;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 03/12/2008 il dott. Alba Paola Puliatti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO
In esito alle elezioni del 15/16 giugno, i candidati alla carica di Sindaco Fausto Carmelo NIGRELLI e Giuseppe MATTIA sono stati ammessi al turno di ballottaggio, che ha avuto luogo in data 29 e 30 giugno. Il ricorrente ha riportato 5.253 voti di preferenza con una differenza in meno rispetto al candidato risultato eletto di soli 73 voti.
Il ricorrente lamenta l’erroneo annullamento di numerosi voti validi in violazione e falsa applicazione dell’art. 49 del D. P. reg. 30.8.1960, n. 37 nonché dell’art. 3, 7° comma, della l.r. n. 35 del 15.9.1997 e successive modifiche e integrazioni.
In particolare, afferma che n. 111 voti dichiarati nulli, in quanto le schede riportavano un segno nel riquadro in cui era prestampato il nome e il cognome del ricorrente ma riportavano anche un segno in uno o più simboli relativi alle liste collegate posti sotto, avrebbero dovuto essere invece assegnati in suo favore in applicazione del principio del “favor”, potendosi desumere la volontà dell’elettore e non essendo in presenza di “segni di riconoscimento”, bensì della incolpevole ripetizione - ad opera di persone di basso profilo culturale o di una certa età-, anche al secondo turno, di un modo di esprimere il suffragio già adottato al primo turno elettorale.
Afferma ancora che altre 32 schede annullate nelle varie sezioni, recanti un segno nel rettangolo nel quale era prestampato il nome e cognome del ricorrente e anche il nominativo del medesimo scritto di pugno dall’elettore dentro lo stesso rettangolo, avrebbero dovuto essergli attribuite. In questi casi la massiccia ricorrenza di tale tipo di errore escluderebbe l’intrinseca possibilità che lo stesso possa costituire in modo inoppugnabile “segno di riconoscimento”.
Con ulteriore censura ( motivo sub 2.2) il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 49 del D. P. Reg. 30.8.1960 n. 37, nonché dell’art. 3, comma 7, della l.r. 35 del 15.9.1997 e successive modifiche e integrazioni per l’attribuzione erronea al candidato NIGRELLI di 14 voti nelle sezioni 13, 20, 24 e 26, nonostante gli evidenti segni di riconoscimento, puntualmente descritti.
Resistono in giudizio il Comune intimato e i controinteressati, che propongono anche ricorso incidentale.
All’udienza del 3 dicembre 2008 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.
DIRITTO
- Il ricorso è inammissibile per carenza di interesse, pur prescindendo da altri profili di inammissibilità, legati alla mancanza di elementi di prova idonei a concretizzare quel “principio di prova” che costituisce, anche nel processo elettorale, un ineliminabile presupposto della ammissibilità dell’azione.
Difatti, dall’esame nel merito delle censure, emerge, comunque, l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse a ricorrere per il fatto che, per effetto dell’unica censura che il Collegio ritiene “potenzialmente” fondata ( e che occorrerebbe comunque verificare attraverso attività istruttoria), non verrebbe meno un divario di voti in favore del candidato NIGRELLI che ne confermerebbe comunque l’elezione a Sindaco, con conseguente nessun vantaggio per il ricorrente. Il NIGRELLI è stato eletto con un vantaggio di 73 voti per cui l’eventuale accoglimento dell’unica censura (motivo sub 2.2, ove fondata, con conseguente sottrazione di soli 14 voti al controinterssato eletto) non determinerebbe l’elezione del ricorrente.
- Va rilevata l’inammissibilità e infondatezza della censura mossa col primo motivo di ricorso, attraverso il quale il candidato MATTIA mira a recuperare ben 111 voti in proprio favore.
Il ricorrente afferma che le schede recanti crocesegno sul suo nome e cognome prestampato, nonché crocesegno sul simbolo di una o più liste collegate, non dovevano essere annullate, essendo possibile desumere la volontà effettiva dell’elettore, che non era in ogni caso diretta a manifestare “qualcosa di ulteriore” rispetto alla scelta connessa alla votazione e, pertanto, non equivalente ad un segno di riconoscimento.
La censura è, innanzitutto, formulata in modo generico. Il ricorrente afferma che le schede annullate riportavano anche un segno “in uno o più simboli relativi alle liste collegate posti sotto” il suo nome e cognome prestampato, ma non specifica esattamente di quali liste si trattasse, ovvero non descrive minuziosamente le schede in questione.
E’ facile sospettare che il ricorrente abbia solo tentato di immaginare come dovessero essere le schede annullate nelle varie Sezioni, formulando “ mere ipotesi” e non disponendo di certezze o fondate e circostanziate notizie circa le modalità di votazione espresse nelle schede dichiarate nulle.
Sicché la censura mira in realtà a sollecitare un rinnovamento parziale da parte di questo Tribunale dell’esame delle schede annullate, nella speranza di rinvenire schede che presentino le caratteristiche descritte, così generiche da prestarsi al potenziale rinvenimento dell’errore denunciato.
Si è più volte affermato il consolidato principio che il giudizio elettorale non può prestarsi a strumentalizzazioni finalizzate al rifacimento delle operazioni elettorali e per tale ragione si esclude l’ammissibilità di censure generiche, che non descrivano in modo minuzioso la modalità di voto seguita dall’elettore e ritenuta erroneamente valutata dagli organi del procedimento elettorale.
Pertanto,“il riesame delle schede deve essere contenuto nei ristretti limiti di un puntuale e limitato accertamento di specifiche e limitate anomalie, di specifici e limitati errori, di specifiche e limitate illegittimità” ( TAR Sicilia, CT, I sez. 29.11.2005, n. 2199).
In punto di diritto la censura è infondata: la votazione al ballottaggio è evidentemente diretta alla scelta solo del Sindaco, sicché la norma ( art. 3, comma 7, l. r. 35/1997) prevede che l’elettore apponga il segno solo sul nome e cognome prestampato del candidato Sindaco. E’ intuitivo, anche per l’elettore meno acculturato, che al ballottaggio si vota per il Sindaco e, di conseguenza, che la preferenza sulla scheda va rivolta al nominativo del candidato alla carica di Sindaco prescelto, mentre la indicazione delle liste collegate a ciascun nominativo, figurante nella scheda elettorale, non è finalizzata ad alcuna espressione di voto, essendosi conclusa l’elezione del Consiglio comunale al primo turno, ma solo diretta a rammentare all’elettore quale schieramento di forze politiche sostenga quella candidatura a Sindaco.
E’ priva di pregio, secondo il Collegio, la tesi del ricorrente secondo cui la modalità censurata sarebbe stata frutto di incolpevole ripetizione, da parte dell’elettorato meno accorto, di modalità di voto seguite al primo turno. Anche il più “distratto” degli elettori sarà stato partecipe della comunicazione di fatti notori, all’indomani del primo turno elettorale, attraverso i mass media, dell’avvenuta vittoria dell’uno o dell’altro schieramento per quanto concerne l’elezione del Consiglio e della necessità di una ulteriore votazione, al turno di ballottaggio, concentrata solo sulle persone dei candidati alla carica di Sindaco. Sicché, la diversa modalità di voto al turno di ballottaggio appare ovvia e comprensibile per l’uomo medio e di comune cultura, e anche per l’uomo semplice e di “basso profilo culturale” o di una certa età, non confondibile con l’espressione di voto richiesta al primo turno. Anzi l’espressione del voto al turno di ballottaggio si caratterizza per la sua semplicità richiedendo l’apposizione di un croce segno sul solo nominativo del candidato Sindaco. Ogni altra indicazione non può non essere considerata quale segno di riconoscimento.
- Infondata è anche la censura con la quale il ricorrente ritiene erroneamente annullate le schede votate con segno nel rettangolo recante il nominativo prestampato del ricorrente e il medesimo scritto di pugno dall’elettore dentro lo stesso rettangolo. La giurisprudenza è costante nell’affermare che la citata modalità di votazione costituisce segno di riconoscimento, essendo la riscrittura del nome del candidato alla carica di sindaco segno grafico talmente inutile e superfluo da costituire espressione della volontà dell’elettore di farsi riconoscere ( C. G. A., 15.2.2005, n. 73).
- In conclusione, il ricorso principale è inammissibile per difetto di interesse.
- Ne consegue, l’inammissibilità del ricorso incidentale spiegato dai controinteressati.
- Va estromesso dal presente giudizio l’Ufficio Centrale Elettorale per l’elezione del Sindaco e del Consiglio comunale di Piazza Armerina, che è solo organo straordinario a carattere temporaneo nominato per le operazioni elettorali ( C. G. A. 11.2.2000 n. 10 e C.d.S., V sez., n. 6185 del 16.10.2006), nonché l’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie locali, al quale non si imputano né gli atti impugnati né gli effetti di essi.
- Le spese di giudizio si compensano tra le parti per giusti motivi.
P.Q.M.
Il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia - sezione staccata di Catania (Sez.2) così decide:
1. Dichiara inammissibile, per le ragioni di cui in motivazione, il ricorso introduttivo del giudizio;
2. Estromette dal presente giudizio l’Ufficio Centrale Elettorale per l’elezione del Sindaco e del Consiglio comunale di Piazza Armerina e l’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie locali.
Compensa le spese processuali fra le parti costituite.
Manda alla Segreteria di trasmettere immediatamente copia della presente sentenza al Sindaco di Piazza Armerina ed al Prefetto della Provincia di Enna
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 03/12/2008 con l'intervento dei Magistrati:
Italo Vitellio, Presidente
Gabriella Guzzardi, Consigliere
Alba Paola Puliatti, Consigliere, Estensore
L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 11/12/2008
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
IL SEGRETARIO
http://robertpalermo.blogspot.com
sabato 20 dicembre 2008
La Camera dei Deputati dice no all'arresto del deputato del Pd a stragrande maggioranza dei voti. Destra e sinistra su questo fronte sempre compatti.
Ecco come si è conclusa la votazione alla Camera dei Deputati sulla proposta della Giunta per le autorizzazioni di negare l'arresto del deputato del Pd, Margiotta, chiesto dalla magistratura (così come da verbale della seduta del 18 dicembre che qui riporto tra virgolette):
"PRESIDENTE. (Castagnetti) Passiamo ai voti. Ricordo che la proposta della Giunta è nel senso di negare l'autorizzazione agli arresti domiciliari, pertanto chi è contrario alla concessione dell'autorizzazione all'esecuzione della misura cautelare deve votare «sì», chi è favorevole alla concessione dell'autorizzazione all'esecuzione della misura cautelare deve votare «no».Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di negare l'autorizzazione a eseguire la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del deputato Margiotta.(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).(Presenti 454, Votanti 451, Astenuti 3, Maggioranza 226, Hanno votato sì 430, Hanno votato no 21).
Dovremmo ora sospendere brevemente la seduta"
Destra e sinistra compatti quando di tratta di salvare se stessi, rissosi quando si tratta di risolvere i problemi degli italiani. Solo il gruppo dell'Italia dei Valori ha votato per l'autorizzazione all'arresto.
Per chi volesse leggere tutto il verbale della seduta: http://robertpalermo.blogspot.com/2008/12/il-verbale-della-seduta-del-18-dicembre.html
"PRESIDENTE. (Castagnetti) Passiamo ai voti. Ricordo che la proposta della Giunta è nel senso di negare l'autorizzazione agli arresti domiciliari, pertanto chi è contrario alla concessione dell'autorizzazione all'esecuzione della misura cautelare deve votare «sì», chi è favorevole alla concessione dell'autorizzazione all'esecuzione della misura cautelare deve votare «no».Passiamo ai voti.Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di negare l'autorizzazione a eseguire la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del deputato Margiotta.(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).(Presenti 454, Votanti 451, Astenuti 3, Maggioranza 226, Hanno votato sì 430, Hanno votato no 21).
Dovremmo ora sospendere brevemente la seduta"
Destra e sinistra compatti quando di tratta di salvare se stessi, rissosi quando si tratta di risolvere i problemi degli italiani. Solo il gruppo dell'Italia dei Valori ha votato per l'autorizzazione all'arresto.
Per chi volesse leggere tutto il verbale della seduta: http://robertpalermo.blogspot.com/2008/12/il-verbale-della-seduta-del-18-dicembre.html
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